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STRATEGIE

Dieci buone regole per fare la PA digitale

Trasparenza, partecipazione e standard unici tra le chiavi per trasformare l’amministrazione italiana. Un vademecum degli esperti del Formez

07 Dic 2014

Bianca Alberti, Formez

Se vuole cambiare passo, la PA italiana deve attingere al meglio della sua legislazione degli ultimi 25 anni e delle esperienze sul campo realizzate dalle sue strutture, locali e centrali. E’ questa la filosofia alla base del “decalogo” proposto da Marco Barbieri e Sergio Talamo. Il decalogo è contenuto nel libro “Lo Stato aperto al pubblico – Trasparenza, ora o mai più: la Riforma della PA alla prova del cittadino”, con prefazione di Michele Ainis. Punto di riferimento, oltre alle migliori pagine della legislazione degli ultimi 25 anni – da Bassanini a Cassese fino a Brunetta – sono le recenti dichiarazioni di intenti dell’attuale Ministro della PA Marianna Madia: “Vogliamo un’amministrazione semplice, più ordinata, organizzata secondo il criterio del risultato … Le leggi che non arrivano al cittadino non riformano il Paese”.
Ecco il decalogo in sintesi.
1. La trasparenza è comunicazione. Il ruolo del comunicatore pubblico va rilanciato come figura di raccordo delle politiche di trasparenza dell’amministrazione.
2. La trasparenza è accountability. L’obiettivo non è la documentazione in sè, ma la possibilità di verificare – rendicontandola – quanta spesa sia stata finalizzata alle esigenze dei cittadini.
3. La trasparenza non è solo premessa per l’Anticorruzione. La patologia della corruzione va contrastata in ogni modo, ma la trasparenza non può essere solo uno strumento per la lotta alla corruzione.
4. La trasparenza è partecipazione. Negli Stati Uniti la direttiva in vigore sull’Open Government lega indissolubilmente trasparenza, partecipazione e collaborazione.
5. Urp: una vecchia parola, nuove funzioni. Il vecchio ufficio relazioni con il pubblico deve diventare il motore della riforma amministrativa. Dopo oltre 20 anni è possibile ripensarne la funzione in termini concreti.
6. Cittadini e PA, un unico standard di servizio. Deve essere adottato uno standard di di servizio nelle prestazioni comunicative rese agli utenti, basato sui criteri di ascolto, personalizzazione e presa in carico.
7. Cittadini e PA: ascolto e soddisfazione. Devono essere adottati strumenti condivisi di customer satisfaction, anche a costo zero.
8. Cittadini e PA: la nuova relazione nasce dalla semplificazione. La semplicità è la condizione necessaria per la crescita economica, a cominciare dall’attrazione degli investimenti nel nostro paese, che sono frenati dalla macchina burocratica.
9. La nuova programmazione unificata per misurare la PA. Le iniziative della PA (anticorruzione, trasparenza, comunicazione) devono convergere in un piano generale della performance.
10. Dalla rete agli open data. La tecnologia è al servizio della buona amministrazione, e quindi è al servizio della trasparenza. Ma non può sostituirla; non può, da sola, realizzarla. La digitalizzazione dei servizi, l’informatizzazione delle diverse PA, per rendere la PA un unico fronte di interlocuzione con il cittadino, sono obiettivi irrinunciabili. Ma non la condizione della trasparenza. È vero il contrario. Non si deve alimentare il mito del “sito perfetto”, non si può invocare la panacea della Rete nemmeno per raggiungere l’obiettivo spesso evocato della partecipazione. Gli open data sono una condizione per collaborare e partecipare al progetto di open gov; sono uno strumento, non l’obiettivo. Sono necessari per assicurare quello Stato aperto al pubblico su cui contare.

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