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IL CASO

Coronavirus, Facebook limita i viaggi in Cina

Il social network si aggiunge alla lista di aziende Usa che cancellano gli spostamenti nel Paese. “Ci siamo attivati per proteggere la salute e la sicurezza dei nostri dipendenti”

29 Gen 2020

Antonio Dini

Una epidemia potenzialmente gigantesca, una quarantena che segrega decine di milioni di persone nelle loro case, più di cento morti e cinquemila contagiati. E mentre le grandi compagnie aeree di tutto il mondo riducono i voli per la Cina continentale, anche Facebook, “per eccesso di prudenza”, ha deciso che i suoi dipendenti non devono andare in Cina.
L’azienda californiana si aggiunge a una lunga lista di imprese che stanno chiudendo il flusso dei loro dipendenti avanti e indietro dalla Cina mentre scoppia l’epidemia del coronavirus. «Per un eccesso di prudenza – ha detto alla stampa americana un portavoce dell’azienda – ci siamo attivati per proteggere la salute e la sicurezza dei nostri dipendenti»: basta insomma ai viaggi in Cina sino a nuovo ordine.

È da lunedì che la nuova policy interna di Facebook è attiva. Sono stati cancellati tutti i viaggi non essenziali, ma i dipendenti che devono in ogni caso visitare la Cina per questioni urgenti di business devono richiedere una autorizzazione interna. Inoltre, l’azienda ha chiesto ai dipendenti che lavorano in Cina di restare a casa e lavorare da là.
Facebook è il primo colosso del tech a fare questa mossa. Ma altre aziende americane, tra cui Disney, McDonalds, Starbucks e Ford, hanno deciso di sospendere i viaggi dei propri dipendenti oppure introdotto delle limitazioni. La strategia non riguarda solo le aziende convenzionali: anche le compagnie aeree americane stanno cominciando a cancellare i voli per Pechino, Hong Kong e Shanghai, a causa soprattutto del crollo delle vendite dei biglietti. United Airlines ad esempio ha cancellato 24 voli perché, ha detto un portavoce, c’è stata “una fortissima caduta della domanda”.

Cancellazioni non solo dagli Usa. Infatti anche HSBC, la più grande banca Europea (nata nel 1866 proprio a Hong Kong, ha deciso di cancellare tutti i viaggi a Hong Kong per le prossime due settimane e quelli per la Cina continentale fino a data da definirsi. I dipendenti che sono appena tornati dalla Cina intanto devono sottoporsi a una “quarantena volontaria” prima di tornare al lavoro. Anche Goldman Sachs ha imposto misure simili, riportano le agenzie americane.

Intanto LG e SK Hynix, due aziende della Corea del Sud, hanno bloccato completamente i viaggi verso la Cina dei loro dipendenti e hanno consigliato a chi si trovi là di rientrare il più velocemente possibile.
Altre compagnie aree intanto stanno riducendo sensibilmente i loro voli in Cina, oltre a United. Ci sono ad esempio Air Seoul, vettore low cost coreano, che ha bloccato tutti i voli, mentre la taiwanese China Airlines sta riprogrammando i suoi viaggi, cancellandone una mezza dozzina. Anche l’altra compagnia aerea taiwanese, Eva Airways, sta cancellando vari voli per la Cina, mentre Lufthansa ha avvertito i passeggeri che hanno già comprato dei voli per andare in Cina che ci potrebbero essere delle alterazioni sostanziali.

Intanto la compagnia di Hong Kong, Cathay Pacific, sta riorganizzando i suoi voli da e per la Cina in maniera tale da ridurre al minimo il tempo di permanenza dei suoi equipaggi nella Cina continentale. Questo sta producendo dei cambiamenti negli orari e nei flussi dei voli.

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