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Krishna: “Il 2020 sarà l’anno del cloud e dell’intelligenza artificiale”

Il nuovo Ceo di Ibm afferma che l’emergenza coronavirus spingerà molte aziende ad accelerare sull’adozione delle tecnologie più avanzate. A Howard Bovill, ex di Bank of America, il business della “nuvola”

07 Apr 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il mercato del cloud può beneficiare di un importante traino dall’emergenza coronavirus. Il nuovo Ceo di Ibm Arvind Krishna, ha dichiarato che la pandemia potrebbe spingere molte aziende ad accelerare sull’adozione delle tecnologie più moderne, tra cui il cloud ma anche l’intelligenza artificiale. Si tratta di due aree di crescita su cui Ibm sta puntando da anni per aprirsi alle opportunità di nuovi business, al di là delle attività core come i computer mainframe e il software per database.

Krishna ha guidato la divisione cloud di Big Blue (nel ruolo di Senior vice president for and cognitive software) prima di essere promosso al ruolo di chief executive officer a fine gennaio.

Ibm più forte con Red Had

Il mondo ha adottato il cloud solo in una misura del 20%, ha detto Krishna, e solo il 4% sta sfruttando i vantaggi dell’AI per la produttività.

“Quando guardiamo all’utilizzo di cloud e AI penso che andrà soprattutto ad accelerare non solo il lavoro e la produttività di Ibm, ma anche il modo in cui i nostri clienti andranno avanti nella loro trasformazione digitale”, ha affermato Krishna nelle dichiarazioni riportate da Cnbc.com. “E io credo che la crisi non farà che accelerare questo trend nei prossimi mesi”.

Krishna è stato l’artefice principale dell’acquisizione di Red Hat da parte di Ibm, la più grande operazione di M&A mai condotta dall’azienda (34 miliardi di dollari). Ora mette l’accento proprio sui prodotti che Ibm può offrire al mercato grazie a questa acquisizione, come i container Linux per fare il packaging di software sulle macchine e Kubernetes per gestire i container.

Krishna non ha per ora voluto fornire indicazioni su come  sarà impattato il business di Ibm dalla crisi innescata dal coronavirus, ma ha detto che l’azienda è ben posizionata per resistere ai contraccolpi. Al momento però, “fornire cifre esatte non è possibile; lo capiremo nei prossimi mesi”.

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Ibm ha  da oggi anche un nuovo direttore della divisione cloud: si tratta di Howard Boville, che prende il posto di Arvind Krishna.

Boville ricopriva un ruolo di top manager tecnologico in Bank of America, dove era responsabile per la realizzazione e il funzionamento dei servizi cloud della seconda maggiore banca degli Stati Uniti. Proprio in collaborazione con Bank of America Ibm ha lanciato a novembre il “primo cloud pubblico pronto per i servizi finanziari”. La piattaforma specifica per le banche è stata sviluppata usando tecnologie della neo-acquisita Red Hat e sfruttando il know-how di Bank of America, che ne è anche il primo grande cliente del mondo bancario.

Cambio di guardia

La ex Ceo di Ibm, Ginni Rometty, ha annunciato a gennaio che avrebbe lasciato il posto di chairman, president e ceo che deteneva dal 2012 per essere sostituita da Krishna. Dal 6 aprile Krishna, 57 anni e dal 1990  in Ibm, è a tutti gli effetti ceo e membro del Cda dell’azienda. Virginia Rometty, 62 anni, resterà in Ibm come executive chairman del board per tutto l’anno; poi andrà in pensione, dopo aver servito in Ibm per 40 anni.

James Whitehurst, senior vice president di Ibm e ceo di Red Hat, è stato a sua volta eletto nel cda come Ibm President, sempre a partire dal 6 aprile; il suo posto è adesso coperto da Paul Cormier, nuovo numero uno di Red Hat.

Cormier è stato il pioniere del modello a sottoscrizione che ha trasformato Red Hat da una novità open source a big della tecnologia enterprise. Cormier ha sostenuto la visione di un cloud ibrido aperto, offrendo ai clienti la flessibilità di disporre di qualsiasi applicazione, ovunque e su qualsiasi infrastruttura, dall’edge al bare metal fino a molteplici cloud pubblici in modo coerente. Questa visione ha contribuito a posizionare Red Hat OpenShift, la piattaforma aziendale Kubernetes della società, come “spina dorsale” delle implementazioni di cloud ibrido in tutti i settori industriali.

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