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Ma questa Agid serve ancora?

Non sarebbe forse il caso di chiedersi se ha ancora senso una struttura come l’Agenzia digitale con una governance così barocca? Quanto è davvero in grado di incidere nei processi complessi della PA? Piuttosto, non servirebbe un Palazzo Chigi più forte?

03 Apr 2015

Gildo Campesato

Tra l’ultimo numero di CorCom e quello in uscita oggi sono accaduti due eventi che ci pare significativo citare: la presentazione del rapporto Assinform 2014 e le dimissioni di Alessandra Poggiani da direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

I due episodi in apparenza non hanno nulla in comune. Ma solo in apparenza. Entrambi, infatti, pongono al centro dell’attenzione le strategie del governo per la trasformazione digitale del Paese, a partire dalla Pubblica Amministrazione (ma non fermandosi ad essa) e l’individuazione degli strumenti da utilizzare per dare concretezza di risultati ai piani strategici Crescita Digitale e Banda ultralarga.

Il rapporto Assinform mostra finalmente segnali di ripresa del mercato dopo oltre un decennio. Non tanto nel 2014 quanto nelle previsioni 2015 dove si rivede un segno positivo: +1,1%. Tuttavia, e lo ha ben rimarcato il presidente di Assinform Agostino Santoni, quel modesto +1,1% non basta a farci uscire dai margini della digital revolution: bisogna spingere l’acceleratore. Ciò significa, tra l’altro, velocizzare i progetti digitali messi in campo dal governo. Proprio per questo, la stabilità di governance nelle strutture che quei progetti devono portare avanti appare fondamentale.

Le dimissioni di Poggiani a neanche un anno dal suo insediamento vengono a creare un vulnus a questa stabilità di governance. Non è la prima volta: in dieci anni di vita tormentata (con giravolte di nome e strutture a ripetizione), Agid ha cambiato vertice per quindici volte. Ora è la sedicesima.

Ne vale la pena? Non sarebbe forse il caso, anche dopo il tempestivo lancio del bando per l’individuazione del nuovo direttore da parte del ministro Marianna Madia, chiedersi se oggi ha ancora senso una struttura come Agid e una governance così barocca? Quanto è in grado di incidere realmente nei processi complessi della Pubblica Amministrazione? Tecnologie come il cloud, le app, i big data richiedono “gestione” o piuttosto regole e governo complessivo, lasciando al mercato trovare soluzioni e realizzazioni? Non servirebbe un’Agid più snella e un Palazzo Chigi più forte nel suo ruolo di coordinamento e gestione?

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