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Crittografia post-quantum: Aruba e Abinsula testano la sicurezza delle auto connesse



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Il progetto europeo PiQASO porta gli algoritmi quantum-safe nelle comunicazioni tra veicoli e infrastrutture. Al centro Pki, trust services e interoperabilità

Pubblicato il 28 lug 2026



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La crittografia post-quantum esce dai laboratori e si confronta con uno dei contesti digitali più complessi: lo scambio di dati tra veicoli connessi e infrastrutture stradali. Aruba e Abinsula collaboreranno nell’ambito di PiQASO, progetto europeo che punta a sviluppare e validare servizi crittografici resistenti ai futuri computer quantistici, verificandone l’impiego su sistemi già operativi e senza richiedere hardware specializzato.

Aruba metterà a disposizione una Public Key Infrastructure di test, la documentazione tecnica e le competenze maturate nei servizi fiduciari. Le risorse saranno integrate nel proof of concept sviluppato da Abinsula per proteggere le comunicazioni Vehicle-to-Infrastructure, ossia il flusso di informazioni tra automobili, dispositivi di bordo e infrastrutture connesse.

L’obiettivo non è dimostrare soltanto che gli algoritmi quantum-safe funzionano. La sperimentazione dovrà verificare se possono essere inseriti nelle architetture esistenti, dialogare con standard e protocolli già adottati e sostenere volumi, latenze e requisiti di affidabilità tipici delle applicazioni industriali. È questo il passaggio decisivo per trasformare la sicurezza post-quantistica da tema di ricerca a percorso operativo per imprese e amministrazioni.

PiQASO porta la ricerca nei sistemi industriali

PiQASO, acronimo di Post-Quantum Cryptography As-a-Service for Common Transmission Systems and Infrastructures, è cofinanziato dall’Unione europea attraverso il Digital Europe Programme. Avviato nel gennaio 2025 e previsto fino alla fine del 2027, il progetto riunisce partner industriali e tecnologici europei con l’obiettivo di ridurre la distanza tra standardizzazione, sviluppo software e adozione sul campo.

Il modello scelto è quello as-a-service. Gli strumenti crittografici saranno messi a disposizione come componenti modulari, utilizzabili attraverso servizi integrabili nelle infrastrutture già installate. L’approccio punta a contenere la complessità della migrazione, evitando che ciascuna organizzazione debba costruire autonomamente l’intera catena tecnologica necessaria a generare, distribuire, gestire e revocare chiavi e certificati post-quantistici.

Il Digital Europe Programme è orientato proprio alla diffusione su larga scala delle tecnologie digitali presso imprese, cittadini e Pubblica amministrazione, con una particolare attenzione alle capacità strategiche europee. Nel programma di lavoro 2025-2027 la Commissione ha destinato 1,3 miliardi di euro allo sviluppo e all’adozione di tecnologie critiche, comprese cybersecurity, cloud, intelligenza artificiale e competenze digitali.

PiQASO si colloca quindi in una politica industriale più ampia. Bruxelles non considera più la crittografia post-quantistica esclusivamente come una materia scientifica, ma come una componente della resilienza digitale europea. La capacità di disporre di tecnologie, competenze e servizi controllabili all’interno dell’Unione diventa rilevante anche in termini di sovranità tecnologica e continuità operativa delle infrastrutture critiche.

Perché l’automotive è un banco di prova strategico

Il caso d’uso seguito da Abinsula riguarda le comunicazioni V2I, attraverso le quali un veicolo può scambiare informazioni con semafori intelligenti, sensori stradali, sistemi di gestione del traffico, piattaforme cloud e altre componenti dell’ecosistema della mobilità connessa.

Questi collegamenti devono garantire autenticità, integrità e riservatezza. Non basta impedire che un messaggio venga intercettato: è necessario verificare che provenga realmente dal veicolo o dall’infrastruttura dichiarata, che non sia stato alterato e che certificati e credenziali siano ancora validi. In prospettiva, la crescita dei veicoli software-defined e delle funzioni di guida assistita renderà tale catena di fiducia ancora più importante.

L’automotive presenta inoltre condizioni particolarmente impegnative. I sistemi di bordo hanno cicli di vita lunghi, risorse di calcolo non sempre paragonabili a quelle di un data center e requisiti stringenti in termini di latenza. Un algoritmo sicuro sul piano matematico può risultare poco adatto se produce chiavi, firme o certificati troppo pesanti, aumenta i tempi di risposta o richiede modifiche invasive al software embedded.

