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TREND

Deliveroo cresce in Italia, la gig economy “diventa grande”

Nel 2018 la società ha raddoppiato i dipendenti. Riders a quota 5.000 (+284%). Intanto inizia il risiko delle piattaforme: Glovo compra Foodora. Ma a rischio il futuro di 2mila fattorini

12 Nov 2018

Federica Meta

Giornalista

La gig economy “diventa grande”. Dopo l’acquisizione di Foodora Italia da parte di Glovo – operazione che ha dato il via il risiko del capitalismo delle piattaforme anche in Italia- oggi Deliveroo rende noti i numeri, in forte crescita, dei suoi 3 anni di attività in Italia.

La società “festeggia” il terzo compleanno con l’assunzione numero 100 nel nostro Paese, la 30esima città raggiunta dal servizio di consegna di cibo dai migliori ristoranti (Treviso) e l’inaugurazione di nuovi uffici a Milano.

Nel 2018 Deliveroo ha visto un vero e proprio boom. I dipendenti di Deliveroo Italia sono più che raddoppiati negli ultimi dodici mesi, al ritmo di un’assunzione alla settimana, le città raggiunte dal servizio sono triplicate, passando dalle 10 di novembre 2017 alle 30 di oggi, i ristoranti partner sono passati da 2mila a 4mila e i rider che collaborano con la piattaforma crescono da 1300 a 5mila.

La crescita crescita del personale impiegato in Italia è stata accompagnata dall’apertura di un nuovo ufficio a Milano, con oltre 300 metri quadri esclusivamente dedicati agli spazi comuni di lavoro.

“Dopo i primi tre anni Deliveroo in Italia è una solida realtà d’impresa che mantiene nel suo cuore lo spirito delle start-up. Festeggiare con l’addetto numero 100 del nostro team è per questa ragione una gioia doppia, e una responsabilità che cresce – commenta Matteo Sarzana, Gm di Deliveroo Italia – E’ stato un lavoro duro e di grande soddisfazione. Ci tengo a ringraziare di cuore tutto il team di Deliveroo Italia, i rider che collaborano con noi e tutti i ristoranti partner. Sono la linfa vitale della nostra attività. Molto è stato fatto e il nostro trend di crescita è inarrestabile: il meglio deve ancora venire”.

In termini di città raggiunte dal servizio, Deliveroo non è più soltanto nelle grandi città ed è presente in molte altre realtà del territorio nazionale. Con lo sbarco a Treviso le città raggiunte dal servizio che erano 12 a inizio anno saranno 30 (Milano, Torino, Bologna, Roma, Firenze, Bari, Busto Arsizio, Bergamo, Cagliari, Genova, Pavia, Monza, Parma, Como, Piacenza, Ferrara, Verona, Brescia, Varese, Novara, Padova, Modena, Trento, Bolzano, Lecco, Udine, Alessandria, Pisa, Perugia e Treviso) alle quali se ne aggiungeranno altre 3 entro la fine del mese.

Intanto è partito il risiko della gig economy. Nelle scorse settimane Glovo ha siglato un accordo con la società tedesca Delivery Hero per l’acquisizione di Foodora Italia. L’acquisizione rientra nella strategia di sviluppo della start up spagnola che mira a consolidare la sua presenza in diversi mercati, con un focus nell’area Emea, dove l’Italia riveste un ruolo chiave.

L’operazione prevede diverse fasi che porteranno le due realtà sotto il solo marchio Glovo. La piattaforma di Foodora Italia sarà attiva fino ad allora.

L’operazione mette però a rischio circa 2mika riders che finora hanno lavorato per Foodora. Glovo, infatti, non è obbligata ad assumere i riders finora in sella per Foodora perché non sono, formalmente, dipendenti dell’azienda. Se vorranno potranno presentare la loro candidatura alla società spagnola e se entreranno a far parte di quella flotta sarà alle loro condizioni.
Per le aziende di food delivery i riders sono lavoratori autonomi o, nella migliore delle ipotesi dei collaboratori coordinati e continuativi, i cosiddetti co.co.co.

E su questo fronte le cose rischiano di non cambiare nel breve periodo, nemmeno con l’intervento del governo. Al ministero dello sviluppo Economico è già aperto da qualche mese un tavolo di confronto per trovare una quadra sul futuro di questi lavoratori, per dargli maggiori tutele. Ma le tre diverse proposte avanzate dalle aziende di consegne di cibo a domicilio non hanno soddisfatto i rappresentanti dei rider e neanche i tecnici del Ministero.

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