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IL CASO

Csi Piemonte, Anac: niente servizi in-house se si cede ramo d’azienda

L’autorità anticorruzione conferma il parere sulla società che gestisce il servizio informatico del Comune di Torino. Chiamparino: “Il problema industriale rimane”. Il Cda del consorzio: “Urgente convocare i soci per decidere il da farsi”

12 Mag 2017

A.S.

Anac ha confermato il parere sul Csi di Torino, consorzio che gestisce il servizio informatico e di elaborazione dati della Regione Piemonte, in risposta al quesito avanzato dal Comune di Torino. Di fatto se si concluderà la cessione di un ramo d’azienda, il Csi non potrà ottenere affidamenti in house. Ne dà notizia in una nota la Regione Piemonte. “Abbiamo ricevuto il parere dell’Anac, ne prendiamo atto con rispetto” anche se la posizione espressa dall’Autorità Anticorruzione “non risolve il problema industriale del Csi” hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e l’assessore alle attività produttive con delega alle Partecipate Giuseppina De Santis. “Approfondiremo ulteriormente disponibili a valutare altre proposte, se arriveranno dagli altri soci, ben sapendo tuttavia che, come lo stesso parere di Anac sottolinea, la strada di massimizzare gli affidamenti, visti gli obblighi di legge di verificare la congruità degli importi e di ricorrere a Consip o ad altri soggetti aggregatori, non è percorribile” hanno aggiunto Chiamparino e Desantis.

“Abbiamo appreso del nuovo parere rilasciato dall’Anac in merito alla procedura in corso del Csi. Con questo atto vengono confermati per la seconda volta tutti i dubbi sulla legittimità della procedura che, più volte, avevamo avanzato sin dal nostro insediamento – afferma l’assessore ai Sistemi informativi del Comune di Torino, Paola Pisano – Crediamo che l’efficienza della macchina comunale debba passare necessariamente da una riorganizzazione in particolare dei servizi informatici e che il Csi costituisca un importante bagaglio di esperienze e competenze”. L’assessore ha poi annunciato l’intenzione del Comune di “chiedere agli altri soci di incontrarci a breve per identificare quali possano essere a questo punto le procedure utilizzabili seguendo le indicazioni Anac e la normativa attualmente in vigore”.

Il cda del Csi Piemonte “non condivide il merito” del parere dell’Anac, e ritiene “doveroso ridare la parola ai consorziati” convocando “al più presto l’assemblea per le decisioni da assumere alla luce del parere dell’Anac“. Lo annuncia una nota del Consorzio. “Il mandato conferito al consiglio di amministrazione era quello di verificare se ci fosse un mercato e se fosse disponibile a partecipare ad una gara per la valorizzazione di alcuni asset del Consorzio. Proprio per la peculiarità e complessità intrinseca del settore dell’ICT, era stata scelta la procedura del dialogo competitivo così come disciplinata dal nostro ordinamento”. “La finalità – viene ribadito – era quella di capire se ci fossero e a quali condizioni contrattuali, dei privati interessati a sviluppare progetti industriali mirati alla salvaguardia e sviluppo delle competenze del Consorzio”. “Alla luce del parere dell’Anac e rimettendo ogni decisione in merito all’Assemblea dei consorziati, il Consiglio di Amministrazione ritiene il suo compito esaurito lasciando all’Assemblea la più ampia libertà per individuare le soluzioni giuridiche ed organizzative, anche di governance adeguate per dare un futuro certo e sostenibile al Consorzio” si conclude.

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