Data center, Sirabella: “Bisogna garantire la sicurezza nazionale” - CorCom

L’INTERVISTA

Data center, Sirabella: “Bisogna garantire la sicurezza nazionale”

Il managing director di Revobyte: “Le ultime offensive che hanno preso di mira bersagli istituzionali rendono sempre più urgente la protezione delle infrastrutture critiche”. L’azienda si è aggiudicata una gara per l’Esercito italiano: erogazione dei servizi in chiave di data classification

23 Nov 2021

Antonello Salerno

Francesco Sirabella

La digital transformation sta investendo tutti gli ambiti, da quelli che riguardano le attività quotidiane dei cittadini e delle aziende a settori strategici, come quelli della difesa e della sicurezza nazionale. E gli allarmi che si sono registrati negli ultimi mesi, con attacchi che hanno preso di mira grandi aziende e istituzioni, hanno contribuito a innalzare l’attenzione verso la protezione delle infrastrutture critiche. Un trend che si traduce anche in nuove tendenze di mercato e in una maggiore attenzione alla protezione di asset preziosi in ottica nazionale. A spiegare in un’intervista a CorCom cosa sta succedendo in questo campo è Francesco Sirabella, managing director di Revobyte, system integrator che proprio sulla Difesa e sulla protezione delle infrastrutture critiche è in grado di far valere il proprio know how e l’esperienza accumulata nel corso di anni.

Sirabella, in che direzione si sta muovendo questo verticale e quali sono le richieste principali che arrivano dal settore della Difesa?

Il trend principale riguarda la cybersecurity, soprattutto dato l’aumento delle minacce e degli allarmi su possibili attacchi hacker che si sono moltiplicati nell’ultimo periodo. Ma altri ambiti di interesse, che visti gli interlocutori sono sempre strettamente collegati al tema della sicurezza, sono il Voip & Unified Collaboration, quindi l’evoluzione del centralino in ottica di Digital Transformation, insieme al disaster recovery e alla business continuity. Tutti argomenti che riguardano le infrastrutture critiche e la protezione del dato. Senza dimenticare la data classification, a partire dalle e-mail, per evitare che vengano divulgate informazioni sensibili a persone non abilitate secondo gli standard di sicurezza richiesti.

Revobyte si è recentemente aggiudicata una gara per l’esercito italiano. Ci spiega in concreto di cosa si tratta, e perché i data center classificati sono oggi così importanti nel quadro della difesa? 

La gara aveva come oggetto la realizzazione di un data center per l’erogazione di servizi e dati di tipo classificato. Il data center sarà realizzato mediante le nuove soluzioni tecnologiche di mercato, quali l’iperconvergenza e l’utilizzo di soluzioni di business continuity e disaster recovery, per garantire la massima affidabilità del servizio, mantenendo alti i livelli di protezione del dato mediante backup e archiviazione long retention.  Per arrivare a questo risultato utilizzeremo tecnologie fornite da Cisco, DellVeeam – di cui siamo uno dei pochi Vasp su territorio nazionale – Vmware e Foxit.

Al di là della gara specifica, quanto conta oggi per Revobyte l’attività nel campo della difesa, e che ruolo svolge in questo ambito?  

Revobyte è oggi un partner tecnologico di riferimento nella difesa. Ci confrontiamo regolarmente, sul piano tecnico, in diversi ambiti di questo comparto, e ci siamo aggiudicati diverse gare nell’ultimo anno. Questo grazie anche al nostro know-how specifico e alla credibilità che abbiamo saputo guadagnarci nel tempo, in un comparto dove la serietà e l’affidabilità degli interlocutori è una precondizione per qualunque tipo di collaborazione. Sempre più svolgiamo il ruolo di partner tecnologico di fiducia, soprattutto nell’ambito data center e networking, dove siamo in grado di offrire prodotti, soluzioni e servizi professionali altamente qualificati.

Quali sono le principali sfide che vi siete trovati ad affrontare, e qual è il valore aggiunto che riuscite ad apportare?  

Parliamo di un settore estremamente competitivo, che risponde a logiche e approcci molto particolari. Basti pensare che a livello tecnologico le competenze tecniche devono essere all’avanguardia, perché le soluzioni che vengono adottate sono spesso molto evolute, tanto da arrivare ad anticipare le richieste che poi arriveranno anche da altri mercati. Così il valore aggiunto è proprio quello di riuscire a presidiare un campo complesso, in cui da un partner tecnologico ci si attende il massimo della competenza. Il caso dei data center classificati è emblematico di questa tendenza, perché richiede skill non comuni sul mercato. Abbiamo proposto e realizzato una soluzione innovativa per un ambito particolarmente delicato, dove vengono gestiti aspetti e problematiche di assoluta riservatezza in ambito militare.

Su cosa state lavorando in termini di ricerca e sviluppo per rimanere protagonisti nel settore della difesa anche nel futuro, in un campo in cui i concorrenti sono molti e molto agguerriti? 

Stiamo ragionando soprattutto su progetti per soluzioni campali, vale a dire destinate ad essere impiegate in teatri operativi che, per loro natura, sono estremamente sfidanti e complessi. Si tratta di garantire ai reparti sul campo, impegnati in condizioni spesso al limite, sia dal punto di vista climatico che operativo; un’assistenza completa, che non faccia percepire differenze rilevanti rispetto a chi opera in posti di comando o strutture in sedi permanenti. In questi contesti è decisivo il livello di ingegnerizzazione che si riesce a raggiungere, e su questo aspetto stiamo investendo molto.

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