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PRIMO PIANO

L’accordo fra Ibm e T-Systems è una fusione “mascherata”? L’Antitrust tedesco prende tempo

Ancora due settimane per arrivare a una valutazione in vista della decisione sul deal entro i primi giorni di luglio. Sempre che il regolatore non abbia intravisto profili di diversa natura rispetto a quelli annunciati e che alle porte non ci sia una “pesante” riorganizzazione del braccio di Deutsche Telekom

29 Mag 2019

Antonio Dini

Un piccolo contrattempo, un ritardo di pochi giorni, ma potrebbe essere anche un segnale per qualcosa di molto peggio. L’antitrust tedesco si è preso altre due settimane per ampliare la review dell’accordo tra Ibm e T-Systems, il braccio IT di Deustche Telekom che si occupa soprattutto di mainframe e che la telco tedesca non vede l’ora di togliersi di torno.

All’inizio del 2018 era stato chiamato l’attuale ceo di T-Systems, Adel Al-Saleh, per cercare di rimettere in piedi un business che non funzionava più a causa dell’evoluzione della tecnologia verso il cloud e altri modelli di impiego della tecnologia più leggeri. Al-Saleh aveva chiuso uffici, licenziato personale ed esternalizzato alcune attività per cercare di arrivare a un flusso di cassa ragionevole e a dei profitti. Niente da fare. L’ipotesi vendita era diventata l’unica salvezza. Una vendita importante: 860 milioni di euro per circa 400 dipendenti e tutte le attività di T-Systems, secondo le indiscrezioni. Né Ibm né Deutsche Telekom avevano infatti specificato, lo scorso gennaio, i dettagli dell’affare.

All’inizio T-Systems aveva continuato a negare che si trattasse di una acquisizione e sottolineato l’aspetto di sinergia con Ibm e invece come il business in corso con i vecchi clienti sarebbe andato avanti come prima. Le cose, riporta la stampa anglosassone, sono però andate in direzione diversa. Ed è apparso sempre più chiaro che in realtà si trattava di una vera fusione, con spostamento di personale e riorganizzazione profonda delle attività. Da qui probabilmente i tempi lunghi da parte dell’ufficio anti-cartello “Bundeskartellamt” tedesco.

La procedura prevede un primo livello di indagine da parte del Bundeskartellamt, che è già stato esperito. C’è poi una seconda fase, che dà in tutto quattro mesi di tempo al regolatore per portare avanti le sue indagini, se non c’è la convinzione che tutti i requisiti per una acquisizione di queste dimensioni siano stati controllati. Il Bundeskartellamt ha confermato alla stampa che siamo nella seconda fase da marzo e che è stata appena annunciata alle due aziende una estensione di due settimane, con scadenza finale il prossimo 9 luglio.

L’anno scorso T-Systems aveva tagliato alcuni posti di lavoro mentre era apparso chiaro che il business della divisione fosse sempre più in difficoltà. Nel primo trimestre del 2019 il braccio It di Deutsche Telekom aveva raccolto 6,9 miliardi di fatturato, senza crescita, lamentando il costante declino del business It tradizionale a favore del cloud e delle reti Ip.

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