IL REPORT

Data center, 3mila miliardi di dollari di investimenti al 2030: Big tech in pole



Indirizzo copiato

Gi hyperscaler statunitensi Microsoft, Amazon, Alphabet, Oracle, Meta e CoreWeave sono sulla buona strada per raggiungere i 500 miliardi solo nel 2026. Per i capitali si mobiliteranno le banche e mercati come quelli degli asset-based securities. Ma la quantità di debito farà esplodere la bolla dell’AI?

Pubblicato il 14 gen 2026



strategia italiana data center, servizi per data center, data center Italia

Prosegue senza sosta, sotto la spinta del boom di cloud e AI, la spesa delle big tech per ampliare e potenziare i data center: secondo Moody’s Ratings, nei prossimi cinque anni almeno 3.000 miliardi di dollari saranno destinati a investimenti nei data center, anche grazie a capitali forniti dai mercati del credito.

“Migliaia di miliardi di dollari dovranno essere investiti in server, apparecchiature informatiche, data center e nuova capacità energetica per sostenere il boom dell’intelligenza artificiale e del cloud computing”, afferma la società di rating nel suo nuovo “Data center outlook report”.

Data center, le big tech guidano gli investimenti

Gran parte di questo capitale proverrà direttamente dalle grandi aziende tecnologiche, che si trovano ad affrontare una crescente domanda di data center e, di conseguenza, di energia per alimentarli e gestirli.

Sei hyperscaler statunitensi – Microsoft, Amazon, Alphabet, Oracle, Meta e CoreWeave – sono sulla buona strada per raggiungere i 500 miliardi di dollari in investimenti nei data center quest’anno, con l’obiettivo di una continua crescita della capacità, rileva Moody’s.

Da dove arriveranno i capitali

Secondo lo studio, le banche continueranno a svolgere un “ruolo di primo piano” nell’erogazione di finanziamenti e altri investitori istituzionali presteranno sempre più denaro insieme alle banche, vista l’enorme quantità di capitale richiesta.

Moody’s stima, inoltre, che un numero maggiore di data center statunitensi attingerà ai mercati dei titoli garantiti da attività (Abs, asset-backed securities), dei titoli garantiti da ipoteca commerciale (Cim, commercial mortgage-backed securities e del credito privato al momento di rifinanziare il debito.

Secondo il rapporto, i nuovi finanziamenti aumenteranno in termini di dimensioni e concentrazione, dopo i livelli record di emissione registrati nel 2025.

Nel mercato statunitense degli Abs, in particolare, nel 2025 sono stati emessi circa 15 miliardi di dollari, e Moody’s prevede che il volume “crescerà considerevolmente” quest’anno, in parte grazie ai prestiti per la costruzione di data center.

Il debito per finanziare l’AI creerà una bolla?

L’enorme quantità di debito necessaria per supportare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale ha sollevato alcune preoccupazioni sulla possibile formazione di una bolla speculativa, che potrebbe danneggiare gli investitori azionari e del credito se alcune tecnologie dovessero risultare inferiori alle aspettative.

La domanda di costruzione di nuova capacità per data center, tuttavia, non mostra segni di rallentamento. Moody’s prevede che la corsa alla costruzione di nuova capacità sia ancora nelle sue “fasi iniziali”, con una crescita destinata a proseguire a livello globale nei prossimi 12-18 mesi.

“Sarà necessaria una certa capacità entro i prossimi 10 anni circa”, ha affermato John Medina, vicepresidente senior di Moody’s. Ma il ritmo di adozione è difficile da prevedere, dato che nuove tecnologie continuano a emergere ed è probabile che richiedano sempre più risorse. Come nota Medina, “Un ChatGpt che non esisteva tre anni fa ora consuma enorme potenza di calcolo”.

I rischi del mercato dei data center

La maggior parte della nuova capacità è già pre-affittata agli hyperscaler, il che, secondo il rapporto di Moody’s, limita il rischio di introdurre nel mercato la capacità non occupata in eccesso.

Tuttavia, la società di rating nota che questo pre-leasing sta aumentando il rischio di concentrazione della controparte.

Il report studia altri possibili rischi sul mercato, come i ritardi delle consegne o un aumento significativo dell’opposizione locale ai nuovi data center, poiché il pubblico diventa sempre più preoccupato per i consumi di energia e acqua, risorse che vengono sottratte al territorio. In molte giurisdizioni, le limitazioni della rete elettrica stanno già ostacolando il nuovo sviluppo. D’altro lato, ci sono regioni con quadri normativi e legali a supporto della costruzione di data center, in particolare per l’Ai.

Ci sono anche problemi legati nell’aumento dei costi, come le attrezzature per l’edilizia e le Gpu. Secondo Moody’s la produzione aggiuntiva prevista rimarrà comunque insufficiente per moderare gli aumenti dei prezzi del 2026. Ciò farà sì che i nuovi data center costino di più e che aumentino i tassi di locazione per chi li usa.

Espansione “astronomica”. Ma c’è il nodo energia

Un recente rapporto di JLL ha previsto la stessa cifra di 3 trilioni di dollari, indicando 100 GW di nuovi data center da aggiungere entro oggi e il 2030, ovvero il doppio della capacità globale attuale. Altre ricerche, per esempio di Omdia, hanno fornito stime più conservative (1,5 trilioni); altri alzano la posta: secondo JPMorgan, nei prossimi cinque anni il settore vedrà investimenti complessivi superiori a 5.000 miliardi di dollari (o 5 trilioni), spinti da una domanda di capacità di calcolo definita “astronomica”. Una cifra che segna il più grande ciclo di spesa infrastrutturale mai registrato nell’era digitale. Ma dietro questa corsa si nascondono insidie che potrebbero ridisegnare gli equilibri globali: se il capitale è una variabile critica, l’energia è il vero collo di bottiglia degli Ai data center. Per sostenere la crescita prevista, il settore dovrà aggiungere 150 GW di potenza elettrica.

Nei giorni scorsi, un rapporto pubblicato dal Dell’Oro Group ha affermato che la spesa in conto capitale per i data center a livello mondiale, su base annua, è aumentata alla fine del 2025 del 59%, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra, mentre il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale continua ad ampliarsi. Anche questo studio evidenzia come i maggiori investitori in data center siano le big tech americane.

L’elemento distintivo dell’attuale ciclo di investimenti non sarebbe solo la velocità della spesa, ma soprattutto l’ampliamento della sua portata. I fornitori di servizi cloud starebbero infatti aumentando simultaneamente l’elaborazione accelerata, i server generici e le infrastrutture di supporto necessarie per l’implementazione dell’intelligenza artificiale su scala produttiva.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x