Chip, big tech in pressing sul Congresso Usa: "Stanziare subito 50 miliardi" - CorCom

STRATEGIE

Chip, big tech in pressing sul Congresso Usa: “Stanziare subito 50 miliardi”

La neonata Semiconductors in America Coalition, che vede insieme i Gafa e le aziende produttrici di semiconduttori, chiede di finanziare il Chips Act presentato dal presidente Biden. Ma è scontro con le case automobilistiche

11 Mag 2021

Federica Meta

Giornalista

Big tech e produttori di chip in pressing sulle istituzioni Usa. Apple, Microsoft e Alphabet Google, tra i maggiori acquirenti di chip al mondo, insieme ad aziende del comparto dei semiconduttori, tra cui Intel, hanno istituito una coalizione per sollecitare l’erogazione di sussidi governativi che potrebbero arginare la crisi che affligge il settore.

La neonata Semiconductors in America Coalition, che comprende anche Amazon Web Services, ha chiesto al Congresso di dare in temi rapidi l’ok al Chips for America Act, per il quale il presidente Joe Biden ha chiesto 50 miliardi di dollari.

“Un solido finanziamento del Chips Act aiuterebbe l’America ad avere la catene di approvvigionamento più resilienti” ha spiegato la coalizione in una lettera inviata ad entrambe le camere del Congresso.

La carenza globale di chip ha colpito duramente soprattutto le case automobilistiche con Ford che potrebbe addirittura decidere di dimezzare la produzione nel secondo trimestre. Motivo per cui, nelle scorse settimanane, le associazioni di categoria hanno, a loro volta, sollecitato l’amministrazione Biden ad impegnarsi per garantire la fornitura di chip alle fabbriche di automobili.

Ma la Casa Bianca sarebbe riluttante a utilizzare una legge sulla sicurezza nazionale, che servirebbe a reindirizzare i chip destinati al comparto dell’elettronica verso le case automobilistiche perché potrebbe danneggiare altre industrie.

La Semiconductors in America Coalition, a cui partecipano anche  che AT&T, Cisco Systems, General Electric, Hewlett Packard Enterprise e Verizon Communications, ha messo in guardia il governo dal mettere in pratica azioni che andrebbero a favore di un singolo settore, come le case automobilistiche. “Il governo dovrebbe astenersi dall’intervenire mentre l’industria lavora per correggere l’attuale squilibrio tra domanda e offerta alla base della crisi”, si legge nella missiva.

Va detto però che le grandi aziende tecnologiche stanno soffrendo per la carenza di semiconduttori ma certamente meno delle case automobilistiche. Apple, ad esempio, stima di perdere tra i 3 e i 4 miliardi di dollari  sulle vendite nel trimestre in corso; si tratta, secondo la società di analisi Refinitiv, solo di una piccola parte dei quasi 73 miliardi che la Mela potrebbe “incassare” nei prossimi mesi.

La crisi dei chip: le cause

La crisi ha una doppia causa. La pandemia ha spostato la produzione di chip verso altri settori come quelli dell’elettronica di consumo e la ripresa economica più rapida del previsto che ha visto molte aziende – quelle dell’automotive in testa- aumentare la loro domanda.

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Secondo Bloomberg l’industria dei semiconduttori vale circa 500 miliardi. Ma la produzione è concentrata in pochi paesi come Corea del Sud, Taiwan e Giappone mentre Cina e Usa producono meno di quanto consumano; inoltre a Pechino e Washington hanno tenuto per sé tutti i semiconduttori conduttori prodotti “in casa”, andando ad aggravare ulteriormente la crisi.

A dettare legge in questo mercato sono solo due gruppi che hanno sede in Estremo Oriente. La Tsmc di Taiwan e la coreana Samsung che da sole coprono il 70% del mercato mondiale. Con una differenza notevole fra i due gruppi: Samsung utilizza i microprocessori innanzitutto per le sue apparecchiature. E in ogni caso i concorrenti non hanno molta voglia di rifornirsi da un gruppo con cui sono in competizione sul mercato di consumo.

​Tsmc ha da poco approvato un altro investimento da tre miliardi di dollari per aumentare la capacità produttiva. Vuole consolidarsi come la a più grande fonderia di semiconduttori al mondo, che tra i suoi clienti può annoverare Apple e Qualcomm che negli anni scorsi avevano ceduto le proprie linee di produzione.

La Taiwan Semiconductor Manufacturing Co Ltd, prevede di essere in grado di far fronte alle richieste minime (minimum requirement) dei propri clienti di chip per auto entro la fine di giugno. Parlando al programma “60 Minutes” della Cbs, il presidente della Tsmc, Mark Liu, ha dichiarato che la compagnia ha avuto notizia per la prima volta delle carenze di chip a dicembre e già dal mese successivo hanno iniziato a cercare di produrre il maggior numero di chip possibile per le case automobilistiche. Liu ha poi affermato: “Oggi pensiamo di poter far fronte alle richieste minime dei nostri clienti entro la fine di giugno”. Alla domanda se intendesse dire che la carenza di chip per auto sarebbe finita in due mesi, ha risposto “no”, aggiungendo: “C’è uno scarto di tempo. Soprattutto nei chip per auto, la catena di approvvigionamento e’ lunga e complessa. La fornitura richiede dai sette agli otto mesi”.

La strategia degli Usa

Senza un aumento di produzione la ripresa post pandemia verrà messa a dura prova. Per questo motivo il presidente americano Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo mettendo a disposizione 40 miliardi di dollari per sviluppare la produzione made in Usa. A questo si aggiungono l’American Jobs Act e il Chips for American Act, 50 miliardi di dollari in 5 anni per l’industria dei semiconduttori sotto forma di sovvenzioni aggiuntive e iniziative di R&D.

Secondo Boston Consulting Group, nel complesso questo programma sarebbe efficace nell’invertire il declino degli ultimi 30 anni nella produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, permettendo la costruzione di 19 fabbriche nei prossimi dieci anni, capaci di riportare la quota statunitense della produzione mondiale nel settore al 24%.

E le aziende si stanno già attrezzando. Intel ha già annunciato un investimento totale da 20 miliardi di dollari per la creazione di due nuove fabbriche di semiconduttori in Arizona, che dovrebbero iniziare la produzione nel 2024. Sempre in Arizon dovrebbe sorgere l’impianto da 17 miliardi di dollari di Samsung Electronics e quello da 12 miliardi di dollari che Tsmc si è impegnata a costruire entro il 2023 sotto la pressione politica dell’amministrazione Trump.

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