FESTIVAL ECONOMIA TRENTO

Criptovalute, l’allarme di Savona: “A rischio vantaggi digitalizzazione”

Secondo il presidente della Consob i richiami delle autorità di controllo sulle monete virtuali restano vani. Necessario creare un framework ad hoc integrato con la normativa esistente per evitare contraccolpi a livello mondiale

Pubblicato il 03 Giu 2022

paolo savona

“Se si consente ai privati di stampare moneta, come sta succedendo con i bitcoin negli Stati Uniti, il sistema diventa sempre più complesso, e i vantaggi della digitalizzazione si perdono, per non parlare poi per le difficoltà che vivrebbero gli istituti di vigilanza e gli organi regolatori”. A parlare è Paolo Savona, presidente della Consob, che nel corso di un incontro sulle criptovalute che si è tenuto oggi al festival dell’Economia di Trento ha affrontato il tema a tutto tondo.

Una potenziale bomba atomica finanziaria

Con le criptovalute siamo davanti “a un mondo virtuale che non riusciamo più a controllare” e “la bomba atomica è il rischio di una rottura del mercato monetario e bancario internazionale”. Savona ha quindi proposto una grande conferenza internazionale che come avvenne dopo la Seconda Guerra mondiale con la conferenza di Bretton Woods, fissi le regole per la definizione delle criptoattività. L’inziativa potrebbe prendere il via dall’Ocse, dove l’ex Commissario Consob Carmine Di Noia, citato da Savona, ha preso la guida della direzione degli affari finanziari. Secondo il presidente della Consob bisogna scegliere la soluzione più semplice: “La moneta resti pubblica e in mano alla banca centrale anche perché la moneta privata è un enorme disturbo per la politica monetaria” che deve poter trasmettere i suoi impulsi al sistema economico. La condizione in cui versa il mercato delle criptovalute è quella del suo sostanziale autogoverno delle quantità tramite i prezzi, che impone una sua regolamentazione per garantire la stabilità finanziaria”. Una regolamentazione, ha aggiunto Savona, “si potrà forse raggiungere dopo novembre 2022, quando le 18+8 istituzioni americane coinvolte con l’ordinanza firmata dal Presidente degli Stati Uniti risponderanno ai quesiti da lui posti, dalla nascita e circolazione delle criprovalute e dalla loro ibridazione degli strumenti tradizionali, spingendosi fino a considerare le implicazioni geopolitiche e geostrategiche del loro sviluppo”.

La necessità di sviluppare una normativa ad hoc

Il problema, secondo Savona, è che “l’uso delle criptovalute ha investito il funzionamento del mercato monetario e finanziario a livello globale e ha indotto le autorità di molti Paesi a studiare e a proporre un’integrazione della normativa vigente. Ben conosciamo l’abilità del mercato di trovare il modo di aggirare le norme esistenti e, in questo caso, di sfruttare con rapidità i vantaggi dell’assenza di una regolamentazione pubblica”.

D’altra parte, “l’espansione delle quantità e delle diverse forme delle cosiddette cryptocurrency è stata tale che si impone l’integrazione di questa nuova realtà del mercato nella normativa esistente; affinché possa essere fatto su basi razionali, è necessario che l’operatività dell’insieme di questi strumenti virtuali venga collocata nella teoria economica conosciuta. Non si tratta di un vezzo intellettuale, ma di una necessità che, per qualsiasi fenomeno monetario e finanziario, ha storicamente richiesto la messa a punto di una teoria esplicativa di come funziona il relativo mercato”, ha detto Savona.

“L’interesse per ogni forma di cryptocurrency”, ha aggiunto, “è aumentato a seguito della stretta connessione venutasi a creare tra moneta e finanza tradizionali per fronteggiare la crisi finanziaria mondiale del 2008 e si è accentuato a seguito del maggior ricorso ai computer indotto dal lockdown per motivi sanitari. Tuttavia, la vera spinta è provenuta dalle attese di guadagno che le cryptocurrency mostravano di avere o solo promettevano, con i bitcoin che hanno svolto il ruolo di ‘mosca cocchiera’ della nota favola di La Fontaine”, ha proseguito Savona che ha aggiunto: “Di questa nuova economics sono già stati messi in evidenza alcuni aspetti, non inquadrati però in una visione complessiva dei mercati monetari e finanziari nazionali e globali; si è discusso principalmente se le criptovalute abbiano natura di moneta o di strumento finanziario, senza pervenire a una comune conclusione, né a livello privato, nè ufficiale”.

Sulle criptovalute “i richiami di attenzione delle autorità di controllo, sostitutivi delle necessarie norme regolatorie, si sono mostrati scarsamente efficaci, come testimoniano i recenti eventi di caduta dei valori delle criptovalute. Le vendite massicce di stablecoin garantiti da Bitcoin hanno creato difficoltà per taluni intermediari del settore che hanno reagito avvertendo la clientela che, se avessero causato il loro collasso accelerando le vendite, avrebbero perso i loro risparmi. Non credo si possa essere più chiari di così sulle conseguenze dell’assenza di protezione legale regolamentata in questo mercato”, ha rilanciato il presidente della Consob. Sul piano teorico, ha ricordato Savona, “l’effetto è simile a quello che si determina sui depositi bancari in caso di loro fuga, se non esiste un prestatore di ultima istanza o un’istituzione che svolga simile funzione”.

Il futuro dell’euro digitale

Savona poi ha infine il tema dell’euro digitale. “Da alcuni anni si dibatte se la soluzione del problema insorto con gli sviluppi delle criptovalute possa e debba venire con la loro sostituzione, non è ancora chiaro se totale o parziale, con una moneta ‘digitale’ pubblica; tuttavia, anche questa soluzione solleva problemi di natura istituzionale e tecnologica”, ha precisato Paolo Savona. “Se la digitalizzazione consistesse nell’ampliamento e perfezionamento di questa forma già largamente usata nei pagamenti correnti per creare una cashless society insorgerebbe solo il problema di indicare quale contabilità distributed ledger verrà usata e di redigere un programma di transizione normativa-tecnologica verso il nuovo regime monetario. Se invece”, ha proseguito, “la moneta digitale pubblica fosse una moneta che entra in competizione con le criptovalute, il problema principale consisterebbe nel garantire alle autorità l’accesso alle informazioni contabilizzate su Blockchain“. Se infine le monete digitali pubbliche “si sostituissero integralmente alle criptovalute, nascerebbero problemi di riorganizzazione del regime bancario vigente, in quanto i depositi uscirebbero dal circuito monetario. Questo mutamento confinerebbe l’attività delle banche nel circuito finanziario, quello della mera gestione del risparmio e dei pagamenti, sollevando problemi di definizione delle regole comuni di governo”.

In definitiva, “non basta sapere che l’euro sarà digitalizzato, bisogna sapere come lo sarà. Bisogna per esempio interrogarsi sul futuro dei depositi bancari, che rischierebbero di perdere la natura di moneta. In questo caso, le banche uscirebbero dal circuito monetario, entrando in quello finanziario, e qui nascerebbe una piccola rivoluzione istituzionale”.

La stretta di New York

New York approva un provvedimento che vieta alcune operazioni di mining di Bitcoin basate su fonti energetiche a carbone per ridurre le emissioni. La misura va ora al governatore Kathy Hochul che potrebbe firmarla e trasformala in legge o esprimere il proprio veto. Se Hochul firmera’ New York diventera’ il primo stato americano a vietare infrastrutture per le tecnologia blockchain, riporta Cnbc, con implicazioni profonde negli Stati Uniti, che sono capofila dell’industria globale di mining di Bitcoin.

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