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INVESTIMENTI

Milano nella mappa cloud di Ibm

Lo ha annunciato a Las Vegas Robert LeBlanc: “Entro fine anno il centro meneghino”. Pronti a partire anche i cloud center di Sydney e Montreal. E nel 2015 battesimo a Chennay in India

02 Mar 2015

G.C.

Anche Milano finisce nella nuova mappa dei cloud center che Ibm sta sviluppando in varie parti del mondo: a conferma dell’interesse per la presenza nel nostro Paese, ma anche a testimonianza della volontà di accelerare nella strategia di crescere grazie alle tecnologie legate alla nuvola.
Lo ha annunciato Robert LeBlanc, senior vice president Cloud di Ibm, nel discorso inaugurale alla InterConnect 2015, la prima convention di gruppo dedicata specificamente a Cloud&Mobility e svoltasi a Las Vegas la scorsa settimana.

“Siamo fortemente determinati ad aprire il nostro centro di Milano entro la fine di quest’anno”, ha spiegato LeBlanc parlando davanti a una platea di 21.000 dirigenti, esperti, clienti, business-partner. La mega arena dell’MGM, luogo di spettacoli di artisti come Madonna o Sting, non è bastata a contenere tutti gli intervenuti, tanto che si è reso necessario collegare via satellite la Ballroom del Mandaly Bay, altra location oggi di moda a Las Vegas.

Una convention dai grandi numeri e dallo sforzo organizzativo non indifferente che conferma da sola quanto Big Blue punti su una tecnologia che la porta a sfidare sui mercati globali nomi del peso di Amazon e di Microsoft.
Milano non sarà sola: entro marzo apriranno i cloud center di Sydney e Montreal facendo salire a cinque, in meno di quattro mesi, le “nuvole” internazionali di Ibm dopo Francoforte, Querétaro (Messico) e Tokyo. Ad essi si aggiungerà presto, Milano e, sempre entro quest’anno, Chennay in India. “Altri ne seguiranno successivamente”, ha tenuto ad anticipare LeBlanc.

Ibm prova a correre sulla “nuvola”. Per ora questi servizi cloud valgono l’8% delle revenues di gruppo, ma la crescita sta viaggiando al ritmo del 60% l’anno. Numeri assoluti precisi non ne vengono rivelati (“per policy aziendale non diamo questo tipo di informazioni”, spiega LeBlanc ai giornalisti), ma il target non sono soltanto i clienti tradizionali di Big Blue, bensì una platea più vasta di aziende, a partire dalle Internet company.

Basta guardare le partnership annunciate di recente con Twitter e Apple o quella recentissima con Kaltura (servizi video per 50 milioni di clienti in America Latina) per capire la direzione di marcia di un’azienda che fino a non molti anni fa era nota soprattutto per mainframe e costruzione di pc. Adesso, grazie al cloud, contribuisce a fornire servizi di mobile banking a un colosso della finanza come Citi, fra i testimonial all’evento di Las Vegas.
Softlayer, azienda di servizi cloud acquistata da Ibm nel 2013, è cresciuta del 100% dal momento dell’acquisizione e, sull’onda dell’investimento di 1,2 miliardi di dollari annunciato lo scorso anno, ora punta anche alla differenziazione geografica dei servizi: i mega cloud center iperconcentrati non consentono la flessibilità oggi necessaria per rispondere alle esigenze variegate dei clienti ma anche alla compliance con le legislazioni nazionali. “Vogliamo abilitare le aziende a muoversi nel cloud alla velocità e nel modo che preferiscono”, afferma Jim Confort, general manager Ibm Cloud Services.

Il mantra uscito da Las Vegas, comunque, è “Hybrid Cloud”, una specie di marchio di fabbrica di Ibm. Un cloud flessibile, né totalmente privato né totalmente pubblico, ma capace di integrarsi con essi, scalare, con la possibilità dei dati di muoversi in sicurezza a seconda delle esigenze sulle diverse piattaforme. Oppure, come precisa Angel Diaz, vpt Cloud Performance, con “le applicazioni che si muovono vicino ai dati”. E non a caso “far fronte alle esigenze di soluzioni fruite sempre più in mobilità e multidevice è una delle specificità delle nuove tecnologie presentate a Las Vegas”, osserva Michael Gilfix, vp Ibm MobileFirst.
Tecnologie che arricchiscono le soluzioni di Ibm incentrate nella filosofia dell’hybrid cloud. “Esse ci consentono di estendere controllo e visibilità per i clienti, sicurezza e capacità di governance in un ambiente simile a quello che essi hanno nel loro cloud privato e nei tradizionali sistemi IT, opportunità di fruire in modo più nuovo e ricco moli di dati altrimenti inutilizzabili”, spiega LeBlanc. “I nostri nuovi servizi – aggiunge – consentono di incrementare la portabilità dei dati nei più diversi ambienti mentre le tecnologie aperte rendono decisamente più facile per gli sviluppatori operare in ambienti cloud e non cloud”.
G.C.

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