Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

CLOUD

Svolta Microsoft: Azure “si apre” ai rivali

Satya Nadella consolida la strategia che consente alla clientela l’utilizzo di qualsiasi tecnologia, anche quelle di Amazon Web Services e Google Cloud

05 Nov 2019

Antonio Dini

Microsoft, che in passato è stata ricordata per due delle prime grandi indagini dell’antitrust americano ed europeo per abuso di posizione dominante e per la chiusura delle sue tecnologie software sui client Windows, adesso che ha sposato un approccio cloud fa un ulteriore passo e, annuncia il Ceo Satya Nadella nel corso della conferenza Ignite che si tiene in queste ore a Orlando, in Florida, toglie completamente il guinzaglio alla clientela.

In pratica, i clienti di Azure, la nuvola cloud di Microsoft che è in buona sostanza un insieme di capacità tecnologiche fornite on demand dai server di Microsoft ai clienti, potranno adesso utilizzare le loro applicazioni anche nei cloud dei rivali, vale a dire Aws di Amazon (il leader di mercato) e Google Cloud, il terzo e più piccolo concorrente del settore b2b.

La mossa si basa sulla tecnologia Azure Arc, un software che permette di spostare database e macchine virtuali da una infrastruttura all’altra, cioè da Azure ad Aws o Google Cloud, e continuare a gestirle da Azure.

L’approccio agnostico alla tecnologia di Nadella, che prima di diventare Ceo nel 2014 al posto di Steve Ballmer (ed essere il terzo Ceo nella storia di Microsoft, contando anche Bill Gates) era responsabile di Office e poi della creazione e lancio di Azure, ha permesso in passato di creare applicativi per la piattaforma macOS e soprattutto iOS di Apple, e poi di introdurre il sistema operativo open-source Linux (e altre tecnologie open-source) all’interno di Linux.

Il passo in avanti fatto con l’annuncio di Ignite però non è più manifestazione di un approccio indifferente alla tecnologia sottostante, a un vero e proprio afflato ecumenico, che mira a mettere il cliente al centro dell’offerta e liberarlo da vincoli e lock-in, per quanto possibile (e voluto) da Microsoft in questo momento. Già in passato l’azienda aveva dato ai suoi clienti l’accesso alle tecnologie di fornitori software concorrenti, collaborando con Oracle, RedHat (ora acquistata da Ibm) e Sap.

Azure, un elemento critico dell’espansione di Microsoft, ha registrato una crescita del 59% nell’ultimo trimestre, più che quadruplicando il tasso di crescita della casa madre. Microsoft sta effettuando acquisizioni e introducendo prodotti che possono dare alla società un vantaggio rispetto ai suoi due rivali, Amazon Web Services e Google Cloud, )che è più piccolo ma cresce molto rapidamente).

I fornitori di servizi cloud hanno storicamente tenuto i loro servizi cloud strettamente legati all’infrastruttura che mantengono nei data center situati in tutto il mondo, ma la tendenza emergente è quella di disaccoppiarli, offrendo ai clienti più opzioni per utilizzare i prodotti che preferiscono nell’ambiente che scelgono. Nel 2015, Microsoft ha introdotto Azure Stack, consentendo alle aziende di usare le funzionalità della tecnologia cloud di Microsoft nei loro datacenter interni.

Microsoft non è l’unica a seguire questa strada. L’anno scorso Amazon aveva annunciato l’hardware Outposts, per portare i servizi Aws nei data center delle aziende e all’inizio di quest’anno Google aveva introdotto Anthos, un prodotto che consente alle aziende di eseguire il software cloud di Google nei loro data center e spostare i carichi di lavoro avanti e indietro su cloud pubblici. Né OutpostsAnthos sono ancora disponibili.

Azure Arc sarà in grado di eseguire applicazioni sia nello Azure Stack che nei datacenter dei clienti (on-premises).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Link

Articolo 1 di 2