Digital Markets Act, ok del Parlamento Ue: multe fino al 20% del fatturato per le Big tech - CorCom

IL REGOLAMENTO

Digital Markets Act, ok del Parlamento Ue: multe fino al 20% del fatturato per le Big tech

Via libera alla proposta della Commissione sui mercati digitali: ora la palla passa al negoziato degli Stati. Previste restrizioni alle aquisizioni “killer” e maggiori controlli sull’operato delle piattaforme. Sassoli: “La nostra Unione deve essere la prima a stabilire norme in ambiti a cui oggi tutto il mondo guarda”

16 Dic 2021

F. Me

Via libera dal Parlamento all’avvio dei negoziati con i governi Ue al Digital Markets Act, la proposta di regolamento sui mercati digitali che insieme alla legge sui servizi digitali (Digital Services Act), è uno dei pilastri del pacchetto digitale presentato dalla Commissione europea il dicembre 2020.

Nello specifico, il Dma vieta alcune pratiche impiegate dalle grandi piattaforme che agiscono come gatekeeper, i controllori dell’accesso al mercato, e permette alla Commissione di realizzare indagini di mercato e di sanzionare i comportamenti non conformi. Il testo è stato approvato con 642 voti favorevoli, 8 contrari e 46 astensioni.

Cosa prevede il Digital Markets Act

La proposta di regolamento si applicherà alle principali imprese che forniscono i servizi di piattaforma di base, tra cui servizi di intermediazione online, social network, motori di ricerca, sistemi operativi, servizi di pubblicitaà online, di cloud computing e per la condivisione di video. Al riguardo, gli eurodeputati hanno incluso, rispetto alla proposta originale, i browser, gli assistenti virtuali e le smart Tv.

WHITEPAPER
Manifatturiero: nello studio Forrester strategie e investimenti di trasformazione digitale
Digital Transformation
Manifatturiero/Produzione

Tra i punti chiave della proposta, anche la previsione di restrizioni alle “acquisizioni killer”. In caso di inosservanza sistematica, la Commissione potrebbe limitare la possibilità dei gatekeeper di effettuare acquisizioni in settori relativi alla Dma al fine di porre rimedio o prevenire ulteriori danni al mercato interno. I gatekeeper dovranno anche informare la Commissione di qualsiasi prevista concentrazione.

Sanzioni “non inferiori al 4% e non superiori al 20%” se un gatekeeper non rispetta le regole.

Altre modifiche introdotte dai deputati riguardano la definizione di gatekeeper sulla base di determinate soglie (fino a 8 miliardi di euro di fatturato e una capitalizzazione di mercato di 80 miliardi di euro; servizio di piattaforma di base fornito in almeno tre paesi dell’Ue e con almeno 45 milioni di utenti al mese); l’elenco di obblighi e divieti. Ma anche i requisiti supplementari sull’uso dei dati per la pubblicità mirata e sull’interoperabilità dei servizi; la possibilità di disinstallare le applicazioni software preinstallate da un servizio della piattaforma principale, come le app, in qualsiasi momento; l’applicazione delle norme Ue; e il ruolo delle autorità nazionali garanti della concorrenza.

Soddisfazione del relatore, Andreas Schwab (Ppe) che ha commentato: “l’approvazione odierna del mandato negoziale per il Dma manda un segnale forte: il Parlamento europeo si oppone alle pratiche commerciali sleali dei giganti del digitale. Ci assicureremo che i mercati digitali rimangano aperti e competitivi”.

L’Europa innovatrice

Dell’importanza di una Europa in grado di innovare ne ha parlato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli al Consiglio europeo. “L’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza – ha detto – Penso che questo progetto possa essere costruito intorno a tre assi forti, a un triplice desiderio di Europa che sia unanimemente condiviso da tutti gli europei: quello di un’Europa che innova, di un’Europa che protegge e di un’Europa che sia faro.”“Quello di cui abbiamo bisogno è un’innovazione in tutti i settori, un rinnovato senso di creatività, per le nostre istituzioni, per le nostre politiche, per i nostri modi di agire e anche per i nostri stili di vita, poiché è ciò che la transizione ecologica richiede – ha spiegato – La Conferenza sul futuro dell’Europa deve aiutarci a trovare percorsi di innovazione possibili per ricreare il senso di un progetto in cui tutti gli europei possano riconoscersi.” “Il Parlamento ha da tempo presentato una proposta concreta per rendere le nostre istituzioni più democratiche, più forti e più innovative, tramite il diritto di iniziativa legislativa. La nostra Unione deve essere la prima a stabilire norme in ambiti cui oggi tutto il mondo guarda, come la regolamentazione dei nuovi settori dell’economia che sono giungle legislative – ha concluso – Lo abbiamo fatto per la protezione dei dati personali, e ora il mondo sta seguendo il nostro esempio. Lo faremo, ed è giunto il momento, per i mercati digitali, per evitare che siano i giganti del web a legiferare al posto dei cittadini.” “Dovremo innovare anche a livello dei nostri finanziamenti. Il Parlamento e i cittadini europei attendono con impazienza la pubblicazione del pacchetto sulle risorse proprie, che dovrebbe permettere all’ Unione di completare la sua dotazione finanziaria in modo sostenibile e di rimborsare il debito contratto in comune. È una questione di credibilità e di rispetto della parola data. E queste innovazioni non ci esimono neppure dall’adeguare il nostro quadro finanziario alle sfide del nostro secolo, riformando in maniera realista il Patto di stabilità e crescita. Non possiamo più ingabbiare il nostro futuro e quello dei nostri figli nella regola del 3 %.”

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5