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REPORT

Digital transformation, le Pmi hanno fame di “innovation manager”

Indagine Confapi sulle figure professionali più ricercate dalle aziende italiane nella fase di crescita. Forte la domanda di specialisti nelle dinamiche per l’affermazione sui mercati esteri

07 Mag 2018

E’ l’innovation manager una delle figure più richieste dalle Pmi italiane impegnate ad affrontare la digital transformation. Lo rivela un’indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi) secondo cui in questa fase, a crisi economica alle spalle, viene richiesto alle aziende di spingere sulla crescita identificando il proprio perimetro di azione, punti di forza e criticità, così da accelerare nei nuovi mercati a forte tasso di innovazione. “Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi – dice Carola Adami, Ceo e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati -, per affrontare la concorrenza le Pmi italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato”.

Lo studio è stato effettuato su un campione di 1.500 aziende ed ha rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità. Se nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero, il 15% delle aziende chiede il manager di rete e il professional, una figura del tutto nuova che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare peculiari esigenze produttive e organizzative in caso di trasformazioni interne, dall’arrivo di nuove strumentazioni fino ai processi di internazionalizzazione.

Il 22% delle aziende intervistate ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, il quale affianca temporaneamente le imprese – solitamente per un periodo inferiore ai 9 mesi – per efficientare i processi di riorganizzazione e di ridefinizione delle strategie durante delle fasi particolarmente delicate, come il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

Al primo posto fra le richieste delle aziende l’export manager: “Non è certo un caso – dice Adami – se, già durante lo scorso dicembre, i voucher per le piccole e medie imprese messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo Economico per l’assunzione temporanea di export manager siano andati a ruba nelle prime ore”. Si tratta di una figura che ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda: “l’export manager – conclude Adami – provvede a individuare i più potenziali mercati esteri e a elaborare le migliori strategie per fare il proprio ingresso in questi nuovi lidi, selezionando le più promettenti opportunità di business”.

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