Connected car, opportunità per le telco con gli "share plans" - CorCom

IL REPORT

Connected car, opportunità per le telco con gli “share plans”

Idate prevede 420 milioni di auto connesse in tutto il mondo nel 2020, con tassi di crescita del 39% in Europa ed entrate dalla connettività per 9 miliardi di euro. Anche le internet company in pole position

01 Dic 2015

Patrizia Licata

Lo sviluppo del mercato delle auto connesse è in piena accelerazione, tra veterani dell’industria come Mercedes pronti a entrare nell’arena delle auto a guida autonoma, l’ascesa di nuovi player come Tesla e progetti di connected car che arrivano dalla Cina, come dimostra la joint venture di recente siglata dal colosso di Internet Alibaba con il produttore d’auto cinese Saic Motors. Si tratta di un mercato, sottolinea Idate nel suo ultimo report, che apre opportunità a una molteplicità di attori lungo la catena del valore, telco comprese.

L’evoluzione verso le connected car interessa ovviamente innanzitutto i produttori dell’automotive: la strategia consiste nella maggior parte dei casi nell’aggiornare le auto rendendole connesse. La spinta a questa trasformazione è fornita soprattutto dalla nuova normativa sulla sicurezza in Europa – con le relative opportunità di incrementare le entrate per i produttori, spiega Idate, mentre negli Stati Uniti il recente annuncio da parte di General Motors che ha fatto sapere che incorporerà moduli 4G in tutti i suoi nuovi modelli è visto come la molla che farà decollare il mercato.

Interessanti opportunità di guadagno si aprono anche per le telco, perché le connected car genereranno traffico per il quale le aziende di telecomunicazione si faranno indirettamente (tramite il produttore d’auto) pagare.

Tutti i principali carrier mobili M2M si stanno interessando all’evoluzione verso le auto connesse, perché il mercato si preannuncia significativo per volumi, nota Idate. In un contesto in cui le entrate mobili tradizionali restano piatte o addirittura calano in alcune regioni, offrire connettività mobile alle auto rappresenta un’opportunità di business fondamentale per le telco. Oltre alle applicazioni strettamente collegate con l’utilizzo dell’automobile e l’assistenza al conducente, dal punto di vista di una telco l’auto può essere vista come un ulteriore device cellulare, con un profilo di servizio potenzialmente intensivo, perché utilizzabile per Internet mobile, intrattenimento on demand e funzionalità di hotspot mobile. Il principale modello di business resta la tradizionale relazione wholesale (B2B2C), ma alcune telco, come At&t, stanno provando a rivolgersi direttamente all’utente finale con modelli B2C (attraverso un piano dati venduto sul mercato retail) e l’integrazione dell’automotive nel piano dati mobile “condiviso” tra tutti i device dell’utente: la macchina è assimilata a uno smartphone o tablet.

Pure le aziende di Internet, Apple e Google in primis, seguono da vicino l’evoluzione dell’auto connessa. Anche per questi player l’automobile è un ulteriore device connesso al pari di smartphone, tablet e computer portatili, ma gli approcci per aggredire il mercato variano: mentre Apple mira a introdurre la sua tecnologia per fare da interfaccia con i suoi prodotti, Google promuove l’embedment della sua tecnologia nelle auto. Inoltre Google punta a raccogliere i dati dall’utilizzo della connessione mobile in auto, per fornire pubblicità mirate, per lo più basate sul posizionamento geografico dell’utente.

Quanto a dimensioni e valore del mercato, secondo Idate nel 2020 ci saranno 420 milioni di connected car contro 74 milioni nel 2014, pari a un tasso di crescita del 34%. La crescita non è tuttavia omogenea su tutte le categorie di auto connesse: a guidare il mercato fino al 2020 saranno i sistemi embedded.

L’Asia sarà leader del mercato delle connected car nel 2020 per volumi, anche se l’Europa crescerà di qui al 2020 più della media (+39%), grazie alla normativa eCall. Per giro d’affari invece sarà il Nord America a fare la parte del leone su un mercato che nel 2020 genererà entrate dalla connettività per le auto di oltre 9 miliardi di euro. Il primato del Nord America si deve alla capacità dei player di garantirsi un Arpu che è il più alto di qualunque altra regione del mondo sia per le soluzioni di telematica che per le offerte di infotainment.

Lo sviluppo ulteriore del mercato delle auto connesse e delle revenues generate resta legato alla disponibilità degli utenti a pagare per avere servizi aggiuntivi sulle loro auto. Per ora il modello che telco e produttori d’automobili sembrano prediligere è quello degli share plans, piani tariffari che accorpano ogni tipo di device connesso che l’utente possiede, macchina compresa. Quanto alle auto senza conducente, fanno i titoli dei giornali, ma il loro sviluppo è ancora alle prime fasi, osserva Idate. Si va da produttori d’auto tradizionali che testano veicoli parzialmente autonomi ad aziende di Internet come Apple e Google che si sono indirizzate verso l’auto autonoma al cento per cento; in entrambi i casi tuttavia restano da superare diversi ostacoli perché le auto senza conducente si trasformino in un mercato, dalle questioni legali (chi è responsabile per gli incidenti) a quelle economiche-culturali (per esempio, stimolare la domanda negli utenti finali).