La sperimentazione consentirà dunque di misurare gli effetti della nuova crittografia non soltanto sulla protezione del dato, ma anche sulle prestazioni complessive. Dovranno essere analizzati il carico computazionale, la dimensione dei messaggi, i tempi di verifica delle firme, la gestione dei certificati e la compatibilità con i protocolli di comunicazione già utilizzati.

Per l’industria automobilistica il tema riguarda anche la supply chain. Costruttori, produttori di componenti, sviluppatori software, operatori di telecomunicazioni e gestori delle infrastrutture dovranno coordinare aggiornamenti e responsabilità. Una migrazione non sincronizzata potrebbe creare punti deboli proprio nelle interfacce tra soggetti diversi.

Il ruolo della Pki e dei servizi fiduciari

Il contributo di Aruba consiste nell’estendere il proof of concept con una Pki di test e un ecosistema di trust services. La Pki rappresenta l’infrastruttura attraverso cui vengono emessi e gestiti certificati digitali, associando una chiave crittografica a un’identità, un dispositivo o un servizio.

Nel caso delle comunicazioni tra veicoli e infrastrutture, la Pki può permettere ai diversi nodi della rete di riconoscersi reciprocamente e di stabilire canali affidabili. Il suo adeguamento agli algoritmi post-quantistici è quindi centrale: sostituire un algoritmo senza intervenire sui processi di emissione, rinnovo, verifica e revoca dei certificati non sarebbe sufficiente.

La piattaforma fornita da Aruba sarà utilizzata per verificare la compatibilità delle tecnologie quantum-safe con i processi dei servizi fiduciari digitali e con il quadro europeo eIdas. Quest’ultimo disciplina strumenti come firme, sigilli, marche temporali, recapiti certificati e certificati per l’autenticazione dei siti web, stabilendo le condizioni per il riconoscimento transfrontaliero dei servizi.

Il test assume così una rilevanza che supera l’automotive. Le stesse logiche potranno interessare identità digitali, documenti elettronici, transazioni tra imprese, servizi cloud e procedimenti della Pubblica amministrazione. Qualunque sistema fondato su certificati e chiavi pubbliche dovrà infatti essere analizzato per capire quali componenti siano esposte al rischio quantistico e come sostituirle senza interrompere i servizi.

“La transizione verso la crittografia post-quantum non può essere affrontata soltanto sul piano teorico, ma richiede ambienti di prova, interoperabilità e verifiche su casi d’uso concreti”, sottolinea Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba. Secondo il manager, il progetto consente di testare tecnologie quantum-safe in un ecosistema europeo e multisettoriale, verificandone la compatibilità con standard, infrastrutture e applicazioni reali e creando le condizioni per una migrazione “progressiva, sostenibile e governata”.

La standardizzazione accelera, ma la migrazione sarà lunga

Il progetto prende forma mentre il quadro internazionale diventa più definito. Nell’agosto 2024 il National Institute of Standards and Technology statunitense ha pubblicato i primi tre standard definitivi per la crittografia post-quantistica: Fips 203 per l’incapsulamento delle chiavi e Fips 204 e 205 per le firme digitali. Il Nist ha invitato le organizzazioni a iniziare la pianificazione della migrazione, individuando prodotti, protocolli e applicazioni che utilizzano algoritmi vulnerabili.

La disponibilità degli standard, tuttavia, non equivale a una sostituzione immediata. Le organizzazioni devono prima realizzare un inventario delle dipendenze crittografiche, spesso distribuite tra applicazioni, librerie software, apparati di rete, dispositivi industriali e servizi acquistati da fornitori esterni.

Occorre inoltre considerare la minaccia definita “harvest now, decrypt later”. Un attaccante può intercettare oggi informazioni cifrate e conservarle, nella prospettiva di decifrarle quando saranno disponibili capacità quantistiche sufficienti. Il problema è particolarmente rilevante per dati industriali, sanitari, governativi o personali che devono rimanere riservati per molti anni.

L’Unione europea ha già tradotto questa esigenza in una tabella di marcia coordinata. Nel giugno 2025 gli Stati membri, con il supporto della Commissione, hanno definito un percorso comune per avviare la transizione, riconoscendo la necessità di agire prima che computer quantistici crittograficamente rilevanti diventino disponibili.

La priorità non è prevedere con esattezza quando arriverà quella soglia tecnologica. È evitare che il momento dell’eventuale svolta trovi imprese e istituzioni ancora dipendenti da sistemi impossibili da aggiornare rapidamente.

La crypto agility diventa un requisito architetturale

In questo scenario assume un ruolo centrale la crypto agility, ossia la capacità di aggiornare o sostituire algoritmi, chiavi, certificati e librerie senza riprogettare integralmente un’applicazione o un’infrastruttura.

