Coding per liceali, via ai corsi Seat Pagine Gialle e Italiaoline - CorCom

IL PROGETTO

Coding per liceali, via ai corsi Seat Pagine Gialle e Italiaoline

Lezioni di programmazione agli studenti del Volta di Milano, Dini di Pisa, Virgilio di Roma e Galileo Ferraris di Torino. Investimento fino a 60mila euro. Il ceo Converti: “Sviluppiamo i talenti di domani”

21 Apr 2016

Italiaonline avvia corsi di coding promossi grazie all’iniziativa “Operazione in codice: Babbo Natale” lanciata a fine 2015, che prevede l’insegnamento del linguaggio di programmazione a studenti di quattro licei d’eccellenza*, con un investimento fino a 60mila euro, per un massimo di 15mila euro per istituto.

I quattro licei scientifici dove gli studenti impareranno il coding sono il Volta di Milano, il Dini di Pisa, il Virgilio di Roma e il Galileo Ferraris di Torino, quarta città aggiuntasi alle precedenti: l’iniziativa è stata infatti la prima fatta congiuntamente dalle due Aziende in avvio del percorso di fusione per incorporazione di Italiaonline in Seat.

I corsi sono tenuti da esperti provenienti dal mondo accademico scientifico delle varie città. Tutti i docenti hanno preparato un piano didattico, basato su elementi del linguaggio di programmazione Python e che varia a seconda della scuola e della docenza. Ad esempio, al liceo Volta di Milano i corsi, tenuti da due esperti del Politecnico di Milano, hanno un piano in tre moduli che tratteranno l’utilizzo di Python come linguaggio per tre diverse finalità: soluzioni a problemi di analisi testuale, matematica, enigmistica; sviluppo di applicazioni web; programmazione di sistemi embedded.

“È sempre più importante che il coding sia parte dei programmi degli studenti – spiega Antonio Converti, ceo di Italiaonline e Seat Pagine Gialle. “Come prima internet company del Paese abbiamo voluto intraprendere un percorso di supporto a studenti di licei d’eccellenza per favorirne l’elasticità mentale, la soluzione di problemi complessi e la creatività: sono questi gli elementi chiave che si richiedono in un’azienda oggi e che noi, prima di ricercare, vogliamo coltivare. Essere nativo digitale non vuol dire soltanto maneggiare nuovi device e social network, ma aver voglia di innovare in prima persona la tecnologia, da attori invece che semplici fruitori. Noi continuiamo in questo cammino di sviluppo delle capacità dei talenti di domani”.