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TRATTAMENTO DATI

Datagate, la Casa Bianca punta a una nuova privacy digitale

Il Governo Usa pubblica un rapporto molto atteso con raccomandazioni legislative e di policy, rivoluzionarie verso politiche sul trattamento dati degli utenti. Tra l’altro, lancia l’allarme big data come veicolo di discriminazione e chiede di estendere anche a cittadini non americani i diritti di privacy rispetto alla sorveglianza di massa

02 Mag 2014

Alessandro Longo

La Casa Bianca, intenzionata a mettersi alle spalle lo scandalo del Datagate, ha pubblicato ieri un rapporto molto atteso sulla data privacy. Contiene cinque raccomandazioni che potrebbero rivoluzionare le pratiche commerciali e governative in materia di trattamento dei dati degli utenti sul web a fini commerciali e di sicurezza.

Forse l’elemento più dirompente e innovativo, nel rapporto, è il riconoscimento che i big data possono creare nuove forme di discriminazione. Un tema già affrontato dalla comunità accademica e dagli esperti di privacy e che ora arriva anche all’attenzione del Governo Usa. La collezione massiva di dati su un utente, il loro incrocio, possono insomma permettere alle aziende di sapere tante, troppe cose sul loro conto. Al punto da discriminarli nella ricerca del lavoro, riguardo alla richiesta di mutui, finanziamenti o polizze assicurative, in base a quanto sanno sulle loro opinioni politiche, religiose, abitudini di vita o inclinazioni sessuali.

“Le tecnologie sembrano neutrali, ma non lo sono”, ha detto l’autore del rapporto, John D. Podesta, consulente senior della Casa Bianca (intuizione già di Karl Marx). Il rapporto chiede insomma un aggiornamento legislativo per ridurre il potere degli algoritmi di scavare, con i Big Data, nelle vite delle persone.

Tra le altre raccomandazioni: aggiornare la legislazione Usa in modo da estendere le tutele privacy, in materia di intercettazioni e sorveglianza, anche a cittadini non americani; assicurarsi che i dati raccolti sugli studenti siano usati solo a scopi di istruzione. Obbligare, con una nuova legge, le aziende a rivelare quando subiscono un grande furto di dati (come capitato di recente a Target, con i dati delle carte di credito di 70 milioni di clienti). A un simile obbligo di comunicazione lavorano anche le istituzioni europee, in base alla proposta di direttiva Data Protection. Lo scopo è riequilibrare, con la trasparenza, i rapporti di forza tra aziende e utenti in merito a quanto succede ai dati di questi ultimi.

Con questo rapporto, da una parte il Governo Usa vuole dimostrare buona volontà per superare lo scandalo delle intercettazioni illegali fatte ai danni di cittadini stranieri; dall’altra sembra voler spostare il focus su pericoli di altro tipo, che arrivano da Big Data e da aziende private. In un modo o nell’altro, la questione della privacy web è ormai al centro dell’agone politico.

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