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IL PAGINONE

Contadini, dal trattore al drone. Tecnologia per le coltivazioni

Ottimizzazione dei costi, efficienza produttiva: la nuova frontiera dell’agricoltura è 2.0

26 Set 2016

Andrea Frollà

Droni per il monitoraggio e gli interventi di precisioni sulle coltivazioni. Sensori per il controllo dello stato di salute e la sicurezza delle colture. Applicazione mobile per smartphone e tablet a disposizione di agronomi e agricoltori per orientare al meglio la strategia produttiva. Wearable sviluppati per misurare la temperatura degli animali degli allevamenti e inviare alert in caso di anomalie.

La lista degli esempi di applicazioni delle tecnologie digitali in ambito agricolo potrebbe continuare per molte righe. Ma citarne qualcuno è utile per sottolineare quanto l’immagine del contadino tutto trattore, zappa e cappello di paia non sia più rappresentativa del settore agroalimentare italiano. O almeno non della sua totalità.

Tecnologia è sempre più sinonimo di competitività, anche per chi lavora nei campi. Ottimizzazione dei costi, efficienza produttiva, meno sprechi e più qualità sono solo alcuni dei benefici potenziali che nel corso degli anni hanno avvicinato agricoltura e digitale, tradizione e innovazione. Per l’Italia, che fa dell’agricoltura una delle colonne portanti dell’economia, salire sul treno 2.0 non è una scelta possibile, ma una necessità soprattutto per competere in un’economia globale e difendere storia e qualità di cibo e vino Made in Italy. In un paese che sconta una scarsa penetrazione del digitale (quart’ultimo posto fra i Paesi Ue, dati Commissione europea) la sfida non è certo delle più semplici.

Eppure, come testimonia l’ultimo studio Nomisma sul rapporto tra agricoltura e tecnologia, il settore è piuttosto aperto alle nuove frontiere digitali e alle loro applicazioni concrete fra i campi e nelle stalle. Circa la metà dei nostri agricoltori guarda infatti con attenzione ad applicazioni mobile di supporto alla strategia aziendale, gps o strumenti per l’agricoltura di precisione, droni e sensori per il monitoraggio. Insomma, i produttori agricoli sono coscienti che oggi sfruttare la tecnologia non significa solo usare un pc per controllare le fatture, vendere tramite e-commerce o condividere sulla pagine social il raccolto. Ma ripensare i processi produttivi e utilizzare nuovi strumenti e soluzioni in un’ottica di trasformazione digitale a 360 gradi.

L’approccio open di chi lavora nei campi non è però sufficiente a superare le barriere ad uno sblocco definitivo dell’ondata hi-tech nel settore. Tra gli ostacoli spicca innanzitutto il costo degli investimenti, che specialmente nei segmenti con margini bassi rappresenta il freno principale all’innovazione. C’è poi il tema della banda larga: senza connessione affidabile nessuno si sognerebbe di mettere in piedi un sistema IoT in aperta campagna. Sotto questo punto di vista, il piano del Governo per la rete ultra-veloce potrà aiutare a superare il divario digitale fra città e campagne. Infine, il problema della burocrazia che come in altri settori rischia di rendere tortuosa la strada dell’innovazione.

In questo contesto un ruolo chiave spetta al Ministero delle politiche agricole, che si è posto come obiettivo la creazione di un sistema nazionale di agroalimentare intelligente. Sarà infatti fondamentale non lasciare indietro nessuno, per evitare una filiera digitalmente incompleta.