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CLOUD

Tripi: “Piattaforme, Giotto chiude il cerchio”

Il Presidente di Almaviva: “E’ un motore facilitante per nuovi progetti e per incentivare la ricerca”

16 Dic 2015

Patrizia Licata

«L’informatica è cambiata. Siamo nell’era delle piattaforme e dell’informatica ‘molecolare’». Ha usato queste parole Alberto Tripi, presidente di Almaviva, per illustrare l’innovazione di Giotto, Almaviva Universal Platform for Enterprises, una piattaforma cloud universale, interamente realizzata da Almaviva in Italia, per sviluppare in modo semplice e sicuro nuovi progetti nell’Internet of Things.

Giotto è come un motore della IoT, costituito da un insieme di mattoncini, ovvero componenti software compatibili e collegabili, in parte già parzialmente assemblati in elementi universali, riutilizzabili più volte, con cui creare forme diverse. In Giotto ci sono tutti i software necessari per realizzare soluzioni verticali IoT e attraverso Giotto si possono connettere in un unico ambiente differenti dispositivi e farli interagire con le persone, le applicazioni, i servizi e con altri dispositivi: le soluzioni sviluppate tramite Giotto possono infatti raccogliere ed elaborare i dati generati dai sensori e dai dispositivi connessi alla rete e metterli a disposizione di utenti finali, applicazioni e altri dispositivi. E così le “molecole” (cose, persone, dati, processi, sempre più interconnessi) comunicano in modo efficace e sicuro. La piattaforma universale Almaviva è anche capace di collegarsi alle altre reti e sistemi presenti in azienda e, grazie a Cisco Intercloud Fabric, si potrà collegare a sistemi e cloud eterogenei.

In Giotto già si possono trovare alcuni “mattoni” pronti, come la piattaforma di analisi e gestione dei consumi SEM o sistemi sul modello di servizi wi-fi in stazione, Wi-Life Station, di Almaviva, ma “lavoreremo su molti fronti, per esempio agricoltura e sicurezza”, ha indicato Tripi.

“Le applicazioni sono infinite”, ha confermato Stefano Mainetti, professore della School of management del Politecnico di Milano e Ceo di Polihub. “Ma quando si parla di connessione di oggetti e di sviluppo di applicazioni ‘smart’ è fondamentale trovare una modalità di integrazione universale, che superi i tradizionali silos tecnologici, per garantire un’accessibilità trasversale, sicura ed affidabile per tutti gli operatori”, ha continuato Mainetti. “Occorrono protocolli standard e Giotto è l’anello mancante sul percorso della IoT”. Perché l’Internet delle cose esprima a pieno tutte le sue potenzialità e diventi motore di una nuova rivoluzione industriale occorre infatti superare la logica delle applicazioni “a silos” e “semplificare la complessità”, ha sottolineato il presidente di Almaviva Tripi. “Cisco ha sempre puntato sugli standard aperti, su reti intelligenti e programmabili capaci di collegare cose, persone, processi, dati”, è intervenuto Agostino Santoni, AD di Cisco Italia.

“Cisco va dove ci sono integrazione e innovazione, ma anche capacità di fare partnership, perché l’innovazione non si fa da soli: di qui anche l’alleanza con Almaviva e l’importanza degli accordi con le università”.

Giotto rappresenta infatti uno strumento al servizio non solo di tutte le imprese, ma anche dei centri di ricerca e delle start-up: Almaviva ha già stretto accordi con lo IoT Lab del Politecnico di Milano, CTL Sapienza e Università degli Studi Roma Tre, e altri ne seguiranno. Questi istituti potranno utilizzare Giotto gratuitamente, perché “Rendere accessibili le tecnologie alle forze innovative del Paese è un’assoluta priorità”, ha detto Tripi. “Giotto è un motore facilitante per far partire nuovi progetti, incentivare la ricerca e far decollare nuove start-up, una piattaforma al servizio dell’innovazione”.

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