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LO STUDIO

Digital Leader, il futuro del business passa da qui

Sta emergendo una nuova classe di manager che adotta una mentalità digitale ed è in grado di condizionare positivamente l’andamento e i risultati di business. Ma oggi solo un executive su 5 è un Digital Leader. I risultati di uno studio di Oxford Economics

13 Set 2016

F.Me

Solo un executive su cinque è un Digital Leader. E’ questo il questo il risultato dello studio “Leaders 2020” condotto da Oxford Economics e promosso da Sap, secondo cui sta emergendo una nuova classe dirigente che abbraccia e adotta una mentalità digitale ed è in grado di condizionare positivamente l’andamento e i risultati di business.

Lo studio Leaders 2020 ha intervistato oltre 4.000 manager e dipendenti in 21 paesi e ha identificato quali sono le principali caratteristiche delle aziende che hanno successo nell’economia digitale.

Ma per quale motivo “paga” essere un Digital Leader? Prima di tutto perché si hanno performance economiche più elevate: il 76% dei manager che rientra nella definizione di Digital Leader ha registrato un significativo aumento del fatturato e degli utili, rispetto al 55% del campione totale.

Da segnalare anche una maggiore soddisfazione e forte senso di inclusione dei dipendenti. I collaboratori dei Digital Leader si dichiarano più soddisfatti del proprio lavoro (87%) rispetto agli altri manager (63%).

Inoltre i dipendenti dei Digital Leader preferiscono mantenere la propria posizione anche in presenza di altre offerte di lavoro, circa il 21% in più rispetto agli altri manager.

“E’ chiaro che l’economia digitale richieda un diverso tipo di leadership per avere successo – dice Mike Ettling, presidente di Sap SuccessFactors – Le persone, in particolare i millennial e le generazioni più giovani, si aspettano leader più inclusivi e social e di lavorare in ambienti con più diversità e meno gerarchie. La tecnologia gioca un ruolo chiave nell’offrire ai leader di oggi accesso ai dati necessari per prendere decisioni in tempi rapidi e per attrarre e sviluppare le future generazioni di dirigenti”.

Secondo lo studio di Oxford Economics il Digital Leader di oggi semplifica le decisioni. Quattro Digital Leader su cinque (80%) prendono decisioni basate su dati, e quasi due su tre (63%) dichiarano che le loro aziende sono in grado di gestire il proprio business in tempo reale, in confronto rispettivamente al 55% e al 46% degli altri intervistati. Inoltre, i Digital Leader sono generalmente più trasparenti e distribuiscono il processo decisionale in tutta l’organizzazione.

Inoltre considera il tema “diversità e inclusione” una priorità: le società leader nell’economia digitale sono più attente al tema della diversità e hanno un bilanciamento ponderato tra dipendenti di sesso maschile e femminile, soprattutto tra i livelli intermedi, rispetto ad altre aziende. Inoltre promuovono programmi di inclusione specifici (il 46% contro il 38% delle altre imprese), ritengono che la diversità abbia un impatto positivo sulla cultura aziendale (66% contro 37%), e assegnano la stessa importanza alla crescita della diversity e alle performance economiche (37% contro 29%).

Nonostante alcune aziende si stiano muovendo più velocemente in questo ambito, lo studio ha rilevato comunque margini di miglioramento per tutti. Solo il 39% dei dipendenti pensa che la propria azienda abbia sviluppato percorsi efficaci per migliorare le proprie politiche di diversità e inclusione, mentre meno della metà dei manager (49%) ritiene che i propri leader riconoscano l’importanza di questi temi e abbiano preso provvedimenti seri per migliorare.

Lo studio ha rilevato che i millennial stanno rapidamente occupando posizioni di leadership: circa il 17% dei senior manager intervistati rientra nel cluster “millenial”. Questi giovani leader sono più pessimisti rispetto agli altri manager rispetto la preparazione ad affrontare le sfide del digitale delle loro aziende. Nello specifico assegnano alla capacità di leadership della propria organizzazione tra i 15 e i 23 punti percentuali in meno rispetto ai manager “non millennial”, prendendo in considerazione una serie di elementi come ad esempio facilitare la collaborazione, gestire la diversità, fornire feedback, diminuire la burocrazia. I millennial presto rappresenteranno il 50% della forza lavoro e giocheranno un ruolo importante nella definizione della nuova cultura aziendale. Quello che dicono ha un peso e va in questa direzione: è tempo di cambiare.

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