L'EMERGENZA CORONAVIRUS

Data tracing, via alla “call” nazionale. In campo tutte le telco

L’iniziativa sotto la regia del ministro per l’Innovazione Paola Pisano. Si punta individuare le migliori tecnologie e applicazioni per il tracciamento dei dispositivi mobili allo scopo di abbattere le possibilità di contagio. Previsti interventi anche per la telemedicina. E intanto l’Enac dà l’ok ai controlli con i droni

Pubblicato il 23 Mar 2020

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Una call rivolta a tutte le realtà in grado di proporre soluzioni tecnologiche per arginare la diffusione del coronavirus attraverso il tracciamento dei dispositivi mobili. Questa la nuova iniziativa al via sotto la regia del Ministro dell’Innovazione e della digitalizzazione Paola Pisano. La call fa seguito a un incontro con i principali operatori di Tlc che si è tenuto questa mattina.

Si tratta di un progetto congiunto con il ​Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e con il supporto di un comitato scientifico multidisciplinare, con l’obiettivo di individuare nell’ardo di tre giorni le migliori soluzioni digitali disponibili sul mercato per app di telemedicina e strumenti di analisi dati​, e coordinare a livello nazionale l’analisi, l’adozione, lo sviluppo e l’utilizzo di queste soluzioni e tecnologie per il monitoraggio e contrasto alla diffusione del Covid-19. Al centro dell’attenzione c’è quindi la volontà di capire come utilizzare le tecnologie digitali di data tracing più avanzate impattando il meno possibile sulla privacy degli utenti e nuovi strumenti di telemedicina.

“L’emergenza Covid-19 ha evidenziato quanto siano fondamentali la connettività, il digitale e i dati – spiega Paola Pisano – Per questo motivo abbiamo voluto seguire un approccio concreto che partendo da #solidarietàdigitale metta a fattor comune le applicazioni digitali già disponibili per sostenere le attività del Paese (didattica a distanza e lavoro agile in primis) e si estenda #innovaperlItalia in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Università e della Ricerca”.

All’interno di Innova per l’Italia, spiega il ministro, sono state definite due iniziative per la ricerca di possibili soluzioni. La prima è quella che riguarda soluzioni per rispondere alla richiesta di tamponi, mascherine e ventilatori terapeutici. La seconda riguarda “la raccolta e valutazione di app e strumenti tecnici di teleassistenza per pazienti e tecnologie per l’analisi dei dati”.

“L’obiettivo – conclude Paola Pisano – è capire quali soluzioni siano disponibili, valutare le funzionalità e l’efficacia e, d’intesa con tutte le Istituzioni competenti, attivare o no il processo di adozione. Fondamentale è anche il raccordo internazionale. Questo sforzo non deve riguardare solo l’Italia ma deve essere messo a disposizione della comunità internazionale”.

La call che sarà pubblicata domani sul sito istituzionale del ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione prevede  per le aziende e le pubbliche amministrazioni interessate la compilazione di un form e rimarrà aperta dalle 9 del 24 marzo alle 13 del 26 marzo. Due gli ambiti della call: quello per “app e soluzioni tecniche di ​teleassistenza per pazienti​ domestici, sia per patologie legate a Covid-19, sia per altre patologie, anche di carattere cronico. Rientrano in questo ambito app e chatbot per l’automonitoraggio delle condizioni di salute, rivolte a tutti i cittadini o solo ad alcune fasce (come i soggetti sottoposti a isolamento fiduciario)”. Il secondo, si legge in una nota, è per ” tecnologie e soluzioni per ​il tracciamento continuo, l’alerting e il controllo tempestivo​ del livello di esposizione al rischio delle persone e conseguentemente dell’evoluzione dell’epidemia sul territorio. Rientrano in questo ambito strumenti di analisi di Big Data, tecnologie hardware e software utili per la gestione dell’emergenza sanitaria”.

Il progetto nello specifico mira ad adottare una strategia simile a quella già scelta in alcuni Paesi asiatici  come la Corea del Sud, dove il contenimento è stato gestito anche attraverso un utilizzo massiccio di tecnologie digitali e di data tracing. Il team della Pisano al fianco con quello del Ministero della Salute lavora, già da qualche giorno, a un modello italiano, che tragga spunto dalle migliori evidenze scientifiche tratte dall’esperienza cinese e coreana ma adattato alle caratteristiche del nostro Paese.

Via libera all’uso di droni

Intanto l’Enac dà il via libera al ”monitoraggio degli spostamenti dei cittadini potrà essere effettuato anche con i droni”. L’Ente nazionale per l’aviazione civile ha fissato alcune regole per i dispositivi da impiegare nell’ambito del contenimento dell’emergenza coronavirus. In una nota inviata ai ministeri dell’Interno, dei Trasporti e della Giustizia, allo Stato maggiore dell’Aeronautica, all’Enav, all’Anci e ai Comandi delle Polizie locali, si dispone, fino al 3 aprile 2020, che “le operazioni condotte con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg, nella disponibilità dei Comandi di Polizia locale ed impiegati per le attività di monitoraggio” in questione, “potranno essere condotte in deroga ai requisiti di registrazione e di identificazione”.

Si potranno effettuare i controlli “anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto” e dove “non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione” da parte dell’Enac e “non sarà richiesta la rispondenza delle operazioni agli scenari standard”. Ancora fino al 3 aprile 2020, “si autorizzano tutti gli Enti di Stato di cui all’articolo 744 del Codice della Navigazione e delle Polizie locali dei Comuni italiani, ad operare con propri Apr se impiegati nell’ambito delle condizioni emergenziali dovute all’epidemia Covid-19”, nelle aree che guardano sugli aeroporti civili e “identificate come ‘aree rosse’, ad una quota massima di 15 metri”.

In caso di dvoli con Apr – precisa la nota – “nelle aree sopra specificate, l’Ente titolare dello stesso dovrà fornire preventivamente comunicazione alla Torre di controllo dell’aeroporto limitrofo all’area d’interesse”, per comunicare la presenza del drone e coordinare le attività. La priorità, comunque, sarà sempre data al traffico degli aeromobili da e verso gli aeroporti. Rimane quindi “in capo all’operatore del drone la responsabilità sia di dare precedenza agli aeromobili in volo sia di separarsi da questi ultimi”.

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