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NUOVA ECONOMIA

(Digital) shopping addicted

La corsa all’acquisizione di start up talentuose va ormai di “moda”. Ma qui in gioco c’è il business a nove zeri. La sfida è a colpi di idee ingegnose per conquistare il mondo

14 Ott 2013

Giovanni Iozzia

L’ultima, solo in ordine di tempo, di una lista impossibile e inevitabilmente incompleta è Braintree, start up di Chicago specializzata in pagamenti mobili che a fine settembre è stata acquistata da Paypal per 380 milioni di dollari. Un bel risultato per una società nata solo nel 2007, una bella soddisfazione per Wall Street che ha fatto sobbalzare in alto il titolo di eBay, il colosso delle aste online che poco più di 10 anni fa si mangiò PayPal (e che in Italia arrivò comprando iBazar). È successo pochi giorno dopo che Google aveva tirato fuori oltre 30 milioni per Bump, app per il file sharing. E dopo che Yahoo aveva speso oltre 1 miliardo di dollari per avere la piattaforma di microblogging Tumblr, Facebook aveva ingoiato la semi-taliana software firm Monoidics e Twitter la società specializzata in annunci pubblicitari MoPub.

È tutto un comprare e vendere nel mondo frenetico della digital economy: “another day, another acquisition”, ha titolato TechCrunch, bibbia Usa del settore, possibilmente di società giovani, preferibilmente create da giovani. Ogni tanto il deal fa rumore, come quello di Summly, start up di un 17enne acquisita da Yahoo per 30milioni fra la sorpresa e lo scandalo del popolo della Rete (non ha ricavi, non ha milioni di utenti). Ma la gran parte degli “affari” circolano solo tra gli addetti ai lavori o addirittura non vengono neanche allo scoperto: Apple, per esempio, non usa comunicare i suoi acquisti se proprio non è costretta. Un’altra ragione per cui ogni elenco rischia di essere approssimativo, ma mettere in fila le operazioni firmate dall’inizio dell’anno dalle cinque principali web corporation dà un’idea dell’intensità del fenomeno e aiuta a capire che cosa sta accadendo sulla scacchiera digitale.

Le grandi aziende hi-tech, chi più chi meno, hanno sempre comprato idee e brevetti. Ma adesso è diverso: non si acquisiscono mercati e spesso neanche prodotti ma “opzioni di crescita” . Lo shopping è uno strumento per affrontare la selezione delle specie e giocarsi la sopravvivenza in un mondo che sta velocemente cambiando e dove non c’è tempo da perdere. Ecco perché nel mirino finiscono le start up, aziende agili, estroverse, libere da lacci e lacciuoli, capaci di portare quel brivido di innovazione che la grande azienda non riesce più a produrre. Finisce poi che le start up si mangino anche fra di loro, per farsi spazio, diventare più forti e crescere. Se Google, che ha solo 15 anni, è diventata una compagnia da 200 miliardi di dollari, è proprio perché si è costantemente alimentata del plancton in circolazione nell’oceano digitale. Apple non avrebbe fatto iPhone e iPad come li conosciamo senza l’acquizione di start up (FingerWorks per il multitouch, ad esempio, o AuthenTec per il riconoscimento dell’impronta digitale nel nuovo 5S). E Yahoo non avrebbe ritrovato lo slancio senza le 20 e passa acquisizioni che l’aggressivo ingegnere Marissa Mayer ha fatto da quando si è seduta sulla tolda di comando, ed era solo il giugno del 2012.

La battaglia è senza confini e senza limiti di risorse. Google ha comprato Waze in Israele e Yahoo è arrivata fino a Pechino per aggiudicarsi Ztelic, start up concentrata sull’analisi dei dati dei social network. In questo scenario globale i capitali esondano. E ogni cifra appare possibile. Sono troppi oltre 30 milioni di dollari (in assenza di dati ufficiali c’è chi arriva a dire 60) pagati da Google per Bump? Dipende. Con 50 miliardi di dollari in cassa è come comprare una caramella per chi ha mille euro sul conto corrente. Ma è una caramella che potrebbe permettere di creare un’alternativa a SBeam di Samsung su Android. “Unlimited budget” è la parola d’ordine di Google. In un’intervista alla Reuters, a metà settembre, David Lawee, vicepresident for corporate development, ha detto: “Se avessi un budget Google non potrebbe fare grandi acquisizioni”. Nel primo semestre 2013, secondo le comunicazioni fatte alla Sec, ha speso 1,3 miliardi, di cui 996 milioni solo per Waze, strapagata per evitare che finisse in mano alla concorrenza. Yahoo ha una riserva di fuoco di 5 miliardi di dollari e Marissa Mayer la sta utilizzando per far vedere che la compagnia è di nuovo protagonista cool e attractive.

Ma al di là delle ragioni di marketing le scelte di acquisto lasciano intravvedere le probabili evoluzioni del mercato digitale e il ruolo che le diverse multinazionali intendono ritagliarsi. Se Yahoo, quindi, punta a ritrovare quei giovani che non erano ancora nati quando veniva fondata, investendo sul social, Google sta evidentemente confermando l’ambizione più ampia di diventare un Big Data Empire, lavorando sulla mobilità e sul real time commerce, dove finirà inevitabilmente a scontrarsi con Amazon. Twitter con MoPub, piattaforma di web marketing per smartphone, ha fatto la maggiore acquisizione della sua breve storia (si parla di 350 milioni di dollari) confermando che è concentrata, come anche Facebook, sulla valorizzazione commerciale del traffico in mobilità ma anche sull’integrazione con la tv. Restano poi i fronti dei wereable device e delle interfacce sensoriali. Apple fara il suo iwatch? Google si attrezza comprando WimmLabs che lo smart watch lo ha fatto già nel 2011. Intanto Apple sta cercando di comprare a tutti i costi (300mila dollari?) l’israeliana PrimeSense, la stessa che ha permesso a Microsoft di lanciare Kinect. Potrebbe essere la prossima start up a finire nella shopping list. Ma anche la novità dell’attesa iTv prossima ventura.