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L'INTERVISTA

Ippolito (Oracle): “Sfida data driven per la PA, la leva è il public cloud”

Intervista al responsabile delle attività technologies per l’Italia: “Standardizzare e semplificare il procurement per aiutare le amministrazioni ad acquistare innovazione di qualità”. Formazione chiave di volta

13 Feb 2018

Federica Meta

Giornalista

Il cloud è un’onda. Una marea che “monta” e fa grande il business delle aziende che lo adottano. Con questa immagine Alessandro Ippolito, che in Oracle Italia ha da poco ricevuto la responsabilità di guidare le attività dell’ambito technologies, racconta a CorCom la visione dell’azienda, leader nello sviluppo di soluzione cloud.

Ippolito, si fa un gran parlare di cloud – tutti lo vogliono, tutti lo provano – ma dall’osservatorio privilegiato di cui Oracle gode, lei che idea si è fatto? La rivoluzione promessa da queste soluzioni c’è stata davvero?

La rivoluzione c’è stata per le aziende che noi definiamo “cloud master” ovvero quelle che hanno in media il 70% o più delle applicazioni operative in cloud e che, proprio per questo, stanno distanziando i propri concorrenti in modo significativo. Il quadro è tracciato da una recente ricerca sponsorizzata da Oracle. Queste aziende hanno una maggiore capacità di lavorare in modalità data driven.

Perché queste aziende “sbaragliano” la concorrenza?

Sono imprese in grado di sfruttare meglio l’accesso, la sperimentazione e l’uso dei loro dati per ottenere informazioni chiave: da questo deriva una maggiore capacità di innovare e di rispondere in maniera consistente, efficace e veloce alle esigenze dei clienti. Sono anche le aziende che hanno visto aumentare la produttività e competitività, diventando una sorta di guida nei settori in cui operano.

Questo accade anche in Italia?

La ricerca citata non riguarda l’Italia, però nel nostro Paese il movimento verso una più massiccia adozione del cloud è molto forte, soprattutto nel settore banking e utilities. Elemento interessante è anche la distribuzione geografica: accanto a un Nord all’avanguardia, c’è anche un Centro che corre.

La grande sfida cloud si gioca nella PA. Lì cosa sta succedendo?

L’Agenzia per l’Italia digitale sta lavorando a un progetto chiave per l’efficienza della burocrazia ovvero il consolidamento dei data center con la realizzazione dei poli nazionali: su quel terreno si giocherà la partita della semplificazione. A questo va associato il rilancio di Spc come strumento principe per erogare servizi di private cloud. Sono due gambe su cui continuare a camminare, ma non bastano.

In che senso?

Va alzato il tiro sul public cloud che è quello a più forte potenzialità di innovazione. Su questo fronte c’è una circolare di Agid e un tavolo di lavoro aperto a cui Oracle partecipa con interesse.

Lei dice che va alzato il tiro, d’accordo. Ma in pratica cosa si dovrebbe fare per agevolare l’adozione ed evitare che l’innovazione resti carta straccia?

Prima cosa serve standardizzare – processi di verifica, di sicurezza, di data privacy – e poi creare processi di procurement tali che sia il più possibile semplice per la PA comprare innovazione ad altro valore aggiunto.

L’amministrazione deve saper anche riconoscere ciò che le serve davvero: qui entra in ballo l’annosa questione delle competenze che spesso mancano. Quale ruolo possono svolgere aziende come Oracle nel supportare i processi di scelta?

Abbiamo una capillare rete di partner vicini alle esigenze dei nostri clienti, in grado di “costruire” una digitalizzazione su misura delle singole organizzazioni. Contribuiamo così a diffondere anche una cultura della formazione che è centrale nella nostra strategia, anche sul fronte interno.

In che senso?

Investiamo molto nei giovani talenti, ad esempio.  Oracle Italia ha realizzato un progetto di Alternanza Scuola Lavoro, coinvolgendo quattro scuole superiori fra Roma e Milano, per un totale di 100 studenti. I ragazzi hanno lavorato alla realizzazione di nuove idee di impresa attraverso le nuove tecnologie. L’iniziativa “Java per la Campania” punta invece ad aumentare l’occupazione dei giovani in un ambito altamente innovativo in collaborazione con la Regione. Interamente finanziato dal Fondo Sociale Europeo, l’iniziativa è rivolta a 240 giovani campani (inoccupati) e prevede l’erogazione di 800 giornate di training al termine delle quali gli studenti potranno ottenere la certificazione Oracle Java Programmer. I corsi verranno tenuti da Oracle attraverso Oracle University che è la divisione di servizi di formazione e di consulenza formativa e si baseranno sulle più innovative tematiche di sviluppo software, su metodologie all’avanguardia come la SOA e sul linguaggio di programmazione principe del mercato: Java. Finora sono arrivate mille candidature, un successo.

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