Digital gender gap, dalla sinergia scuola-università la ricetta vincente - CorCom

L'APPROFONDIMENTO

Digital gender gap, dalla sinergia scuola-università la ricetta vincente

Occorre potenziare la presenza delle donne nei settori caratterizzati da carenze di competenze, in particolare il settore tecnologico e quello dell’intelligenza artificiale, superando stereotipi e pregiudizi che condizionano anche le nuove generazioni. L’analisi di Cecilia Stajano, community manager della Fondazione Mondo Digitale

26 Ott 2020

Cecilia Stajano

community manager della Fondazione Mondo Digitale

È una sorta di primo “anno accademico” quello che stanno per affrontare le 15.000 ragazze coinvolte nella settima edizione di Coding Girls. Storicamente promosso dalla Fondazione Mondo Digitale e Missione Diplomatica Usa in Italia in collaborazione con Microsoft, il programma formativo è ora supportato anche da Eni, Compagnia di San Paolo e Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi. E quest’anno le studentesse delle scuole superiori possono contare anche sul supporto di una rete di 32 partner accademici, presenti in tutte le regioni. Un network che è stato estremamente complesso da costruire, ma altrettanto appassionante: per la prima volta gli atenei interpretano all’unisono lo spirito delle Nazioni Unite che considera la “gender equality” come priorità strategica per realizzare tutti gli obiettivi dell’Agenda 2030. Non può esserci parità senza sostenibilità e non può esservi sostenibilità senza parità. Trasformare la terza missione delle università in un investimento di risorse per la parità di genere come motore dello sviluppo economico, oltre che un obiettivo irrinunciabile di equità, è già un risultato straordinario.

“Dottorande e dottorandi hanno un grande entusiasmo per la ricerca e per la scienza. Spero che lo riescano a trasmettere negli incontri con gli studenti delle scuole superiori. È molto importante che percepiscano sin dall’inizio le grandi potenzialità del ragionamento scientifico”. Il rettore della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA), Stefano Ruffo, ha registrato con piacere un video messaggio per l’avvio del nuovo “anno accademico” delle Coding Girls. Un bellissimo augurio per le 15mila studentesse in formazione, che si mettono in gioco in piena emergenza sanitaria, per condividere conoscenze e competenze con le comunità. Le donne studiano di più, partecipano alla vita culturale, ma privilegiano studi che hanno meno prospettive occupazionali e retributive. È importante quanto si studia, ma anche cosa si studia.

Per combattere il divario di genere non basta la scuola, serve fare sistema con l’università. Occorre potenziare la presenza delle donne nei settori caratterizzati da carenze di competenze, in particolare il settore tecnologico e quello dell’intelligenza artificiale, superando stereotipi e pregiudizi che condizionano anche le nuove generazioni. Possiamo farlo contagiando con la passione dei ricercatori le nuove generazioni. E proponendo modelli positivi di donne che hanno realizzato le loro passioni. Non importa che siano nomi conosciuti, famosi, anzi. Ma è fondamentale che siano donne realizzate, serene, che siano riuscite a conciliare i tempi della vita con gli obiettivi di crescita e di realizzazione personale vivendo con generosità nelle comunità di appartenenza. Alla sua settima edizione il progetto Coding Girls vuole proprio raccontare la “rivoluzione gentile delle giovani donne”, fatta di tante storie “fuori quota”, vissute nella “normalità”, senza sgomitare, solo affermando il valore della competenza, che non ha mai un solo genere.

Del resto il risultato raggiunto dalle quote rosa appare oggi, a distanza di 10 anni, assai modesto. Leggendo i bilanci si scopre che se è vero che le donne nei cda di società quotate in borsa sono ora arrivate al 36,4%, la conquista raggiunta non ha avuto un impatto significativo sul management e la leadership (presidenti donna 10,7% e 6,3% ad) e non ha prodotto cambiamenti profondi nel sistema economico e sociale. La conciliazione dei tempi di vita è ancora una forte criticità, mentre la qualità del lavoro femminile peggiora con il perdurare della crisi. Nonostante alcuni progressi (es. ministeri e scuola), le donne sono ancora sotto rappresentate nelle posizioni apicali (es. primario nella sanità, corte costituzionale, magistratura, ambasciatrici ecc.).

