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LA PETIZIONE

Contest internazionali, ora gli italiani competono alla pari

Una circolare del Mise chiarisce le norme e rimuove gli ostacoli. Riccardo Luna: “La rivoluzione degli innovatori è appena iniziata”

27 Nov 2014

A.S.

Le aziende e gli innovatori italiani non subiranno più discriminazioni nel mondo per la partecipazione ai concorsi a premi internazionali. Dopo la campagna “Not 4 Italian People” lanciata nei mesi scorsi su Change.org da Riccardo Luna (nella foto), oggi Digital Champion, il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha diffuso una circolare che rimuove gli ostacoli, chiarendo come deve essere letta la normativa italiana in materia di contest internazionali a premi, quelli promossi nella maggior parte dei casi dai giganti del Web e dai colossi dell’innovazione.

“Era nell’aria da qualche giorno, ma ora è realtà – commenta Luna – Per un oscuro regolamento quando al mondo si fanno competizione per innovatori l’Italia è stata sempre esclusa al pari di Corea del Nord e Myanmar. Bene, non sarà più così. Grazie alla circolare del Ministro Guidi che chiarisce la non applicabilità del regolamento sulle manifestazioni a premio in questi casi. La rivoluzione degli innovatori è appena iniziata”.

“La disciplina italiana, sin qui, ha costretto a torto o a ragione gli organizzatori di manifestazioni a premio e concorsi con premi faraonici a tagliare fuori i cittadini italiani – afferma l’avvocato Guido Scorza – Ma non trova, secondo il Ministero, applicazione quando ‘le iniziative premiali’ siano ‘basate sulle capacità e sull’abilità dei partecipanti di produrre opere di carattere letterario, artistico o scientifico, oppure progetti o studi in ambito commerciale o industriale e non generici lavori non aventi tali specifiche caratteristiche’ e quando ‘i premi risultino configurabili, alternativamente, come corrispettivo di prestazione d’opera, riconoscimento del merito personale o titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività’”.

Ma la circolare del ministero dello Sviluppo economico non si limita a chiarire i limiti dell’applicazione della disciplina in materia: aggiunge che “eventuali ulteriori dichiarazioni” di esclusione dei cittadini italiani dalla partecipazione a contest come quelli sin qui promossi “da parte dei soggetti promotori potranno essere ritenute discriminatorie ed ingannevoli, non corrispondendo, o non corrispondendo più, all’effettiva situazione normativa italiana”.

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