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LA CONVENTION

La digital transformation? È l’arte dell’equilibrio

Passare all’azione è imprescindibile, ma bisogna fare scelte oculate e soppesare rischi e opportunità. Il cloud pilastro portante della rivoluzione. La parola ai protagonisti dell’Executive Exchange 2019 VMware

24 Giu 2019

Patrizia Licata

giornalista

Il cloud come perno della trasformazione digitale ma anche la trasformazione digitale come arte dell’equilibrio tra velocità di innovazione e sicurezza: questi i temi emersi durante la tappa romana dell’Executive Exchange 2019 di VMware. La digitalizzazione è una scelta inevitabile per le organizzazioni che vogliono crescere nell’economia globalizzata e nella società connessa, ma richiede una visione strategica e nuove competenze per superare le sfide legate a privacy e etica.

“Sempre più spesso i Ceo e i technology leader si chiedono qual è la direzione da prendere per un’innovazione pervasiva che aiuti a vincere le sfide della trasformazione digitale: si può partire valutando se in azienda ci sono l’infrastruttura di rete, le tecnologie, ma anche la mentalità e le competenze che servono per cambiare”, ha affermato Francesco Tartaglia Polcini, Enterprise Sales Director, VMware Italy. “Cloud, edge computing, blockchain, IoT, intelligenza artificiale: siamo in grado di implementarli generando un vantaggio per la nostra impresa? Siamo in grado di garantire un digital workplace sicuro per dipendenti sempre connessi? L’equilibrio da trovare”, ha concluso Tartaglia, “è quello fra innovazione, connettività, velocità e sicurezza e lo si trova unendo la tecnologia con un nuovo mindset”.

I “super poteri” della digitalizzazione

Quattro le grandi super-forze tecnologiche, quasi dei “super-poteri”, che le imprese (e la società) hanno oggi a disposizione per cambiare: cloud, mobile, AI e IoT. “Il cloud ci garantisce una scalabilità prima inimmaginabile, rende le aziende veloci, innovative, capaci di crescere, attrarre e trattenere talenti – e i talenti son un elemento chiave per il successo e la competitività”, ha affermato Louise Ostrom, vice president Cloud Emea, VMware, nel suo keynote speech. Anche il mobile è una tecnologia unica nella sua pervasività. “Ha il grande potenziale di migliorare la vita delle persone dando accesso a informazioni e servizi”, ha sottolineato Ostrom. “Pensiamo ai pagamenti mobili nei paesi emergenti o ai bollettini meteo per gli agricoltori in aree remote”. L’AI, o l’intelligence everywhere, è il terzo “superpotere” illustrato dalla top manager: “È in grado rivoluzionare la customer experience e la relazione con i brand. Qui tutto ruota tutto intorno ai Big data, con grandi sfide da affrontare e risolvere che riguardano la privacy e l’etica”. Infine, IoT ed edge computing: la portata innovativa risiede soprattutto nella capacità di connettere mondo fisico e digitale creando applicazioni che differenziano la proposta commerciale delle imprese.

Multicloud e sicurezza

In questo contesto di trasformazione tecnologica, per Ostrom il cloud resta la chiave di volta, ma con la consapevolezza che non esiste un solo cloud bensì un insieme di soluzioni infrastrutturali e applicative che devono dialogare tra loro nel multicloud sulla base di interoperabilità, flessibilità e sicurezza. Nel mondo cloud la protezione di reti, dati e applicazioni si garantisce, ha sottolineato la top manager, con una soluzione software-defined, come accade con VMware NSX, che offre la sicurezza e la virtualizzazione della rete interamente nel software. “Qualunque sia il device, l’applicazione o il tipo di cloud che un’organizzazione adotta l’obiettivo è muoversi fluidamente dall’uno all’altro spezzando i silos”, ha concluso Ostrom.

Il cloud nelle imprese italiane

In Italia il cloud è ormai adottato dalla grande maggioranza delle imprese medio-grandi: nel 2018 l’82% utilizza almeno un servizio in public cloud e nel 23% dei casi il cloud è stato esteso ai processi core, ha evidenziato Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio Cloud & Ict as a service del Politecnico di Milano. I tassi di crescita in Italia viaggiano intorno al 20% fin dal 2014 e gradualmente il cloud comincia a conquistare anche le Pmi; tuttavia Mainetti ha sottolineato l’importanza di non fermarsi al mero obiettivo del risparmio se si vuole generare un vero valore strategico. “Occorre capire il vero cambio di paradigma, ovvero poter rendere le infrastrutture liquide, liberando l’azienda da compiti non core per occuparsi di AI, edge, IoT e gli altri ‘superpoteri’ tecnologici”. Quel che conta è dunque la valorizzazione del potenziale liberato dall’adozione del cloud: poter fare manutenzione predittiva, migliorare la relazione del cliente con le chatbot, e così via. Importante anche incorporare in azienda nuove competenze per occuparsi di temi quali gestione dei dati, governance e sicurezza.

Una strategia più consapevole

La trasformazione del cloud si inserisce in generale “in una più ampia maturità It delle imprese che spostano l’attenzione verso lo sviluppo di nuovi servizi e applicazioni” ha affermato Rodolfo Rotondo, Senior business solution strategist, VMware Italy. È un percorso che molte organizzazioni in Italia stanno già facendo; particolarmente attivi i player della finanza, spinti dalla normativa (in particolare la PSD2) ma anche dall’esigenza di ricostruire la reputation e differenziare il prodotto, soprattutto per il pubblico dei giovani. Anche la PA sta procedendo sul cammino del cloud sia per contenere i costi e razionalizzare l’infrastruttura sia per migliorare il servizio al cittadino e “l’impulso del Piano triennale Agid e della strategia ‘cloud first’ potrà essere rilevante nel lungo periodo”, ha indicato Rotondo. In ogni caso occorre tener fermo che “il cloud non è un fine ma un mezzo” perché, se lo si considera un fine, ci si concentra solo sulla riduzione dei costi, mentre se lo si sfrutta come strumento diventa vera leva per il cambiamento.

Come procedere dunque con un’implementazione più consapevole? “Si può cominciare da una soluzione di cloud privato per poi integrare soluzioni di cloud pubblico e avvicinarsi ai paradigmi dell’hybrid cloud e del multicloud”, ha indicato Rotondo. “Serve anche un’analisi delle applicazioni: non tutte devono necessariamente essere portate sul cloud”. Il cammino del cloud passa attraverso lo studio del business case, la realizzazione di una “mappa applicativa”, la valutazione di costi e benefici e il cambiamento culturale: solo con una strategia strutturata le organizzazioni possono cogliere tutti i vantaggi del cloud, rendendolo funzionale al raggiungimento degli obiettivi.

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