Data tracing, ecco come la Cina sta gestendo la "fase due" - CorCom

EMERGENZA CORONAVIRUS

Data tracing, ecco come la Cina sta gestendo la “fase due”

In campo le soluzioni di Alipay e WeChat che consentono di mappare la popolazione e di individuare immediatamente i nuovi casi di contagio. Ma la rivale di Whatsapp non riconosce i passaporti stranieri

30 Mar 2020

Marco Gervasi

Executive Director, The Red Synergy Shanghai

Dopo due mesi di restrizioni, la vita in Cina sta iniziando a tornare alla normalità. Le persone riempiono le strade, i centri commerciali ed i ristoranti. Tuttavia, la normalità sembra essere diversa da quella di solo poco tempo fa. Tre colori ora decidono come le persone possono muoversi: il verde, il giallo ed il rosso.

Si chiama codice salute ed è il data tracing alla cinese implementato sia da Alipay che da Wechat. Entrambe le super app sono alla base della vita quotidiana dei cinesi. La prima è il digital wallet di Alibaba con 900 milioni di utenti. La seconda è una social app con più di 1 miliardo di utenti.

Perché è nato questo codice e come funziona? Nonostante il ritorno ad una normalità, una seconda ondata di contagi è giunta in Cina, quelli “importati”. I cinesi hanno quindi deciso di implementare un sistema di protezione “intelligente” senza inibire la vita delle persone sane e rendendo i loro movimenti più sicuri al tempo del Covid19.

La registrazione è molto facile. Dopo aver aperto Alipay o Wechat, gli utenti inseriscono i loro dati personali, il loro volto viene scannerizzato ed il programma genera automaticamente un QR code in uno dei tre colori: verde la persona può muoversi liberamente, giallo dovrà rimanere a casa in auto quarantena per una settimana e rosso per due settimane.

“Senza il codice non puoi fare molto” evidenzia Shaji Ravendran, un avvocato inglese che vive a Shanghai da 8 anni e che, come tanti, per la prima volta si trova a dover lasciare ad una app la decisione sulla sua idoneità di movimento. Sino a questo momento non aveva mai usato Alipay, usava Wechat Pay, e nel provare ad entrare in un bar gli è stato negato l’accesso. Per uno straniero la registrazione su Wechat è difficoltosa poiché il programma non riconosce numeri di passaporto stranieri. Il problema si è poi allargato alla sua palestra e infine alla sua banca. Alla fine, ha scaricato il programma su Alipay e dopo essersi registrato la sua vita è tornata alla nuova normalità.

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Il codice salute è uno dei primi esempi tangibili dell’uso dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni in Cina. Gli ideatori del codice usano i big data per capire molto velocemente se una persona possa essere un rischio di contagio. Infatti, una volta ottenuto il codice questo andrà esibito a richiesta. Il programma registra inoltre gli spostamenti di ogni persona e qualora sia in un’area dove ci sono persone infette, il software suggerirà di effettuare un test per assicurarsi sul proprio stato di salute.

Un esempio è l’uso della metropolitana a Shanghai. Ogni vagone ha un suo lettore ottico dove viene fatto scorrere il codice salute. Dopo essersi registrati con il vagone i passeggeri saranno informati se uno di loro risulterà infetto nei giorni successivi, in modo da agire proattivamente nel testarsi e nel proteggere le persone intorno a sé.

Da questo punto di vista il programma ha quindi una sua ovvia utilità. Tuttavia, questo tipo di controllo solleva problemi sia di privacy che di sicurezza. Secondo un’analisi tecnica fatta sul software dal New York Times, si è rilevato che le informazioni immesse nel programma vengono condivise anche con la polizia. Questo potrebbe creare un precedente di controllo sociale automatizzato implementabile anche in futuro. Sia Alipay che Wechat infatti utilizzano, tra i vari dati, le transazioni economiche. Dal momento che in Cina l’uso della carta moneta sta scomparendo, la scia digitale di ogni transazione è uno degli elementi che viene analizzato dal sistema per capire dove si è stati e come si sta svolgendo la propria vita.

Ma giudicare il programma non è semplice. Shaji condivide con me alcune osservazioni fatte insieme ad un suo collega avvocato di Londra: “Ogni volta che si pone una limitazione alla libertà civile di qualcuno, questa restrizione deve essere giustificata. Penso che tutti concordino sul fatto che queste misure possano essere giustificate quando si parla di milioni di vite” mi dice Shaji. È interessante notare come il parere del suo collega sia cambiato in solo due mesi. Inizialmente per lui: “il sistema Cinese sembra molto repressivo”. Tuttavia, dopo due mesi il collega si è trovato a riconoscere che“l’Inghilterra avrebbe dovuto fare lo stesso”. Il Regno Unito infatti ha ristretto la libertà dei cittadini solo dopo aver inizialmente proposto, senza successo, l’immunità di gregge.

Questo ci riporta al codice salute. Infatti, il timore che questo diventi un nuovo sistema di controllo che vada oltre la salute è reale. Come avviene con molte innovazioni tecnologiche solo il tempo ci darà gli strumenti per capirlo. Tuttavia, in un momento dove la minaccia di una nuova ondata di contagio è altrettanto reale, il codice potrebbe dimostrarsi un’alternativa decisamente migliore a quella di sigillare una nazione e ricongelare la seconda economia mondiale.

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