L'ACCORDO STORICO

Digital Services Act, l’Europa alla svolta: ecco cosa cambia per le big tech

Stretta sulle fake news e la tutela online dei minori. Novità anche sul fronte e-commerce: obbligatorio rimuovere prodotti contraffatti o nocivi e identificare i venditori. La Commissione Ue annuncia un rafforzamento dell’organico per vigilare sul rispetto delle regole. Multe fino al 6% del fatturato annuo globale per chi non è a norma: 15 mesi per adeguarsi

Pubblicato il 25 Apr 2022

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Un accordo storico: con queste parola la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha definito il via libera dell’Europa al Digital Services Act, pacchetto di norme che obbliga le big tech a vigilare sui contenuti online e a rimuovere le fake news, a una maggiore tutela delle attività legate ai minori e anche di quelle che riguardano le vendite online con tanto di obbligo di rimuovere prodotti contraffatti o nocivi e di identificazione dei venditori. Misure stringenti che se non saranno rispettate costeranno caro ai colossi dell’hi-tech mondiale, in particolare le web company americane a partire dai Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon): previste multe fino al 6% del fatturato globale. Le aziende avranno 15 mesi per adeguarsi.

“L’accordo sul Dsa è storico. Le nostre nuove regole proteggeranno gli utenti online, garantiranno la libertà di espressione e le opportunità per le imprese. Ciò che è illegale offline sarà effettivamente illegale online nell’Ue”, ha scritto su Twitter la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen. E il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni ha aggiunto che si tratta di “un esempio per il mondo. Anche i giganti del web avranno regole da rispettare. Protezione dei minori, obbligo di rimozione dei contenuti illegali, libertà di espressione. Ciò che è illecito deve essere illecito anche online”.

Digital Services Act, chi sono i soggetti a cui si applicano le norme

Sono numerosi i soggetti – sotto il capello di “intermediari online” che dovranno adeguarsi ai nuovi obblighi. Obblighi differenziati a seconda delle dimensioni aziendali e anche all’impatto sull’ecosistema online, in particolare per i soggetti che raggiungono oltre il 10% della popolazione dell’Ue.

  • servizi intermediari che offrono infrastrutture di rete, quali fornitori di accesso a internet e registrar di nomi di dominio;
  • servizi di hosting quali i servizi di cloud computing e web hosting;
  • motori di ricerca online di dimensioni molto grandi utilizzati da oltre il 10% dei 450 milioni di consumatori dell’UE e su cui ricade quindi una maggiore responsabilità per la limitazione dei contenuti illegali online;
  • piattaforme online che riuniscono venditori e consumatori, quali mercati online, app store, piattaforme di economia collaborativa e piattaforme di social media;
  • piattaforme online di dimensioni molto grandi, che raggiungono oltre il 10% dei 450 milioni di consumatori dell’UE e che potrebbero comportare rischi particolari relativi alla diffusione di contenuti illegali e a danni per la società.

“Con la legge sui servizi digitali contribuiamo a creare un ambiente online sicuro e responsabile. Le piattaforme devono essere trasparenti nelle loro decisioni di moderazione dei contenuti, impedire la diffusione virale della disinformazione pericolosa ed evitare che prodotti non sicuri siano messi in vendita sui mercati online. Con l’accordo odierno garantiamo che le piattaforme siano chiamate a rispondere dei rischi che i loro servizi possono comportare per la società e i cittadini”, sottolinea Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva.

Dsa: le misure che dovranno essere messe in atto

  • Misure per contrastare beni, servizi o contenuti illegali online:
  • Prevedere sistemi che consentano agli utenti di segnalare facilmente contenuti e alle piattaforme di cooperare con i cosiddetti “segnalatori attendibili”;
  • Obblighi in materia di tracciabilità degli utenti commerciali nei mercati online.
  • Nuove misure che responsabilizzano gli utenti e la società civile:
  • Possibilità di contestare le decisioni delle piattaforme in materia di moderazione dei contenuti e di presentare ricorso, sia attraverso un meccanismo di risoluzione extragiudiziale delle controversie sia per via giudiziaria;
  • Accesso dei ricercatori abilitati ai dati fondamentali delle piattaforme di dimensioni maggiori e accesso delle Ong a dati pubblici per avere una migliore comprensione di come evolvono i rischi online;
  • Misure di trasparenza per le piattaforme online su una serie di questioni, tra cui gli algoritmi utilizzati per la raccomandazione di contenuti o prodotti agli utenti.
  • Misure di valutazione e attenuazione dei rischi:
  • Obbligo per le piattaforme di dimensioni molto grandi e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi di adottare misure basate sul rischio per prevenire l’abuso dei loro sistemi e di sottoporre i propri sistemi di gestione dei rischi ad audit indipendenti;
  • Meccanismi per un adattamento rapido ed efficiente in risposta alle crisi che interessano la sicurezza pubblica o la salute pubblica;
  • Nuove garanzie per la tutela dei minori e limiti all’uso di dati personali sensibili per la pubblicità mirata.

Vigilanza ed execution

Vigilanza ed esecuzione rafforzate da parte della Commissione per quanto riguarda le piattaforme online di dimensioni molto grandi. Il quadro conferma inoltre l’importanza del ruolo dei coordinatori dei servizi digitali e del comitato per i servizi digitali. Stando a quanto si apprende l’Europa si prepara ad istituire un’apposita task force rafforzando il proprio organico.

