Microsoft gioca la carta della realtà virtuale nel cloud - CorCom

INNOVAZIONI

Microsoft gioca la carta della realtà virtuale nel cloud

Il colosso di Redmond al lavoro per potenziare la sua scommessa nel cyberspazio. Project Irides trasformerà il modo in cui guardiamo il mondo?

19 Mag 2015

Antonio Dini

Nella strategia di Microsoft c’è la realtà aumentata: lo ha dimostrato chiaramente Satya Nadella mostrando a una platea meravigliata le HoloLens, che l’azienda chiama “Experience Mixed Reality”, con immagini di sintesi sovrapposte alla realtà ad esempio del soggiorno di una casa. Ma c’è di più. Infatti Microsoft sta investendo con dedizione in questo settore e ha preparato anche altre sorprese.

Si apprende infatti che l’azienda fondata da Bill Gates ha in pentola anche un altro progetto :la fusione della tecnologia cloud con la realtà virtuale. Si chiama Project Irides e servirà a trasferire a dispositivi mobili (come ad esempio occhiali 3D) le immagini di sintesi da “visualizzare”. Si può pensare alla base della tecnologia di HoloLens, ma anche a sistemi di visualizzazione di mondi digitali completi, come i videogiochi di Doom molto utilizzati come dimostratore di questo tipo di esperienza immersiva.

La novità del Project Irides sta nella sua caratteristica tecnologica: bassa latenza, pochissima banda passante, elaborazione grafica predittiva in locale: il tutto permetterebbe di avere accesso a mondi virtuali dal cloud con pochissima banda e risultati spettacolari. Le prime sperimentazioni fatte con il già citato Doom, videogioco “antico” e considerato capostipite dei giochi in 3D con vista in soggettiva, pare stia dando buoni risultati.

Un’altra innovazione alla base di questa tecnologia sarebbe la “likelyhood-based foveation” cioè la creazione di immagini a maggior definizione nella parte di schermo che gli utenti stanno guardando in quel momento, grazie a sensori capaci di analizzare la messa a fuoco direttamente nella retina dell’occhio.

Tutte queste tecniche consentono di potenziare i risultati diminuendo il quantitativo di dati che viene trasmesso e soprattutto la “fatica” del processore locale, che deve così restituire immagini di sintesi a spettro però ridotto.

La ricerca è ancora tutta nei laboratori di Microsoft, ma i risultati potrebbero portare rapidamente a un miglioramento dello stato dell’arte di quanto provato e realizzato finora nel settore.

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