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Data center, la cassaforte del biz

Esperti a confronto al convegno organizzato dal Corriere delle Comunicazioni insieme con Hp e Intel. Sempre più numerose le attività mission critical: IT leva strategica

18 Lug 2011

Il ruolo centrale dei data center nella gestione delle attività
mission critical delle aziende. Questo il tema del convegno
“Datacenter: mission critical a portata di tutti”, organizzato
dal nostro giornale a Roma insieme con Hp e Intel. Apre il
dibattito Giovanni Rando Mazzarino, Chief
technology officer di Lottomatica: “Per Lottomatica il
funzionamento h24 dei sistemi informatici e dei network è vitale
per il business. Abbiamo 250mila terminali connessi in rete in
100mila punti vendita, fra edicole e tabaccai, il cui fatturato per
il 30-40% arriva dalle transazioni legate alle giocate. Le
estrazioni avvengono ogni dieci minuti, l’affidabilità del
sistema delle transazioni è nodale. Se la giocata non è
registrata in real time è persa”.

Anche per la società petrolifera Api ogni transazione che salta
rappresenta una perdita secca. “Se il sistema informatico non
funziona – racconta Gaetano Scebba, Cto di Api –
si rischia di non consegnare il carburante in tempo nelle stazioni
di servizio, che restano a secco. Per il cliente non è un
problema, va altrove. Ma per noi è una perdita irrecuperabile. I
sistemi di logistica sono assolutamente mission critical per
ottimizzare i costi di consegna del carburante alle stazioni di
servizio nel più breve tempo possibile”.

Le Ferrovie sono un’infrastruttura critica, “quindi tutte le
applicazioni IT, interne ed esterne sono mission critical – dice
Alessandro Musumeci, Direttore Centrale Sistemi
Informativi Ferrovie dello Stato -. Per noi anche la posta
elettronica e l’accesso a Internet sono mission critical per
garantire i sistemi di circolazione dei treni, le prenotazioni e le
informazioni di viaggio ai passeggeri. Abbiamo 77mila dipendenti,
gestiamo 9mila chilometri di fibra ottica e trasportiamo mezzo
miliardo di passeggeri all’anno. Per Ferrovie garantire il
funzionamento continuativo del sistema, h24, è un obbligo. Tanto
più in un contesto sempre più internazionale, visto che Ferrovie
si sta espandendo con servizi di logistica in Germania, Francia,
Svezia e Paesi Bassi. E il sistema IT diventa ancor più cruciale
in un contesto di maggior concorrenza legato all’imminente
liberalizzazione del servizio”.

Anche per Telecom Italia tutto è mission critical: “Di fatto,
anche i servizi che non sono il billing, sono diventati uno snodo
troppo importante, come le e-mail – dice Enzo
Bagnacani,
Responsabile Marketing Infrastructure Solutions
Top Clients di Telecom Italia -. L’innovazione tecnologica ha
reso mission critical anche la next generation dei data center. Noi
in Telecom Italia da tempo abbiamo intrapreso un percorso di
virtualizzazione, per condividere le risorse. Ad esempio, 20mila
postazioni di lavoro sono state virtualizzate in ottica virtual
desktop. In questo senso, l’evoluzione tecnologica rende mission
critical la piattaforma di virtual desktop. Nel 2007 avevamo 11.500
server, che sarebbero diventati 16mila nel 2015. Di qui il percorso
di virtualizzazione in contesto cloud o in outsourcing che abbiamo
intrapreso, che ad oggi ci garantisce già un risparmio di 200mila
euro al mese sulla bolletta elettrica”.

L’Ice (Istituto nazionale per il commercio estero) lavora in
cento paesi. “Negli ultimi anni, abbiamo centralizzato i sistemi
informativi in un unico data center attivo h24, per rispondere alle
esigenze del nostro personale, presente su tutti i fusi orari –
dice Giuseppe Maria Armenia, Direttore generale
RetItalia Internazionale (Ice) -. Se saltasse il sistema, la
situazione sarebbe automaticamente critica, perché gestiamo eventi
promozionali governativi e partecipiamo ad eventi con centinaia di
migliaia di partecipanti, con la presenza di esponenti del
Governo”.

Per evitare problemi, l’Ice ha duplicato alcuni sistemi,
trasferendo la posta elettronica in cloud, una mossa che ha
migliorato la performance delle altre applicazioni, che prima erano
rallentate dalla mole di attacchi sui server di posta. “Quando
Intel affronta lo sviluppo di un sistema server – dice
Dario Bucci, amministratore delegato di Intel
Italia – tutte le applicazioni ospitate sono mission critical. Una
volta determinata l’affidabilità e la sicurezza del sistema,
allora è il cliente che decide in base ai software dove collocare
i server.

Più virtualizziamo, più la sicurezza diventa un elemento critico,
più concentriamo i dati in un solo data center, più la sicurezza
diventa un fattore chiave. Nel 2002 il mercato dei server valeva 50
miliardi di dollari e Intel contava per 19 miliardi. Oggi il
mercato è salito di poco a 52 miliardi, di cui 30 miliardi più 4
miliardi sono appannaggio di Intel. Il numero di server è
aumentato in maniera esponenziale dal 2002, ma il mercato è
analogo a 8 anni fa. L’obiettivo oggi è ottenere affidabilità
mantenendo la potenza di calcolo dei server, è chiaro che
virtualizzazione e cloud rendono la sicurezza e l’affidabilità
dei sistemi i parametri di riferimento”.

“Hp fornisce data center mission critical da 25 anni – dice
Alessandro Gabrieli, Business Critical Systems
sales & Business Unit Manager di Hp -. La sfida è portare sul
mercato sistemi sempre aggiornati, per rispondere alle due istanze
fondamentali dei clienti: l’up time, fatto di availability e
affidabilità, e il nuovo leit motiv dei giorni nostri, cioè la
flessibilità. L’obiettivo di Hp è dare risposte congrue in un
ambiente dove i budget IT sono in costante riduzione. In un mercato
dove le richieste variano costantemente. Oggi, ad esempio, la
schedina non la giochi più soltanto il sabato. Oggi, mission
critical non sono più soltanto le Tlc o le banche, ma anche la PA.
Basti pensare alla sanità, dove l’integrità del dato della
cartella clinica è un obbligo o in ambito logistica un semplice
intoppo, come la mancata erogazione di una fattura, rischia di
bloccare un camion nella piazzola di una un’azienda o di creare
file infinite di tir al casello dell’autostrada. Oggi la sfida è
offrire soluzioni mission critical, anche alle Pmi. L’obiettivo
è eliminare i silos in ottica di convergenty infrastructure”.