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LE REAZIONI

Copyright, Google all’attacco: “Passo indietro per l’innovazione in Europa”

La proposta della Commissione incassa la bocciatura di Ott e Isp. Per il motore di ricerca le nuove norme rischiano di limitare Google News mettendo a repentaglio i ricavi degli editori. Critica Confindustria Digitale: “Si complica un quadro già complesso: proposta da migliorare”. Il plauso di discografici e editori

14 Set 2016

A poche ore dalla presentazione la proposta Ue sul copyright va sotto attacco. “Il punto di equilibro non è ancora stato trovato” attacca Google: “la proposta – fanno sapere dalla società – potrebbe limitare la capacità di Google di inviare, gratuitamente, traffico monetizzabile agli editori attraverso Google News e Search”. Per il motore di ricerca si tratta di una soluzione controproducente: “Sembra simile agli esperimenti legislativi già falliti in Germania e Spagna e rappresenta un passo indietro per il copyright in Europa. Danneggerebbe chiunque scriva, legga o condivida le notizie – incluse le molte startup europee che lavorano nel settore dell’informazione per creare nuovi modelli di business online sostenibili”. E la proposta non sembra assolutamente sostenibile: “Pagare per mostrare snippet non è un’opzione percorribile per nessuno”.

Esiste una “via migliore” dunque, per riformare il diritto d’autore: “Innovazione e collaborazione – non sussidi obbligati e onerose restrizioni – sono la chiave perché il settore dell’informazione in Europa sia di successo, variegato e sostenibile e Google è impegnata a fare la sua parte”.

Ciononostante ci sono “spunti interessanti”. La Commissione chiede più trasparenza e condivisione dei dati per artisti e titolari dei diritti d’autore, e questo è “un passo importante per costruire un mercato del diritto d’autore che sia più equo ed efficiente. Questo dovrebbe consentire ai creativi europei di raggiungere in modo più efficace la propria audience e comprendere meglio come vengono remunerati”. Inoltre la Commissione ha riconosciuto che tecnologie di gestione del contenuto come YouTube Content ID “giocano un ruolo importante nel combattere l’utilizzo non autorizzato del contenuto protetto da diritto d’autore (sebbene vadano guardati con cautela requisiti rigidi che aziende di piccole dimensioni e start up potrebbero difficilmente implementare)”. Ma la proposta suggerisce che i servizi online debbano filtrare contenuti, inclusi testi, video, immagini e altro ancora: “Questo trasformerebbe di fatto internet in un luogo dove ogni cosa che viene caricata deve essere approvata dagli avvocati prima di raggiungere un’audience. In base alla Direttiva Europea sul Commercio elettronico, non è così che funziona. Le piattaforme non sono obbligate a monitorare proattivamente il contenuto caricato dagli utenti – devono però attivarsi quando ricevono una notifica di violazione”.

Sulla stessa linea Confindustria digitale che sottolinea i rischi dovuti a iper-frammentazione nella gestione dei diritti d’autore, nuovi lacci per chi vuol intraprendere business innovativi, nessun reale ripensamento del mondo del copyright. Secondo il presidente della federazione Elio Catania la proposta contiene “aspetti critici: va evitato in particolare l’indebolimento di quelle tutele dell’attività degli operatori intermediari che hanno consentito sinora lo sviluppo delle reti e servizi di comunicazione elettronica. La nuova proposta non deve essere lo strumento per modificare le norme relative alla responsabilità degli intermediari, che si sono dimostrate bilanciate e tutelanti. Inoltre, la proposta di creazione di ulteriori diritti collegati al diritto d’autore rischia di complicare un quadro già complesso”. Confindustria digitale “analizzerà con la massima attenzione la proposta di direttiva, al fine di non far mancare il proprio contributo, come è già avvenuto in occasione della consultazione Ue sulla creazione del “diritto connesso” online per l’editoria , di cui ci auguriamo vengano, come di consueto, pubblicati i risultati”. In particolare il contributo italiano potrà essere significativo “ poiché riteniamo che l’Ue possa giovarsi dell’esperienza del sistema di notice and action di AcCom, che sinora si è mostrato ben ponderato e in grado di bilanciare correttamente diritti fondamentali e interessi di tutti gli attori dell’ecosistema digitale”.

Promozione a pieni voti invece da parte dei discografici e degli editori. Questa volta, dice la Fimi, la Commissione affronta il “value gap”: la questione più spinosa che in questo momento il settore musicale in Europa e nel mondo si trova ad affrontare. Per Enzo Mazza, Ceo Fimi “la proposta di oggi è un ottimo inizio verso la creazione di un ambiente migliore e più giusto in Europa. Soprattutto perché conferma che le piattaforme che consentono il caricamento di contenuti come YouTube, che sono la più larga fonte di musica on-demand, non dovrebbero poter agire al di fuori delle normali regole di licenza”.

Secondo Enpa, associazione europea degli editori di quotidiani “le misure, che non mirano a creare una tassa sui link né ad impedire la condivisione di notizie tra gli utenti, consentiranno agli editori europei di proteggere e valorizzare efficacemente i propri diritti nell’ambiente digitale, con effetti positivi sul pluralismo informativo, la libertà di stampa e la diversità culturale” commenta il presidente Carlo Perrone, a cui fa eco il presidente della Fieg, Maurizio Costa: “L’iniziativa di riforma delle regole comunitarie rappresenta una indubbia opportunità di rafforzamento della tutela e della valorizzazione dei prodotti editoriali, da cui gli editori europei di giornali potranno trarre ulteriori prospettive di crescita”.

Critici anche i consumatori: “Le nuove regole permetteranno un accesso maggiore ai contenuti online nei diversi Paesi Ue – scrive l’associazione europea Beuc – ma il piano resta modesto: non mette fine al geoblocking”. L’associazione sottolinea l’obbligo che avranno piattaforme come Youtube. Le nuove misure “renderanno le cose ancora peggiori ” legittimando la rimozione arbitraria dei lavori creativi dei consumatori”.

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