L’approccio è diverso da una semplice migrazione una tantum. Gli standard post-quantistici continueranno a evolvere, mentre nuove vulnerabilità potrebbero emergere durante l’adozione su larga scala. Le organizzazioni devono quindi prepararsi a cambiare più volte le componenti crittografiche nel corso del ciclo di vita dei propri sistemi.

Per l’automotive la questione è particolarmente delicata. Un veicolo può rimanere in circolazione per oltre un decennio, mentre algoritmi e requisiti di sicurezza cambiano con maggiore rapidità. Senza aggiornamenti software sicuri e un’architettura modulare, il rischio è che componenti ancora funzionali diventino obsolete dal punto di vista della protezione digitale.

Anche la roadmap europea indica la crypto agility come principio fondamentale: le routine crittografiche devono poter essere aggiornate o sostituite senza obbligare alla completa sostituzione dell’applicazione o del dispositivo sottostante.

PiQASO prova a trasformare questo principio in un servizio operativo. Il modello as-a-service può semplificare la distribuzione degli aggiornamenti e centralizzare parte della gestione, ma apre a sua volta interrogativi su affidabilità, disponibilità, dipendenza dal fornitore e localizzazione delle componenti più sensibili.

Prestazioni e interoperabilità restano i nodi da sciogliere

La crittografia post-quantistica non è una tecnologia priva di compromessi. Alcuni algoritmi richiedono chiavi o firme più grandi rispetto a quelle utilizzate oggi. L’impatto può essere limitato in un data center, ma diventare significativo su dispositivi con poca memoria, connessioni intermittenti o applicazioni in tempo reale.

Anche l’integrazione con protocolli e apparati esistenti può introdurre vulnerabilità. Enisa ha evidenziato che il passaggio a nuovi crittosistemi non garantisce automaticamente un livello di sicurezza superiore: implementazioni immature, errori di configurazione e combinazioni non adeguatamente validate potrebbero ridurre la protezione complessiva. L’agenzia europea sottolinea perciò la necessità di progettare nuovi protocolli e studiare con attenzione l’inserimento degli algoritmi post-quantistici nei sistemi attuali.

Una delle strategie considerate nella fase di transizione è l’impiego di architetture ibride, nelle quali algoritmi tradizionali e post-quantistici operano insieme. In questo modo la sicurezza non dipende esclusivamente da uno schema ancora relativamente nuovo. La contropartita è un aumento della complessità, con ulteriori costi computazionali e gestionali.

Il valore della sperimentazione condotta da Aruba e Abinsula dipenderà quindi dalla capacità di documentare anche i limiti. Tempi di risposta, consumo di risorse, errori di interoperabilità e difficoltà nella gestione del ciclo di vita dei certificati saranno informazioni importanti quanto il corretto funzionamento del proof of concept.

Dalla sperimentazione alla strategia per imprese e Pa

Per le aziende, prepararsi alla transizione significa partire dalla governance. Il primo passo è conoscere dove viene utilizzata la crittografia: applicazioni, firme digitali, reti private, sistemi di autenticazione, dispositivi Iot, servizi cloud, backup e scambi con clienti e fornitori.

La Pubblica amministrazione dovrà affrontare un perimetro ancora più ampio, comprendente identità, documenti con validità pluriennale, banche dati strategiche e infrastrutture critiche. La conformità normativa sarà necessaria, ma non sufficiente. Serviranno competenze, strumenti di inventario e procedure per testare gli aggiornamenti senza compromettere la continuità dei servizi.

In questa prospettiva, il contributo di Aruba collega il tema quantum-safe a un mercato già consolidato, quello delle Certification Authority e dei prestatori di servizi fiduciari. È un passaggio rilevante perché la transizione non avverrà attraverso un’unica tecnologia, ma lungo una catena che comprende standard, software, infrastrutture, certificazioni e responsabilità organizzative.

PiQASO non risolve da solo questa complessità. Può però fornire evidenze su come applicare i nuovi algoritmi in settori nei quali sicurezza, prestazioni e interoperabilità devono procedere insieme. La sfida non consiste nel sostituire rapidamente tutta la crittografia esistente, ma nel costruire sistemi capaci di evolvere senza perdere affidabilità.

È su questo terreno che la sicurezza post-quantistica diventerà un tema industriale. Non quando arriverà un computer quantistico in grado di minacciare gli algoritmi attuali, ma quando imprese e istituzioni inizieranno a riprogettare servizi, responsabilità e catene di fiducia per non farsi trovare impreparate.

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