Daniele doesn't matter: “Siamo scialacquatori di dati, serve un passo indietro” - CorCom

DIGITALI E RESPONSABILI

Daniele doesn’t matter: “Siamo scialacquatori di dati, serve un passo indietro”

Il noto youtuber accende i riflettori sull’importanza dell’immagine in Rete e della reputation: “Tutto si ripercuote nel mondo fisico”

04 Dic 2017

Domenico Aliperto

“Essere consapevoli sul Web significa comprendere che qualsiasi azione compiuta on line ha una ripercussione anche sul mondo fisico, e che l’immagine di sé che si condivide in Rete è parte integrante di quella che si trasmette nella realtà”. Così lo youtuber Daniele doesn’t matter, nome d’arte di Daniele Selvitella, sintetizza l’idea che ha maturato facendo della pubblicazione di video sulla piattaforma di Google un vero e proprio mestiere. Selvitella ha parlato stamani al Politecnico di Milano, in occasione dell’ultima tappa (dopo Roma, Palermo, Napoli e Firenze) di Digitali e Responsabili, il roadshow che il capitolo italiano di Mountain View, ha dedicato all’uso consapevole delle nuove tecnologie.

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Oltre a raccontare la propria esperienza, ricordando che il suo si è rivelato uno sbocco professionale impensabile quando aveva iniziato a girare e pubblicare video, nel 2008, Daniele doesn’t matter ha posto l’accento sulla necessità di ponderare bene il tipo di informazioni che si caricano on line. “Su Facebook, anche se molti non ne sono consapevoli, ciascuno di noi ha una propria linea editoriale: rappresenta l’immagine che di noi stiamo dando al mondo, ma non solo: è l’atteggiamento che definisce il tipo di persona che siamo, a prescindere che ci si ponga o meno come un influencer. Sta dunque a noi valutare cosa comunicare, ma soprattutto sta a noi controllare gli strumenti che ci offrono portali, applicazioni e vari social network per gestire informazioni e privacy. La rapidità con cui si è sviluppata Internet – e la fiducia che le abbiamo accordato – ci ha reso in un certo senso degli scialacquatori di dati. Basti pensare alla diffidenza che avevamo fino a non più di dieci anni fa nel momento in cui un portale ci richiedeva nome e cognome: ci si pensava due volte prima di lasciare i propri dati. Ed è proprio ciò che credo si debba tornare a fare oggi. Occorre un passo indietro. Che non significa tanto non acconsentire alla cessione delle informazioni personali, quanto piuttosto riflettere nel momento in cui lo si fa, con la consapevolezza di cosa si sta cedendo, a chi e per quale contropartita”.  

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