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Digital marketing, il futuro è la geolocalizzazione IP

Secondo un report di Digital Element, realizzato in collaborazione con la Gsma, la pubblicità basata sulla posizione consente ai brand di sapere dove si trova il cliente e offrire contenuti più pertinenti al contesto, dando più efficacia alla strategia commerciale

22 Lug 2020

Giampiero Rossi

L’aumento esponenziale delle pubblicità in rete è sempre più in crescita, tanto che durante le nostre sessioni su internet, sia su Pc che su smartphone, siamo abituati a ogni forma di pubblicità, intrusiva o meno; ora, sembrerebbe che dopo 20 anni di boom, la adtech (Advertising Technology) debba affrontare sfide su più fronti: scandali sulla privacy, tassi di risposta in calo, frode sui clic, regolamentazione, monopolio sul versante dell’offerta.

A tal proposito, è uscito un whitepaper, pubblicato da Mobile World Live della GSMA e redatto dalla società Digital Element, dal titolo “Targeting and trust. How IP geotargeting can help solve digital marketing’s current issues”, in cui si evince come la geolocalizzazione IP possa diventare il nuovo fattore risolutivo per il futuro dell’advertising.

Per eMarketer, i brand del Regno Unito hanno speso 19 miliardi di dollari in pubblicità digitali nell’anno 2019, con un aumento del 16% rispetto al 2018, e che addirittura, a livello globale, la pubblicità online vale ora 333 miliardi di dollari, e potrebbe raggiungere i 517 miliardi entro il 2023.

Nonostante questi ottimi risultati l’industria delle pubblicità digitali deve trovare il modo di inviare messaggi mirati che riescano a fornire ai clienti un valore reale, nel rispetto della loro privacy.

Secondo questo studio, sarà proprio la pubblicità basata sulla posizione a offrire alcune soluzioni convincenti, consentendo a un brand di sapere dove si trova il suo cliente e consegnando contenuti più pertinenti al contesto.

Molti credono che la pubblicità basata sulla posizione sia possibile solo quando un utente attiva il GPS e dà il consenso a un marchio per accedervi; in realtà, però, ci sono altre opzioni.

La principale alternativa è proprio la geolocalizzazione IP: infatti, con l’aiuto di tecniche aggiuntive, è utile per indirizzare gli utenti su larga scala, fino al livello del codice postale e, non rivelando l’indirizzo IP nulla di personale sull’utente, si riesce a preservare la fiducia, rendendo il metodo a prova di regolamentazione.

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In più, un indirizzo IP può fornire ulteriori informazioni potendo identificare caratteristiche come la velocità e il tipo di connessione, l’identità dell’ISP e il gestore di telefonia mobile. In tal modo i brand possono utilizzare questi attributi aggiuntivi per creare profili di targeting ancora migliori.

Nel whitepaper viene riportato anche come la geolocalizzazione basata su IP riesca a offrire maggiori possibilità rispetto ai soliti strumenti di advertising, sia per migliorare l’esperienza dell’utente che per perfezionarla.

Per esempio, si prende in considerazione come con la geolocalizzazione ci sia un maggiore rispetto della privacy, in quanto non si è in grado di identificare un individuo; in più, offrendo contenuti pertinenti, che generano una risposta molto

migliore, si riesce ad aumentare le percentuali di clic (CTR) che in questi anni stanno sempre di più diminuendo.

Infine, la geolocalizzazione IP è anche in grado di rivelare truffe, potendo registrare, infatti, picchi di traffico da aree esterne alla zona target di una campagna pubblicitaria, filtrare i clic dalle regioni in cui i servizi non sono disponibili, contrassegnare l’accesso all’account da aree insolite o altamente fraudolente e mostrare da dove arriva il traffico proveniente dai proxy, che potrebbe appunto indicare una frode.

In conclusione, sicuramente la geolocalizzazione IP sarà in grado di aiutare l’adtech, rendendo la pubblicità digitale più performante alle sfide future che il mercato, già da adesso, sta sempre più imponendo al sistema.

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