L'INDAGINE

Coinbase nel mirino della Sec. Potrebbe diventare un mercato azionario?

La Sec sta indagando l’exchange per capire se consenta il trading di strumenti finanziari, una attività che la costringerebbe a registrarsi come Borsa e seguirne così i diversi parametri normativi

27 Lug 2022

Lorenzo Forlani

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Ancora una scossa al mondo delle criptovalute. Stavolta è il turno di Coinbase, uno dei principali exchange al mondo di token digitali. La Securities and Exchange Commission (Sec), cioè l’ente federale americano per la vigilanza della borsa, starebbe indagando a fondo sulle sue attività, per stabilire definitivamente se sull’exchange vengano scambiati token che in realtà sono quotati come “securities”, cioè strumenti finanziari, titoli di investimento tradizionali. In caso di conferma dei sospetti, Coinbase potrebbe essere costretta a registrarsi come mercato azionario, e seguirne i diversi parametri normativi. Lo ha riportato Bloomberg, poco prima che il titolo di Coinbase perdesse circa il 21% sul Nasdaq (ed il 75% da inizio anno).

Secondo le fonti citate dall’emittente, la Sec avrebbe iniziato ad indagare sulle attività di Coinbase appena dopo che quest’ultimo aveva aggiunto un centinaio di nuovi token fungibili sulla sua piattaforma, incluso Dogecoin, celebre “meme-coin”. Token di questo tipo tendono ad avere ottime performance appena dopo essere state listate su un exchange ma il loro prezzo poi tende a rivelarsi estremamente volatile, fino all’evaporazione del loro valore nel corso del tempo. Dogecoin undici mesi fa valeva 36 cent, ora ne vale 6, in un periodo fortemente ribassista per tutte le criptovalute.

Non è la prima indagine su Coinbase

L’indagine della Sec non è l’unica nei confronti di Coinbase, azienda fondata nel 2012 da Brian Armstrong, ex ingegnere di Airbnb, e da Fred Ehrsam, ex trader di Goldman Sachs. La commissione americana ad inizio mese ha infatti anche accusato Ishan Wahi – product manager di Coinbase -, suo fratello Nikhil ed il loro amico Sameer Ramani di attività di insider trading, nella misura in cui Ishan Wahi avrebbe “ripetutamente imbeccato gli altri due sul timing e sulle modalità di listing di nuovi asset”, il ché avrebbe permesso loro di guadagnare circa 1,1 milione di euro. Inoltre, Nikhil Wahi e Sameer Ramani avrebbero acquistato nel tempo almeno nove criptoasset che in realtà sarebbero securities, ossia strumenti finanziari, anche se il loro avvocato Paul Grewal nega quest’ultimo aspetto.

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Come classificare le criptovalute?

Rimane in ogni caso controversa la questione di come classificare le criptovalute. Da un punto di vista generale, se si tratta di “commodities” (come gli altri tipi di valuta), dovrebbero essere regolamentate dalla Commodity Futures Trading Commission: tuttavia, tanti progetti di criptovaluta sono finanziati dalla vendita stessa dei token, il cui valore primario è di tipo speculativo, vista la grande volatilità. Secondo il capo della Sec, Gary Gensler, molti di questi tokens hanno appunto tutti gli attributi degli strumenti finanziari, ed andrebbero regolati secondo questo presupposto per proteggere gli investitori. “Sono neutrale sulla tecnologia delle criptovalute, ma non lo sono sulla protezione degli investitori”, ha detto Gensler alla Cnbc.

In linea generale, una “security” è un asset finanziario con valore monetario che si può scambiare, e che deve quindi essere registrato presso la stessa Sec. Nel caso delle criptovalute, tuttavia, va considerato che non tuti gli asset digitali sono di norma considerati “securities”: nel 2018 l’ex capo della Sec, Jay Clayton, disse a sua volta alla Cnbc che le criptovalute che sostituiscono “valute sovrane” come Bitcoin ed Ethereum, non possono essere definite securities, anche se lo sono quei token e quegli asset digitali utilizzati nelle offerte iniziali (Ico). Una situazione molto confusa, tanto che solo la scorsa settimana la stessa Coinbase aveva mandato una petizione alla stessa Sec, per indurla a chiarire definitivamente come definire una “security”, e lamentando la mancanza, negli Stati uniti, di un “chiaro regime di regolamentazione in cui poter lavorare”. Coinbase ha anche accusato la Commissione di adottare l’approccio del “prima punisci e poi indaga”, anziché chiarire ex ante una serie di regole comprensibili, alle quali attenersi.

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