Entrata in vigore del Digital Services Act

Una volta adottata – l’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio è soggetto all’approvazione – la legge sui servizi digitali sarà direttamente applicabile in tutta l’Ue e si applicherà 15 mesi dopo l’entrata in vigore o a decorrere dal 1º gennaio 2024, se la data è posteriore. Per quanto riguarda le piattaforme online di dimensioni molto grandi e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi, la legge si applicherà a decorrere da una data precedente, ossia 4 mesi dopo la loro designazione.

Sanzioni fino al 6% del giro d’affari

Le multinazionali che non seguiranno i dettami rischiano multe fino al 6% del loro giro d’affari annuo globale e di incappare nel divieto di operare sul suolo europeo. Sanzioni pesanti, in linea con quelle licenziate dall’Ue lo scorso 24 marzo con il via libera al pacchetto gemello Dma (Digital Markets Act) per combattere pratiche di mercato sleali e distorsioni della concorrenza da parte delle Big Tech.

“Grazie alla legge sui servizi digitali l’era delle grandi piattaforme online che pensano di essere al di sopra delle regole sta giungendo al termine. La legge stabilisce obblighi chiari e armonizzati per le piattaforme, in funzione delle dimensioni, dell’impatto e del rischio. Alla Commissione è affidato il compito di vigilare sulle piattaforme di dimensioni molto grandi, con la possibilità di imporre sanzioni effettive e dissuasive fino al 6% del loro fatturato globale o persino di vietare loro di operare nel mercato unico dell’UE in caso di violazioni gravi reiterate. Le istituzioni dell’UE hanno lavorato fianco a fianco in tempi record, con la determinazione e l’ambizione di proteggere i nostri cittadini online”, commenta Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno.

Il commento di Colao

“Con l’accordo politico sulla legge sui servizi digitali (Dsa) l’Europa inaugura una nuova stagione: quella della piena correttezza e democrazia digitale, per cui ciò che è illecito offline lo è anche online – commenta il ministro della Transizione digitale, Vittorio Colao –  L’Italia ha partecipato attivamente al negoziato, contribuendo a raggiungere risultati importanti che ristabiliscono fondamentali principi a tutela di cittadini e imprese europee. Il Dsa, infatti, si applicherà a tutti gli intermediari online che operano in Europa, introducendo obblighi graduati sulla base della natura dei servizi e proporzionati al numero degli utilizzatori, così da bilanciare la tutela degli utenti con le esigenze del mercato e dell’innovazione”.

In concreto, continua il ministro, “le piattaforme di vendita online dovranno tracciare i propri fornitori, così che merci contraffatte e contenuti illegali verranno intercettati tempestivamente e altrettanto velocemente rimossi, mentre piattaforme e motori di ricerca online di rilevante dimensione saranno soggetti a obblighi rigorosi (incluse misure di monitoraggio e valutazione dei rischi ad ampissimo spettro, con applicazione di appropriate misure di moderazione)”.

Inoltre, aggiunge Colao, “le interfacce ingannevoli, note come dark patterns, saranno vietate come pure le pratiche ingannevoli. La trasparenza e l’informazione corretta verrà assicurata ad ogni livello e per ogni servizio, mentre si potrà scegliere se essere profilati dalle grandi piattaforme e dai grandi motori di ricerca. Infine, le piattaforme accessibili ai minori dovranno mettere in atto speciali misure di protezione e sarà vietata la pubblicità mirata basata sull’uso dei dati personali dei minori”. In sintesi, conclude il ministro, “con il Dsa l’Europa modernizza le regole e rinforza la tutela di cittadini e imprese. Il Dsa, insieme alla legge sui mercati digitali (Dma), contribuirà a realizzare un’economia digitale europea che promuove innovazione e concorrenza nel rispetto della correttezza e del benessere degli utenti”.

La posizione di Fapav

Un passo in avanti per la tutela delle industrie creative e audiovisive: questo il commento di Fapav al seguito dell’accorod sul Dsa. “Ciò che illegale off line deve esserlo anche online e le procedure per arrivare a rimozioni e sanzioni devono essere quanto più tempestive ed efficaci – ha dichiarato il Segretario Generale Fapav, Federico Bagnoli Rossi – Il ruolo di responsabilità degli operatori over the top deve essere rafforzato e le pubbliche autorità nazionali ed internazionali devono cooperare al meglio per la lotta all’illegalità e al depauperamento di questa industry che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy. Aspettiamo chiaramente il testo finale per commentare con maggiore dovizia di particolari quanto deciso a livello europeo. Un sentito ringraziamento al Governo italiano, segnatamente al Ministro Colao, per aver seguito costantemente e quotidianamente gli sviluppi del negoziato di questo decisivo dossier”.

“Insieme agli europarlamentari italiani delle commissioni competenti è stato svolto un lavoro fondamentale per la promozione della nostra industria creativa – ha concluso – Dopo alcuni tentennamenti da parte di Bruxelles, il nostro legislatore comunitario, anche grazie al ruolo dell’Italia svolto in questi anni, ha invertito la rotta puntando verso la difesa dell’industria creativa italiana ed europea e dei suoi lavoratori”.

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