LO STUDIO

Crescono le startup, più di 10mila in Italia. Ma i conti peggiorano

Scendono valore medio della produzione e reddito operativo. E’ quanto emerge dal report trimestrale Mise-InfoCamere. Milano, con 2mila aziende, si conferma la capitale dell’innovazione

07 Feb 2020

D. A.

Le startup italiane sono ormai stabilmente più di 10mila. A fine 2019 se ne contavano per l’esattezza 10.882, in aumento di 272 unità (+2,6%) rispetto al trimestre precedente, pari al 3% di tutte le società di capitali di recente costituzione.

A dirlo è l’ultima edizione del Report di monitoraggio trimestrale dedicato ai trend demografici e alle performance economiche delle startup. Il rapporto, che per l’appunto presenta dati aggiornati al 31 dicembre 2019, è frutto della collaborazione tra Mise e InfoCamere, con il supporto del sistema delle Camere di Commercio (Unioncamere).

Secondo il documento, disponibile online, la Lombardia ospita poco più di un quarto di tutte le startup italiane (26,9%). La sola provincia di Milano, con 2.075, rappresenta il 19,1% della popolazione, più di qualsiasi altra regione: solo il Lazio supera quota mille, in gran parte localizzate a Roma (1.110, 10,2% nazionale). Tuttavia, la regione con la maggiore densità di imprese innovative è il Trentino-Alto Adige, dove il 5,3% di tutte le società costituite negli ultimi cinque anni è una startup. Seguono la Valle d’Aosta (5,1%) e il Friuli-Venezia Giulia (poco meno del 5%). Chiudono la classifica la Puglia e la Toscana (entrambe con poco più dell’1,8%) e la Sardegna con l’1,6%.

L’identikit delle startup italiane

Per quanto riguarda la distribuzione per settori di attività, il 73,7% delle startup innovative fornisce servizi alle imprese (in particolare, prevalgono le seguenti specializzazioni: produzione di software e consulenza informatica, 35,6%; attività di R&S, 13,9%; attività dei servizi d’informazione, 9,2%), il 17,6% opera nel manifatturiero (su tutti: fabbricazione di macchinari, 3,1%; fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, 2,8%;), mentre il 3,4% opera nel commercio. In alcuni settori economici l’incidenza delle startup innovative sul totale delle nuove società di capitali appare rilevante. È una startup innovativa l’8,3% di tutte le nuove società che operano nel comparto dei servizi alle imprese; per il manifatturiero, la percentuale corrispondente è 5,1%.

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Analizzando la composizione delle compagini sociali, le startup con una prevalenza femminile – ossia, in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne – sono 1.468, il 13,5% del totale: incidenza nettamente inferiore rispetto al 21,9% osservato prendendo in esame l’universo delle neo-società di capitali. Le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.704, il 43,2% del totale: una quota anch’essa inferiore, seppur in minor misura, a quella fatta registrare dalle altre nuove società di capitali (47,0%). Le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 2.153, il 19,8% del totale. Si tratta di un dato di oltre tre punti percentuali superiore rispetto a quello riscontrato tra le nuove aziende non innovative (16,6%).

Passando al piano dell’occupazione, le startup impiegano complessivamente più di 61 mila persone, almeno 50 mila delle quali sono soci di capitale dell’azienda. Elevata la rappresentazione di imprese fondate da under-35 (il 19,8% del totale), mentre risultano sottorappresentate le imprese femminili: 13,5%, contro un 21,9% registrato nel complesso delle società di capitali. Scendendo nel dettaglio delle startup innovative, il report precisa che a fine settembre 2019 risultavano presenti 4.372 organizzazioni con almeno un dipendente (160 in più rispetto a fine giugno), pari al 41,2% del totale. Le startup innovative impiegavano a fine settembre dello scorso anno 13.803 persone, 781 in meno rispetto al secondo trimestre 2019. Il numero medio degli addetti per startup innovativa, sempre al terzo trimestre 2019, è pari a 3,2, contro i 3,5 registrati tre mesi prima.

Nel 2018 peggiorano, anche se lievemente, i dati economici

Venendo infine agli indicatori economici e finanziari, il report premette che i dati di bilancio attualmente disponibili, relativi al 2018, coprono il 61,2% delle startup iscritte al 31 dicembre 2019: 6.657 su 10.882. Tra le imprese così circoscritte, il valore della produzione medio per impresa nell’esercizio 2018 risulta pari a oltre 175 mila euro, dato in calo rispetto al trimestre precedente (circa 12 mila euro in meno). L’attivo medio è pari a poco più di 311 mila euro per startup, in contrazione di circa 19 mila euro rispetto alla precedente rilevazione. Considerando, infine, la produzione complessiva, il dato ammonta a 1,17 miliardi di euro, inferiore di poco meno di 31,3 milioni di euro rispetto a quello registrato al termine del trimestre precedente (1,2 miliardi di euro euro). Il dato sul valore mediano della produzione è pari a 35 mila euro, un valore più basso rispetto alla media (175.445,52 euro). Il reddito operativo complessivo registrato nel 2018 è negativo per 85,6 milioni di euro, in peggioramento di oltre due milioni rispetto a tre mesi fa (circa – 83 milioni).

Nel 2018 permane tra le startup innovative una maggioranza di società in perdita: 52,1% (dato di due decimi di punto percentuale più basso rispetto alla precedente rilevazione), contro la restante parte (47,9%) che segnala un utile di esercizio. Com’è fisiologico per imprese a elevato contenuto tecnologico, che hanno tempi più lunghi di accesso al mercato, l’incidenza delle società in perdita tra le startup innovative (pari al 52,1%) risulta sensibilmente più elevata rispetto a quella rilevabile tra le nuove società di capitali non innovative (pari al 31,9%). Gli indicatori di redditività Roi e Roe delle startup innovative registrano valori negativi; se però ci riferisce soltanto a quelle in utile, gli indici sono sensibilmente migliori di quelli fatti riportare dalle altre società di capitali (Roi: 0,12 contro 0,06, mentre il Roe è 0,26 contro 0,17).

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