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Digital business, il 2017 sarà “l’anno del non ritorno”

Da Gartner a Forrester, da Idc a Fortune, tutti concordi nel considerare l’anno alle porte come il “giro di boa”. Iot e cloud le parole chiave della digital transformation aziendale. Atteso un revival delle Ipo. Sullo skyline si addensano però le nubi del cybercrime

25 Nov 2016

Mila Fiordalisi

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Il 2017 sarò un anno chiave per il digital business. E stando alle previsioni sui tech trends prossimi venturi che i principali istituti di analisi si sono già prodigati a sfornare, l’anno che verrà potrebbe passare alla storia come il giro di boa, il punto di non ritorno. Che la trasformazione digitale sia un processo irreversibile è oramai un dato di fatto. E a certificare il dato sono i numeri, quelli del business, in cui la voce “digital” rappresenta per molti una fonte di new revenues e in alcuni casi già quella principale.

Secondo le stime di Idc nel 2017 la crescita delle revenue derivante dai prodotti cosiddetti “information-based” sarà doppia rispetto al portfolio di un terzo delle compagnie G2000. Il prossimo anno oltre il 70% delle aziende Global500 – stima sempre Idc – avrà in casa team dedicati alla trasformazione digitale o all’innovazione. Dunque il digitale viene considerato sempre più un vero e proprio pilastro del business. La linea di confine fra il mondo fisico e quello virtuale si sta ormai sfumando e lo spazio per il business digitale si sta facendo progressivamente più esteso. Per Gartner il digitale rappresenta l’humus per lo sviluppo di nuovi business model ed “ecosistemi”. Le piattaforme tecnologiche digitali – sostengono gli analisti – sono i pilastri portanti del digital business e sono indispensabili per la trasformazione delle aziende. Non ci sarà impresa od organizzazione, a prescindere dalle dimensioni, che potrà fare a meno di almeno una delle cinque piattaforme che secondo Gartner possono essere considerati gli “abilitatori” del new business: information systems, customer experience, analytics, intelligence, Iot.

Sull’Internet of things in particolare si concentrerà nel 2017 buona parte dell’interesse, sotto forma di sperimentazioni e investimenti che serviranno a sostenere iniziative e progetti di lungo periodo. Secondo Forrester il 2017 sarà l’anno dei big data, una previsione che fa il paio con quella per l’appunto che vede i riflettori puntati sullo IoT. In forte aumento – stima la società di analisi – l’uso del cloud: i Cio stanno sempre più orientandosi infatti verso sistemi in grado di mettere in rete, in modalità collaborativa, dipendenti, clienti, partner, venditori e persino device. Il tutto con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile ai desideri dei clienti e quindi di mettere a punto strategie mirate all’efficacia del business.

La sempre maggiore attenzione alle questioni legate alla IT security è determinante – sostiene sempre Forrester – ai fini dello sviluppo di “ambienti” cloud affidabili e ancor di più dell’avvento dell’Internet of things. Nello “skyline” 2017 non mancheranno però le nuvole: l’adozione di soluzioni sempre più internet-oriented, alias la connettività sempre più pervasiva aprirà alcuni fronti critici, da quello della sicurezza a quello della complessità gestionale. Già il 2016 è stato un anno di grandi attacchi hacker, inclusi quelli a danno di aziende quali Twitter e Netflix, che di protezione dei sistemi dovrebbero essere maestre. A dimostrazione che la sicurezza informatica non si può garantire al 100% e che non bisogna lesinare in investimenti pena la messa in pericolo di quello che si sta man mano configurando come l’asset numero uno del business di qualsiasi tipologia di azienda: i dati. Sulla sicurezza si sta sempre più concentrando l’attenzione anche e soprattutto in considerazione dell’aumento vertiginoso dell’e-commerce e quindi delle transazioni online. Non solo: secondo gli analisti il 2017 sarà l’anno in cui saranno tenute a battesimo le prime sperimentazioni di peso basate sul blockchain, la tecnologia alla base del bitcoin.

Stando a Fortune nel 2017 assisteremo anche ad un revival delle Ipo: nel primo semestre 2016 sono state portare a termine solo operazioni di piccola portata ma da agosto in poi si sono movimentati oltre 2 miliardi di dollari a dimostrazione di un fermento crescente. Fra l’altro colossi del calibro di Snapchat e Uber si stanno già preparando per operazioni di Ipo che con tutta probabilità si concretizzeranno proprio nel 2017.

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