Però è meglio che le donne siano sotto rappresentate piuttosto che mal rappresentate. Non serve raggiungere posizioni apicali per riproporre poi il “pensiero unico maschile”. Ci interessa la rivoluzione gentile e la leadership accogliente e inclusiva, non autoritaria ma autorevole. Ma come riuscirci se gli attuali criteri di selezione della leadership sono strutturati per escludere, in modo del tutto distorto, tutti coloro (in particolare le donne) che invece avrebbero le caratteristiche adatte per essere un buon leader?

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Nel suo ultimo libro “Perché tanti uomini incompetenti diventano leader?” (Egea, 2020) Tomas Chamorro-Premuzic, professore di Business Psychology all’University College di Londra e alla Columbia University, mette in evidenza come i processi di selezione privilegino le qualità sbagliate per diventare capi, come l’eccessiva fiducia in se stessi e il narcisismo. I nostri sistemi di selezione esaltano “le caratteristiche del maschio alfa e cioè il protagonismo rispetto all’umiltà, l’estroversione rispetto alla sobrietà, la voce grossa rispetto all’understatement, l’azzardo rispetto alla saggezza”. Sono caratteristiche che, se sono utili a imporsi come capo o come bullo/bulla, sono del tutto inadatte per guidare una comunità di persone o un’impresa. Non è così che immaginiamo le Coding Girls.

Giulia Fiore, dirigente Eni (HR Development Methodologies and Processes and Diversity & Inclusion Initiatives), usa un’immagine molto efficace. Paragona la sua azienda a una classe scolastica, accogliente e inclusiva, capace di contaminare l’ambiente. In un contesto così le Coding Girls possono maturare bene rafforzando la leadership basata sulla competenza [vedi Le donne dei dati].

Grazie alla sua capacità di crescere anno dopo anno e di fare rete, oggi Coding Girls è un modello di formazione, sensibilizzazione e orientamento delle giovani donne accreditato sui territori e sostenuto da una grande alleanza composta di soggetti pubblici e privati. Dal programma nazionale si sono sviluppate originali declinazioni a livello locale: è il caso di Compagnia di San Paolo che a Torino ha avviato una sperimentazione triennale con 600 studentesse di 10 scuole per valutare l’impatto del programma su competenze e percorsi educativi e professionali; già nel primo anno l’analisi condotta su un campione ha documentato nei partecipanti un miglioramento auto percepito nelle competenze informatiche, un’aumentata consapevolezza delle proprie potenzialità nell’ambito della programmazione e una maggiore propensione a prendere in considerazione una futura carriera universitaria e lavorativa nell’ambito Stem. A Milano il progetto “Code & Frame” con Eni prevede un percorso formativo per appassionare 250 studentesse alla cultura scientifica con un focus sulla tecnologia come strumento chiave per rispondere alle sfide ambientali del nostro tempo. Nuovo partner della settima edizione di Coding Girls l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi con un intervento mirato sulla città di Napoli.

Mirta Michilli, alla guida della Fondazione Mondo Digitale, l’organizzazione che ha creato il modello di Coding Girls, è convinta che la strategia vincente per accelerare il raggiungimento della parità di genere sia la scuola, come presidio efficace contro ogni forma di disuguaglianza. “Aiutiamo le nuove generazioni a liberarsi da luoghi comuni e stereotipi per progettare in libertà il loro futuro. Con percorsi di formazione esperienziale e trasformativa e il confronto costante con modelli positivi le ragazze acquisiscono consapevolezza delle loro potenzialità. Intorno a Coding Girls stiamo creando un’originale alleanza costruita su una forte visione comune e la convinzione che serva con urgenza una leadership distribuita al femminile per far crescere il paese. Una vera e propria rivoluzione gentile e inclusiva”.

Non abbiamo dubbi: molto presto sentiremo ancora parlare delle Coding Girls.

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