Colombo (Facebook): "Italia mercato-chiave per lo sviluppo mobile" - CorCom

L'INTERVISTA

Colombo (Facebook): “Italia mercato-chiave per lo sviluppo mobile”

Il country manager della divisione italiana: “Puntiamo a rafforzare la consapevolezza delle aziende sulle chance offerte dal social. Grazie a noi in tanti fanno business, dagli sviluppatori alle telco che monetizzano il traffico”

28 Nov 2013

Luciana Maci

“Una volta tanto l’Italia non è fanalino di coda: da quest’anno Facebook Italia è allineata con gli altri Paesi europei per tasso di penetrazione su mobile, fatta eccezione per Uk che ha un livello di connettività superiore. E l’intensità di utilizzo del social network da device porterà incentivi sia all’azienda sia al sistema Paese nel suo complesso”. Ne è convinto Luca Colombo, country manager di Facebook in Italia, Paese che mostra di amare particolarmente la creatura di Mark Zuckerberg: secondo l’ultimo rapporto Censis è iscritto al social network il 69,8% degli italiani provvisti di accesso a Internet, ovvero il 44,3% dell’intera popolazione.

Come intendete sfruttare questo bacino di utenza per le strategie future?

Il futuro è il mobile: smartphone e tablet. È un tema ricorrente, ma ancora poco valorizzato in Italia. Da 18 mesi Facebook sviluppa tutti i propri prodotti in primis su mobile e poi su desktop. Lo fa a livello internazionale, ma ovviamente anche in Italia. Ventiquattro milioni di italiani sono utenti mensili di Facebook, di cui già 16 milioni da mobile. Un anno fa quelli che si connettevano in mobilità erano 10 milioni. Una crescita del 60% anno su anno è decisamente significativa ed è un ottimo parametro per capire dove si sta spostando l’utenza.

Cosa comporta la svolta di Facebook verso la mobilità?

Da studi specifici emerge che una delle caratteristiche correlate all’assiduità nell’uso dei dispositivi mobili è l’intensità di utilizzo. Del resto il fenomeno è sotto gli occhi di tutti: l’accesso a Facebook da pc può avvenire solo in momenti particolari della giornata, mentre è più frequente dal cellulare che portiamo sempre con noi. È un’occasione per rendere un servizio più rilevante ai nostri clienti e migliorare l’utilizzo della piattaforma.

E il sistema Paese cosa ci guadagna?

Sono tanti gli elementi da cui emerge che Facebook è stata in grado di creare un ecosistema per dare valore all’Italia. Da una ricerca di Deloitte risulta che nel 2011 il nostro gruppo ha generato valore per 15,3 miliardi di euro in tutta l’Unione europea più la Svizzera, contribuendo alla creazione di 232mila posti di lavoro. In Italia ne ha generati 2,5 miliardi, con la conseguente nascita di 33mila posti. La presenza territoriale di Facebook è trascurabile rispetto all’ecosistema che si viene a creare.

Continuerete a credere nell’Italia?

L’Italia rappresenta un mercato che non ha nulla da invidiare agli altri Paesi europei e che certamente continuerà a essere un’area di crescita e di investimento per Facebook. Lo sarà sia per il livello di attenzione e consapevolezza in aumento da parte delle aziende sul valore del social per evolvere in termini di business e competitività, sia per l’utilizzo sempre più personalizzato e rilevante che gli utenti stanno facendo della piattaforma. In particolare la specificità del tessuto imprenditoriale del nostro mercato, composto da piccole e media imprese, può avvantaggiarsi dai nuovi modelli di business facendo leva sulle nuove generazioni di Cmo e Ceo che stanno valorizzando il digitale e le nuove soluzioni come chiave strategica per raggiungere in modo efficace i propri target di riferimento.

Lei ritiene che gli utenti Facebook italiani aumenteranno ancora? E se sì perché?

Già gli utenti in Italia continuano a crescere e accedono alla piattaforma per cercare informazioni e contenuti rilevanti. Ad oggi tantissimi soggetti fanno business attraverso Facebook: dai professionisti free-lance alle aziende, dalle società che si occupano di applicazioni alle telco che monetizzano il traffico ai produttori di smartphone fino agli sviluppatori. Certamente ci aspettiamo che questo trend continui a confermarsi e seguire un orizzonte positivo, trainato dall’incremento dell’utilizzo di dispositivi mobili e applicazioni per prodotti, informazioni, gaming, servizi di pubblica utilità e molto altro ancora.

A proposito di sviluppatori, il 25 ottobre avete organizzato a Roma la prima Hacknight italiana. Qual è il bilancio di questa esperienza?

Siamo molto soddisfatti dell’esito di questa prima Hacknight italiana perché è un importante dimostrazione della creatività presente oggi tra startup e giovani sviluppatori nel nostro Paese e delle numerose opportunità di business che possono far crescere il digitale in Italia. Oltre 300 programmatori e startupper hanno partecipato attivamente, dando vita a più di 30 team che si sono confrontati in una notte di intensa creatività per realizzare i migliori progetti basati sulle nostre tecnologie. Di questi, ben 18 gruppi hanno completato il lavoro e sottoposto pitch alla giuria che, premiando i migliori, ha offerto loro la possibilità di trasformare in business le idee e di avviare un processo di crescita che potranno sostenere continuando ad utilizzare le innovative tecnologie che mettiamo costantemente a disposizione del mercato. Quest’iniziativa ci ha inoltre permesso di mostrare concretamente come è possibile fare business attraverso Facebook e ha aperto un dialogo con la community dei coder e degli sviluppatori, un’area di mercato per noi assolutamente strategica in quanto genera valore all’interno della nostra piattaforma e risponde perfettamente al nostro obiettivo di offrire alle persone esperienze e contenuti innovativi e rilevanti.

Voi puntate sugli sviluppatori, Google lancia un progetto per il made in Italy online e Microsoft un’iniziativa per studenti e pmi. Avete tutti deciso di scommettere sul nostro Paese?

Posso parlare della nostra iniziativa, ribadendo che serve appunto a dialogare con gli sviluppatori ma aggiungendo che, indirettamente, va a sostenere le start up, anello di congiunzione tra l’economia attuale e la crescita futura. Anche a noi, come ad altre multinazionali straniere presenti in Italia, fa piacere cercare di contribuire all’economia del Paese attraverso gli strumenti della tecnologia.