Crollano i post, aria di crisi per Facebook - CorCom

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Crollano i post, aria di crisi per Facebook

Nel terzo trimestre di quest’anno solo il 37% degli iscritti ha postato qualcosa. Un calo del 22%. E il social corre ai ripari mostrando pagine “promemoria” nella speranza che invoglino a pubblicare nuovi contenuti

03 Nov 2015

F.Me

Gli utenti di Facebook stanno pubblicando meno contenuti. Lo dicono i dati GlobalWebIndex, riportati dal Wall Street Journal: nel terzo trimestre solo il 34% degli iscritti ha aggiornato il proprio stato e il 37% ha postato qualcosa, percentuali in calo rispetto al 50% e 59% (rispettivamente) di un anno fa.

Per far fronte a questa tendenza, il social da maggio scorso ha iniziato a mostrare agli utenti dei “promemoria” di eventi e giornate speciali, in un test volto a invogliare a postare.

Il 65% degli utenti della piattaforma – dato di giugno – visita la rete sociale quotidianamente, e quindi vede gli spot da cui derivano le entrate di Facebook. La flessione dei contenuti pubblicati, tuttavia, potrebbe rappresentare un problema nel lungo periodo, facendo perdere appeal al social network.

Nei giorni scorsi il social network ha dato il via libera all’uso di pseudonimi e soprannomi sui profili. Dopo la protesta delle comunità Lgbt, che spesso utilizzano nomi di fantasia in fase di registrazione, la compagnia fondata e guidata da Mark Zuckerberg si appresta a introdurre due novità dopo i test che verranno effettuati a dicembre.

Innanzitutto tra le proprie info si potrà inserire una nota per spiegare il perché del nome utilizzato: una mossa che “aiuterà il nostro team a capire meglio la situazione”, ha spiegato il manager Alex Shultz in una lettera indirizzata alle comunità lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Inoltre, Facebook renderà più complicate le segnalazioni sugli utenti che utilizzano nomi falsi, per scoraggiare l’abuso dello strumento delle segnalazioni e tutelare chi decide di utilizzare uno pseudonimo. Il social network continuerà comunque a chiedere di utilizzare i propri nomi reali perché, commenta Shultz, “rende Facebook più sicuro ed è più difficile nascondere dietro l’anonimato molestie, bullismo o frodi”.

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