Contraffazione, chiusi 170 siti: da Nike a Tiffany vendevano merce "tarocca" - CorCom

Contraffazione, chiusi 170 siti: da Nike a Tiffany vendevano merce “tarocca”

Operazione Antitrust in tandem con la Guardia di Finanza. Occhiali da sole, scarpe, capi di abbigliamento e bigiotteria: tutti prodotti venduti online e spacciati per veri, molti dei quali contenenti sostanze dannose

17 Mar 2016

Andrea Frollà

Oscurati 174 siti Internet per vendita di prodotti contraffatti. Nuovo intervento dell’Antitrust a tutela dei consumatori che acquistano sul web prodotti falsi di marchi famosi, ritenendoli originali. Tramite 6 distinti provvedimenti, l’Autorità garante del mercato e della concorrenza aveva intimato ad altrettanti operatori di e-commerce di nazionalità extra-europea di sospendere entro due giorni la vendita di tali articoli. Non essendosi adeguati alla richiesta dell’Agcm, l’authority ha disposto l’oscuramento di 174 siti sul territorio italiano, con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

L’Autorità aveva accertato, dopo le segnalazioni presentate da Adoc e Indicam (l’organismo di Centromarca che combatte la contraffazione, ndr), che i rivenditori spacciavano per autentici prodotti. Tra questi occhiali da sole di note marche, fornendo informazioni sulla protezione ai raggi UV e la qualità delle lenti non corrispondenti al vero, e scarpe da passeggio e da ginnastica (messe in vendita con i marchi contraffatti di Nike, Timberland, Gucci, Fendi, Michael Kors), fra cui calature per bambini con percentuali allarmanti di cromo esavalente, sostanza altamente cancerogena. Ma anche capi di abbigliamento di famose griffe, tinti con sostanze chimiche pericolose e prodotti di bigiotteria e orologi di gran moda (Tiffany, Gucci, Fendi, Michael Kors) spacciati per argento e realizzati in una lega rame/zinco con rivestimento galvanico in nichel, composizione in grado di provocare allergie e bruciature.

I consumatori erano tratti in inganno dalla struttura dei siti, predisposti in modo da apparire rivenditori ufficiali dei marchi e dei prodotti pubblicizzati. Anche le immagini e le foto inserite, a fronte di sconti consistenti rispetto ai prezzi ufficiali, tendevano a rendere credibili le offerte. Per l’allestimento e per la grafica, questi siti risultavano, spiega l’Agcm in un comunicati, cloni di quelli originali, senza fornire le informazioni prescritte dalla legge sui diritti degli acquirenti in tema di recesso, ripensamento e garanzia.