Digital business, arriva l'infonomica per far fruttare i dati - CorCom

Digital business, arriva l’infonomica per far fruttare i dati

Le informazioni dei clienti aiutano a stabilire le priorità d’investimento e creano valore, ma molte imprese non ne sono consapevoli. Gartner: “Occorre un business model per la monetizzazione che tenga conto anche delle questioni di privacy”

12 Ott 2015

Patrizia Licata

I dati dei clienti valgono: per le imprese si tratta di un nuovo asset con un preciso ritorno economico. Ma molte organizzazioni ancora non se ne rendono conto e non gestiscono i dati alla stregua di un “corporate asset” e ignorano il valore monetario delle informazioni relative ai loro clienti, affermano gli esperti di Gartner.

“Il digital business produce un impatto significativo sui dati dei clienti”, afferma Douglas Laney, vice president e distinguished analyst di Gartner. “La crescente abbondanza di informazioni – dai social media, dai dati di posizionamento e contesto raccolti dai dispositivi mobili, dalla Internet of Things – fa crescere volume, velocità e varietà di questa informazione, crando profili dei clienti a 360 gradi”.

Anche se alcune organizzazioni hanno cominciato a investire in tecnologie per i Big data in relazione ai loro clienti, mirando a una monetizzazione diretta o indiretta, molte non hanno messo a punto un modello di business che permetta di trarre valore economico dai dati dei clienti.

Gartner raccomanda perciò alle aziende di applicare i principi della infonomica ai dati dei clienti, ovvero di gestirli con lo stesso rigore applicato ad asset più tradizionali come beni fisici, finanziari o capitale umano. “Le organizzazioni dovrebbero usare le valutazioni dei dati dei loro clienti come base per decidere con quale priorità effettuare i vari investimenti nelle tecnologie che li aiutano ad acquisire, conservare, arricchire, archiviare e usare le informazioni”, afferma Laney.

In questo modo le aziende creerano anche processi trasparenti con tenere i loro azionisti informati su quali iniziative legate ai dati e alla loro monetizzazione sono in atto e con quale ritorno. Potranno anche dare dimostrazione del valore dei loro asset in informazione in eventuali operazioni di fusione o acquisizione o se si quotano in Borsa, nota ancora Laney.

Per imparare a monetizzare i dati dei clienti le aziende possono guardare agli esempi che trovano nel loro settore e ai vari modelli di business già in uso. Per esempio le banche e le società delle carte di credito forniscono servizi di informazione sui pagamenti a valore aggiunto ai negozianti partner. Le banche usano questi servizi per capire meglio i loro clienti e aiutarli a costruire una relazione più duratura con il mondo retail. Le grandi catene di negozi mettono online i loro dati sulle vendite, le promozioni e altre informazioni cui i loro partner possono accedere o gratuitamente o dietro il pagamento di una tariffa.

Ci sono ovviamente degli ostacoli alla monetizzazione dei dati dei clienti, in particolare complesse normative sulla riservatezza dei dati e i timori del pubblico sulla privacy. Le aziende dovranno valutare i rischi connessi con il possedere e conservare i dati dei clienti e le esigenze della data privacy quando sviluppano un modello di business per monetizzare le informazioni.

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