Coronavirus, Apple chiude gli store in Cina - CorCom

L'EMERGENZA

Coronavirus, Apple chiude gli store in Cina

Cupertino spiega: “Decisione presa per eccesso di cautela. Speriamo di riaprire i negozi al più presto”. Per gli analisti è a rischio la vendita di un milione di iPhone ma non ci sarà nessun impatto negativo sui conti

03 Feb 2020

Antonio Dini

Apple in Cina chiude tutto sotto l’ombra del coronavirus. L’azienda ha dichiarato che chiuderà i suoi Apple Store ufficiali e gli uffici aziendali nella Cina continentale sino al 9 febbraio. L’azienda ha detto: «Per una abbondanza di cautela e sulla base degli ultimi consigli dei principali esperti di salute pubblica, chiudiamo tutti i nostri uffici, negozi e centri di contatto nella Cina continentale fino al 9 febbraio». Apple ha detto anche che vuole riaprire i negozi “il prima possibile”.

Apple aveva già chiuso tre negozi in Cina sulla base delle preoccupazioni per la diffusione del virus. Apple non è la prima azienda americana a farlo: anche Starbucks e McDonald’s stanno chiudendo in via precauzionale molti dei loro negozi. Altre aziende ancora stanno richiamando i propri dipendenti in viaggio di lavoro o in missione in Cina e cessano tutti i viaggi di lavoro non essenziali sino alle prime settimane di febbraio.

Apple ha un forte coinvolgimento economico con la Cina, sia dal pinto di vista della sua catena dei fornitori, linea di assemblaggio, stoccaggio e spedizione, ma anche come mercato diretto di vendita. Tim Cook, il ceo di Apple, nei giorni scorsi aveva detto che l’azienda stava lavorando a delle misure per mitigare la possibile riduzione della produzione causata dal blocco dei fornitori localizzati a Wuhan, la città industriale dove è nato il virus e dove si trovano molti dei suoi fornitori.

Il commento degli analisti è abbastanza univoco. Secondo gli analisti di Wedbush Securities la decisione potrebbe costare ad Apple fino a un milione di iPhone di vendite mancate. Cosa che però difficilmente avrebbe un impatto sostanziale sui conti dell’azienda.

«Riteniamo – hanno detto gli analisti Daniel Ives e Strecker Backe – che la riduzione dei trasporti nelle principali città di tutta la Cina e le limitazioni anche per il traffico a piedi a Shanghai e Pechino, oltre ad altre città cinesi, farà scivolare circa un milione di vendite di iPhone nella regione dal trimestre che si chiude a marzo in quello che si chiude a giugno, se il coronavirus continuerà anche a febbraio».

Apple ha riportato il risultato finanziario più alto di sempre nell’ultima trimestrale, con 91,8 miliardi di dollari di fatturato di cui 56 miliardi generate solo dall’iPhone. Ma la preoccupazione degli analisti è che il coronavirus possa invertire la tendenza con la prossima trimestrale. Non è così, dicono i due analisti. «Mentre l’epidemia di coronavirus è una situazione triste da un punto di vista umano, per quanto riguarda il titolo e quindi per gli investitori, no. Per il titolo riteniamo che l’impatto di questo problema sui vertici di Apple sia trascurabile, soprattutto perché quest’anno non ci sono stati grandi tagli di prezzo o vendite dell’ultimo minuto in giro per il capodanno cinese, che avevamo invece visto negli anni precedenti e che servivano per stimolare le vendite nella regione».

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