L'EVENTO

Democrazia digitale: il “gotha” all’Ifdad 2022

A Roma il 17 e 18 novembre la seconda edizione dell’International Forum for Digital and Democracy promosso da Re-Imagine Europa e Fondazione Luigi Einaudi. Dalle “tentazioni autoritarie” dell’algoritmo alle politiche di vigilanza di massa, dalla deriva assolutistica di Internet agli strumenti per rafforzare la sovranità. A dibattito esperti, accademici e decisori politici

09 Nov 2022

L. O.

Screenshot 2022-11-09 alle 13.50.06

Solo il 46% della popolazione mondiale vive in un regime assimilabile in qualche misura a una democrazia piena o imperfetta. E’ in questo contesto che va in scena a Roma – il 17 e 18 novembre – la seconda edizione dell’International Forum for Digital and Democracy promosso dal think tank Re-Imagine Europa insieme alla Fondazione Luigi Einaudi e patrocinato da Commissione Ue, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’organizzazione Onu Sustainable Development Solutions Network. Focus sulla “tentazione autoritaria” del mondo digitale alla luce delle svolte geopolitiche. Ma anche, quest’anno, su e-government e disinformazione. Nata da un’intuizione di Jeffrey Sachs, l’idea del forum venne elaborata da Romano Prodi e raccolta dall’associazione Copernicani che, nel 2020 ne promosse la prima edizione.

Democrazia digitale (ma non solo) a rischio

La recessione delle democrazie, si legge nella nota di presentazione, coincide anche con la fine di un ventennio di ottimismo digitale all’insegna dell’idealizzazione del web e social media quali inarrestabili forze per una più ampia partecipazione ai processi democratici.

La realtà ha dimostrato che, nelle mani delle autocrazie, la combinazione della portata e pervasività delle tecnologie digitali, risultano, si legge nel testo, delle “formidabili munizioni per sorvegliare estensivamente i cittadini, censurare il dissenso, orientare l’opinione pubblica, interferire nelle elezioni, modellare le interazioni economiche e sociali; in una parola, esercitare quello che viene chiamato l’autoritarismo digitale”.

Il ruolo dei social media

La repressione online assume diverse manifestazioni: una, in crescita a livello globale, è spegnere i social media. L’anno scorso, l’Ong AccessNow ha documentato 192 casi di oscuramento dell’internet in 34 paesi. Mentre a livello europeo, la Russia ripristina la cortina di ferro digitale per ghettizzare i propri cittadini alla sola propaganda del Cremlino. In un decennio la Cina ha oliato gli ingranaggi di quello che viene definito “Great Firewall” per filtrare i contenuti accessibili in rete e sui server stranieri non autorizzati da Pechino.

La polarizzazione dell’opinione pubblica

Di sovrappiù attraverso l’uso tossico della disinformazione sui social media che hanno la caratteristica di esacerbare la propensione umana a cercare affiliazioni identitarie, diventa possibile polarizzare su larga scala l’opinione pubblica. Lo spiega Ezra Klein nel suo saggio “Why we’re Polarized” con una diagnosi del problema nel suo contesto storico offrendo una lettura darwiniana della politica americana (ma replicabile altrove) che lascia poco spazio alle motivazioni consapevoli e razionali degli elettori.

Dal capitalismo della sorveglianza perpetrato dagli oligopolisti Big Tech alla cittadinanza a punti di stampo cinese, si diffonde un nuovo tipo di controllo economico e politico: plasmare la volontà del popolo attraverso un sofisticato e spregiudicato utilizzo dei dati, calpestando riservatezza, identità personale, diritti individuali.

Gli “antidoti” offerti dal digitale

Ma esistono anche storie avvincenti dove il digitale consente delle sperimentazioni avveniristiche nei processi decisionali di res publica e nella partecipazione attiva dei cittadini.

Per esempio la piattaforma Pol.is è una nuova forma di sondaggio online che ricorre al crowdsourcing e funziona grazie a tecniche di statistica avanzata integrati ad elementi di intelligenza artificiale per consentire la visualizzazione grafica in tempo reale dei cluster di opinioni e le sfumature nascoste nei dibattiti divisivi.

In Danimarca è stato lanciato il Synthetic Party, un partito che concorrerà alle elezioni del 2023, il cui programma è stato creato con l’intelligenza artificiale per intercettare i voti degli astenuti nelle ultime elezioni. In Italia, dove il partito del non-voto è in costante in crescita dal 1979 raggiungendo nelle ultime elezioni il 36%, costituirebbe la prima forza politica.

L’International Forum on Digital and Democracy

Nata da un’intuizione di Jeffrey Sachs, l’idea viene elaborata da Romano Prodi e raccolta dall’associazione Copernicani che, nel 2020 ne promuove la prima edizione. Quali sono le implicazioni di una società in cui i cittadini “algo-vernati” sono confrontati con la macchina di un potere dal funzionamento opaco a cui è impossibile chiedere spiegazioni sul perché di un certo riscontro”

La concentrazione di dati e software in mani statali conferisce alla pubblica amministrazione un eccezionale potere senza che sia contemplato un corrispondente sistema di controlli e contrappesi com’è previsto in uno Stato di Diritto. In prospettiva si va nella direzione di accettazione di uno stato Leviatano che attraverso una raccolta massiva e indiscriminata di informazioni ed esperienze, instaura una sorveglianza di massa e social scoring per tracciare, orientare, censurare i comportamenti dei suoi cittadini assimilati metaforicamente a codici a barre con gambe. Il Forum intende investigare sugli effetti del “potere algoritmico” statale esteso e pervasivo e del suo impatto sui diritti individuali. 

Le buone pratiche anti-disinformazione

Verranno affrontate nel corso del forum alcune delle questioni più urgenti e attuali del mondo tech. Quali sono le buone pratiche per contrastare la disinformazione? Quali sono i requisiti minimi di autoregolamentazione dei social media per garantire comunicazioni libere e riservate? Come evitare che la moderazione dei contenuti calpesti la libertà d’espressione? E ancora: si possono delineare dei principi condivisi per distinguere in modo trasparente tra uno spazio privato e un servizio pubblico? Aspetti che vengono esplorati anche attraverso i lavori accademici selezionati da una Call for paper internazionale, e con il contributo di ricerca condotta da tre istituzioni: Commissione Ue, Nazioni Unite, Unesco.

Il programma si svolge sull’arco di una giornata e mezzo, in lingua inglese, secondo un formato ibrido, in parte online e in parte in presenza con streaming presso la sede romana della Fondazione Luigi Einaudi. La partecipazione è gratuita ma è richiesta la registrazione per accedere alle sessioni on line e quella in presenza che si terrà a Roma presso la Fondazioni Luigi Einaudi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4