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FISCO

Confalonieri con Renzi: “Tassare gli Ott”

Endorsement del presidente di Mediaset al piano di Palazzo Chigi: “Ora passare ai fatti”. La proposta del sottosegretario Zanetti prevede una ritenuta alla fonte del 25% sui guadagni realizzati in Italia. Il governo punta a farla diventare un modello per l’Europa

29 Apr 2015

Federica Meta

Google, Facebook e Amazon, per non fare nomi, non pagano tasse in Italia: i paesi europei stanno reagendo, è una sveglia anche per l’Italia e il nostro governo”. Lo ha detto il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, in occasione dell’assemblea degli azionisti augurandosi che il governo “faccia seguire i fatti” al progetto di tassarli alla fonte.

Il governo Renzi sta infatti lavorando alacremente a un piano per tassare gli Ott – il testo porta la firma del sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti – che prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte del 25%, operata da banche e intermediari, sui pagamenti a favore delle multinazionali con sede all’estero. Per evitare l’imposizione anche nel paese di residenza, a queste società verrebbe riconosciuto un credito d’imposta pari all’importo delle tasse versate in Italia.

Una soluzione che, fanno sapere da Palazzo Chigi, potrebbe diventare un modello per l’Europa a caccia di un sistema che tassi gli Ott, accontentando gli irriducibili della tassazione e chi, invece, preferirebbe lasciare che Google & co. continuino a pagare le imposte laddove risiedono, perlopiù in Lussemburgo o Irlanda che regole fiscale più vantaggiose.

Un problema, quello del controllo fiscale della web company, ormai entrato anche nell’agenda dell’Ocse, che ha cominciato a elaborare le proposte per risolverlo, e l’Italia è pronta a sfruttarle.

L’obiettivo del governo è inserire la proposta Zanetti a giugno nel nuovo pacchetto di decreti legislativi di attuazione della delega per la riforma fiscale. La ritenuta alla fonte scatterebbe sul presupposto dell’esistenza di una “stabile organizzazione virtuale” basata sul concetto di una presenza “digitale”, anche se non fisica, “significativa”. L’obbligo della ritenuta scatterebbe nel momento in cui tale “presenza” viene rilevata sul circuito dei pagamenti, al superamento di determinate soglie: al momento è previsto un fatturato di un milione in sei mesi. La ritenuta salirebbe al 30%, come sulle prestazioni in Italia degli artisti stranieri, nel caso – improbabile – che a ricevere i pagamenti sia una persona fisica.

“È evidente che, se le indiscrezioni giornalistiche dovessero trasformarsi in un provvedimento del governo, lo sosterrò; è un passo in avanti nel contrastare l’elusione fiscale delle grandi multinazionali del web che permetterebbe allo Stato italiano di recuperare gettito”, afferma Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, intervenendo al seminario “Fiscalità nell’economia digitale”, organizzato a Montecitorio da Confindustria Digitale. “Ma resto convinto – aggiunge – che questa non sia la strada migliore. Così facendo il nostro Paese seguirebbe l’esempio inglese che, tradotto, vuol dire: in Ue non si è riusciti ad arrivare ad un’armonizzazione fiscale nell’economia digitale e ogni Paese fa a modo suo. Sarebbe l’ennesimo fallimento dell’Ue, e lo dico da europeista convinto”.

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