LE MISURE

Data Governance Act, un Comitato Ue per regolare la condivisione di dati

Il Consiglio spinge per l’approvazione delle nuove regole. Codici di condotta e piattaforme sicure per la gestione delle informazioni su base volontaria. Sarà creato un registro dei provider e delle organizzazioni coinvolte. Vietati la vendita di informazioni e il trasferimento oltre i confini continentali

01 Ott 2021
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Promuovere la disponibilità di dati da utilizzare per applicazioni e soluzioni avanzate in materia di intelligenza artificiale, medicina personalizzata, mobilità verde, smart manufacturing e in numerosi altri settori. Questo l’obiettivo portato avanti dalla Ue. E il Consiglio Ue ha concordato un mandato negoziale su una proposta sulla governance dei dati che mira a istituire meccanismi solidi per facilitare il riutilizzo di determinate categorie di dati detenuti da enti pubblici, far crescere la fiducia nei servizi di intermediazione dei dati e promuovere l’”altruismo” dei dati in tutta l’Ue.

L’atto sulla governance dei dati si iscrive in una politica più ampia volta a conferire all’UE un vantaggio competitivo in un’economia sempre più basata sui dati. Il mandato odierno è stato approvato dagli ambasciatori riuniti in sede di Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) del Consiglio. Permetterà alla presidenza del Consiglio di avviare i negoziati con il Parlamento europeo. Sia il Consiglio sia il Parlamento europeo dovranno approvare il testo definitivo.

Il successo della trasformazione digitale e il conseguimento dei nostri obiettivi climatici dipendono dall’innovazione basata sui dati, che a sua volta è condizionata dalla disponibilità degli stessi – sottolinea Boštjan Koritnik, il ministro sloveno della Pubblica amministrazione, presidente del Consiglio Ue – È pertanto fondamentale aumentare la fiducia nella condivisione dei dati. La normativa in questione non obbligherà nessuno a condividere i propri dati, ma a coloro che desiderano metterli a disposizione per determinati scopi offre un modo sicuro e semplice per farlo senza perderne il controllo”

Gli enti pubblici che consentiranno il riutilizzo dovranno però essere tecnicamente attrezzati per garantire la piena tutela della privacy e della riservatezza. A tal proposito, l’atto integrerà la direttiva sull’apertura dei dati del 2019. Per evitare di creare obblighi onerosi per il settore pubblico, il Consiglio introduce nel testo una maggiore flessibilità e tiene conto delle specificità nazionali già esistenti in alcuni Stati membri.

Riguardo alle  imprese l’ipotesi è di operare attraverso piattaforme digitali per la condivisione volontaria dei dati. E sul fronte dei dati personali, i fornitori aiuterebbero le persone a esercitare i loro diritti ai sensi del regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr), e ad avere così il pieno controllo sui propri dati, consentendo loro di condividerli con un’impresa di cui hanno fiducia. Tale risultato potrebbe essere ottenuto, ad esempio, mediante nuovi strumenti di gestione delle informazioni personali, quali spazi di dati personali o portafogli di dati – applicazioni che fungono da intermediari sulla base del consenso dell’utente.

I fornitori di servizi di intermediazione dati dovranno essere iscritti in un registro e non saranno autorizzati a utilizzare i dati condivisi per altri scopi né venderli, ma possono prevedere delle tariffe per le operazioni.

La proposta rende inoltre più facile per i singoli individui e per le imprese mettere volontariamente a disposizione dati per il bene comune, come ad esempio un particolare progetto di ricerca. I soggetti che lavorano per raccogliere dati per obiettivi di interesse generale sulla base dell’”altruismo” dei dati possono chiedere di essere iscritti in un registro nazionale delle organizzazioni per l’altruismo dei dati riconosciute. Le organizzazioni registrate saranno riconosciute in tutta l’Ue. Il testo del Consiglio prevede il rispetto di un codice di condotta come requisito per la registrazione. I codici di condotta devono essere elaborati in collaborazione con le organizzazioni e i pertinenti portatori di interessi e adottati dalla Commissione mediante atti esecutivi.

Sarà creata una nuova struttura, il Comitato europeo per l’innovazione in materia di dati, con l’obiettivo, fra l’altro, di supportare e assistere la Commissione nel rafforzare l’interoperabilità dei servizi di intermediazione dei dati e garantire una prassi coerente nel trattamento delle richieste di dati detenuti da enti pubblici. Il Consiglio ha introdotto alcuni miglioramenti nei compiti e nella struttura del comitato.

Introdotte tutele per i dati detenuti da enti pubblici, i servizi di intermediazione dei dati e le organizzazioni per l’”altruismo” dei dati per proteggerli dal trasferimento internazionale illecito o dall’accesso governativo illecito. Per i dati personali l’UE dispone già di tutele analoghe a norma del regolamento generale sulla protezione dei dati. La principale modifica introdotta dal Consiglio a questo riguardo consiste nel fatto che la Commissione può adottare, mediante un atto esecutivo, clausole contrattuali per sostenere gli enti pubblici e i riutilizzatori in caso di trasferimento verso paesi terzi di dati detenuti da enti pubblici.

Le nuove norme si applicheranno 18 mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento (anziché 12 mesi come proposto dalla Commissione).

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