LA SENTENZA

Corte Ue, stop alle vendite delle copie di Office & Co.

La pronuncia dei giudici di Lussemburgo vieta la cessione dei backup di software senza autorizzazione del titolare dei diritti. La compravendita resta invece libera per i supporti originali delle licenze

12 Ott 2016

Andrea Frollà

La Corte Ue stoppa le vendite delle copie di riserva dei software con licenza. La pronuncia dei giudici di Lussemburgo chiarisce una diatriba che si protrae da lungo tempo e che riguarda programmi molto diffusi come Office di Microsoft o il sistema operativo Windows.

Chi è in possesso di un software accompagnato da licenza d’uso illimitata può venderla ad un sub-acquirente, spiega la Corte europea, senza che il produttore possa opporre alcuna eccezione. Ma qualora il supporto fisico originale della copia inizialmente consegnata sia danneggiato, distrutto o smarrito, “il primo acquirente non può fornire al subacquirente la propria copia di salvataggio, a meno che non abbia l’autorizzazione del titolare dei diritti”. Ciò significa che può passare di mano solamente il software originale e non le copie di backup, che spesso vengono create a scopo cautelativo dagli utenti.

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Il caso nasce dalla Lettonia, dove sono state vendute illegalmente online copie di riserva di vari programmi Microsoft per il computer. Secondo i giudici “il titolare del diritto d’autore su un programma informatico che lo ha venduto su un supporto fisico come un cd-rom con licenza d’uso illimitata non può opporsi alle vendite successive”, mentre la vendita delle copie d’occasione registrate su un supporto non originale “è possibile a condizione che non pregiudichi il diritto esclusivo di riproduzione garantito al titolare, che ha anche il diritto di fare copie di riserva ma solo per uso privato e non di vendita”.