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L'INTERVISTA

Digital single market, Toia: “Europa più unita contro le sfide di Trump”

“Compatti per resistere al tentativo di Washington di negoziare con i singoli Paesi europei a condizioni commerciali vantaggiose per gli americani”: è l’appello che lancia il vp Itre in un’intervista a 360 gradi sulle strategie politiche e economiche in grado di accelerare l’innovazione. A partire dalla “lunga battaglia, vinta, per l’abolizione delle tariffe roaming e i lavori in corso per il 5G”

09 Mag 2018

Roberta Chiti

“Dobbiamo resistere al tentativo del governo Usa di dividerci e di negoziare con i singoli Paesi europei delle condizioni commerciali vantaggiose per gli americani. Dobbiamo restare compatti”: è l’appello che lancia Patrizia Toia, vp della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (e membro del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Ue). L’abbiamo intervistata in occasione della Conference high level di Bruxelles “Shaping our Digital Future” nel corso della quale il Parlamento Ue ha illustrato i fronti aperti sul capitolo innovazione. “Se l’Europa vuole assicurare un adeguato livello di crescita e di occupazione – dice Toia – deve decidere se vuole guidare questo cambiamento o vuole subirlo”.

Onorevole, quali sono le priorità per la crescita dell’Europa, dal suo osservatorio di vp Itre?

Nel mondo è in corso una rivoluzione spinta dalle tecnologie informatiche che ha cambiato e cambierà sempre di più il mondo in cui viviamo, lavoriamo, produciamo e ci spostiamo. E’ un cambiamento impetuoso che va governato ma che non può essere fermato. In un breve lasso di tempo l’economia, e anche la nostra vita, è stata globalizzata e digitalizzata. Ora le sfide del futuro prossimo sono quelle dell’intelligenza artificiale, della robotica e della sostenibilità. Se l’Europa vuole assicurare un adeguato livello di crescita e di occupazione deve decidere se vuole guidare questo cambiamento o vuole subirlo. Possiamo e dobbiamo farlo, dimostrando che anche in questo campo, ormai imprescindibile, possiamo coniugare crescita e sviluppo con nuove tutele e maggiore equità.

Con quali strumenti vi apprestate a perseguirle?

Le iniziative messe in campo dall’Europa sono molte, dagli obiettivi climatici ambiziosi al piano Juncker per gli investimenti alle riforme strutturali chieste agli Stati membri. I temi dell’innovazione e del digitale riguardano molti settori, ma per quanto riguarda le iniziative più specifiche bisogna ricordare l’approvazione nel 2015 di una strategia per arrivare a un mercato unico digitale e, per citare uno degli ultimi provvedimenti, l’iniziativa per l’Intelligenza Artificiale. Si tratta di un lavoro enorme ma necessario per permettere all’Ue di avere la forza d’impatto necessaria per competere a livello globale. In questo contesto rientra anche la lunga battaglia, vinta, per l’abolizione delle tariffe roaming su cui mi sono impegnata personalmente e i lavori in corso per introdurre il 5G nella telefonia cellulare. L’anno scorso inoltre la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure per accelerare il processo di digitalizzazione dell’industria europea, in cui rientra l’investimento da 500 milioni per la creazione di una rete paneruopea di poli di innovazione digitale. Nel complesso l’insieme delle misure dovrebbero mobilitare oltre 50 miliardi di investimenti pubblici e privati.

Quali sono gli ostacoli principali? A che sono dovuti, e come superarli?

Gli ostacoli principali sono le resistenze dei Governi e la conseguente lentezza delle riforme. Pacchetti legislativi come quello sul mercato unico o la digitalizzazione dell’industria europea includono numerose iniziative legislative che hanno un iter lungo e che soprattutto toccano gli interessi consolidati degli Stati membri. Quando diciamo che serve più Europa non parliamo solo di ideali astratti ma di interessi concretissimi, che potrebbero portare grandi benefici ai cittadini e alle imprese e che ancora oggi troppo spesso restano bloccati a lungo, mentre servirebbero per mettere l’Ue al passo del cambiamento.

La tensione finanziaria e commerciale tra Cina e USA secondo lei chiama l’Europa a una sfida diversa, in campo economico e strategico?

La guerra dei dazi chiama l’Europa a molte sfide. Innanzitutto bisogna saper resistere al tentativo di Trump di dividerci e di negoziare con i singoli Paesi europei delle condizioni commerciali vantaggiose per gli americani. Dobbiamo restare compatti. Per fortuna la politica commerciale è una di quelle materie dove il mandato dell’Unione europea è pieno e dove l’Europa oggi riesce a parlare con una voce unica. In secondo luogo dobbiamo difendere il multilateralismo e la legalità internazionale e non solo i nostri interessi. La scelta di Tump di scavalcare l’Organizzazione mondiale per il commercio e qualsiasi altro organo internazionale è pericolosa nel metodo oltre che nel merito. Terzo, dobbiamo accelerare le riforme dell’eurozona per prepararci ad eventuali choc finanziari ed economici causati da queste insensate guerre commerciali. La creazione dell’Unione bancaria europea risale al 2012 e non l’abbiamo ancora completata. Ancora non esiste un sussidio di disoccupazione europea e ancora non esiste un bilancio dell’Eurozona per portare avanti delle serie politiche anticicliche.

Come sostenere i “champion” europei in questo scenario?

I campioni europei si sostengono creando un mercato unico con regole certe, con una burocrazia snella  e con investimenti importanti su innovazione e formazione. Bisogna anche irrobustire le difese commerciali ma senza cedere alla tentazione del protezionismo.

Non pensa che le aste per le frequenze 5G rischino di indebolire i player europei?

I player europei si indeboliscono se rimangono all’interno di bolle nazionali in cui non c’è una vera concorrenza. Le aste invece garantiscono il giusto livello di concorrenza per degli operatori che prima o poi dovranno confrontarsi con una concorrenza globalizzata, stando quindi al passo dell’innovazione.

Sta per entrare in vigore il Gdpr: che funzione si auspica che svolga nei confronti delle aziende Usa?

Il Gdpr è oggi un punto di riferimento mondiale dal punto di vista normativo, a tutela soprattutto di chi è più vulnerabile: il cittadino. Penso che oltre ad adeguarsi per rispettare le regole europee le aziende americane inizino a ragionare sul lungo termine per sviluppare modelli di business compatibili con i diritti di tutti.

5G: a che punto sono i Paesi europei rispetto a USA e Asia?

L’Europa oggi paga quella frammentazione del mercato e quei ritardi normativi contro cui lottiamo al Parlamento europeo. Siamo in ritardo rispetto a Cina e Usa, ma sicuramente lo sviluppo del 5G sarà più rapido e coordinato del 4G LTE. In questi anni abbiamo anche fatto molti passi avanti e anche l’Italia ha già avviato delle sperimentazioni in alcune città, grazie all’impegno dell’ultimo Governo, che ha agito in maniera coordinata con l’UE.

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