IL REPORT

Digital transformation, le startup e Pmi dell’Ict motore d’innovazione in Italia

Secondo i dati di Anitec-Assinform e Infocamere a quota 8.169 le piccole imprese innovative, il 22,6% in più in un anno. Blockchain e cybersecurity acceleratori del cambiamento

04 Mag 2022

A. S.

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La crisi sanitaria e l’incertezza economica legata alla guerra in Ucraina non hanno bloccato  l’accelerazione dei processi di digitalizzazione dell’economia italiana: a confermarlo c’è la crescita delle startup e Pmi del settore Ict, che all’inizio di aprile erano nel nostro Paese 8.169, con un +22,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A evidenziarlo sono i dati del terzo report di monitoraggio realizzato da Anitec-Assinform, associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’Ict, e Infocamere, società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale.

Dai dati emerge in ogni caso che il ritmo di crescita ha avuto un rallentamento nella seconda metà dell’anno, in concomitanza all’acuirsi della crisi sanitaria e dalla sospensione delle registrazioni telematiche: nel corso del 2021 le nuove registrazioni di startup e Pmi innovative Ict sono state 2.579 (+28,6% rispetto alle 2.006 nel 2021), ovvero 2.321 nuove startup innovative e 258 nuove Pmi innovative. Questo tasso di crescita è superiore di più di 10 punti alla dinamica complessiva delle nuove registrazioni in tutti i settori, raddoppiando la differenza positiva di quasi 5 punti percentuali nel 2020.

Come tutte le startup innovative, secondo i risultati del report anche le S&Pmii nel settore Ict sono soprattutto microimprese: più di due su tre hanno fino a 4 addetti, 8 su 10 hanno un capitale proprio inferiore a 50mila euro e una sun due ha valore della produzione inferiore a 100mila euro. Quasi una su 5 (per l’esattezza il 19,4%) sono imprese fondate da under-35, mentre risultano ancora più sottorappresentate le imprese femminili con una quota del 10,7%.

“La crescita delle startup e Pmi innovative del settore Ict continua il suo incremento malgrado la crisi sanitaria e il conflitto Russia-Ucraina – afferma Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform – Questo segmento si conferma protagonista della trasformazione digitale del Paese in un momento in cui in Italia si assiste a un periodo economico instabile con un calo del Pil a -0,2 nel primo trimestre 2022 e un aumento dell’inflazione che ad aprile arriva al 6,2%. I digital enabler – le componenti più innovative dell’intero mercato digitale – offrono opportunità di crescita importanti con una notevole accelerazione in ambito blockchain e cybersicurezza, mentre i giovani sono ancora pochi e la quota delle imprese femminili è molto bassa. Mi auguro che le politiche industriali e i nuovi progetti supportati dal PNRR riescano a stimolare la crescita di nuove S&PMII ICT, che si confermano attori fondamentali dell’ecosistema dell’innovazione”.

“I dati confermano che l’innovazione oggi si declina al digitale e che le competenze necessarie vanno sviluppate rafforzando i collegamenti tra università, territorio e impresa – aggiunge Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere – Non è un caso se il 53% circa di tutte le startup innovative si concentra nella produzione di software e consulenza informatica e nella ricerca scientifica e sviluppo, attività strettamente funzionali all’evoluzione dell’intero ecosistema produttivo nazionale. Il fenomeno delle startup e PMI innovative è dunque un sensore attendibile per capire in quali direzioni si va sviluppando il nostro tessuto imprenditoriale. Attraverso la lettura dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio – www.registroimprese.it – questo sensore restituisce informazioni preziose, aggiornate praticamente in tempo reale e accessibili a tutti per elaborare le politiche più opportune a sostenerlo e promuoverlo”.

Il Nord guida la classifica

Il trend sulla distribuzione geografica della nascita delle startup rimane quello che era già stato evidenziato nelle scorse edizioni del report: la Lombardia ha la maggiore concentrazione con il 29,7%, seguita da Lazio con il 13,8% e Campania con l’8,1%.  Stabile o in diminuzione le quote di Emilia-Romagna (7,1%) Veneto (6,8%) e Piemonte (5,5%). In aumento le quote di Puglia (4,7%) e Toscana (4,6%).

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Una distribuzione simile a quella dell’intero settore ICT, anche se con una concentrazione ancora maggiore in Lombardia, che ospita oltre un quarto di tutte le startup innovative italiane (26,60%) ma ancora più S&PMII ICT con una quota del 29,7%. Inoltre, la Lombardia è la prima regione per densità di S&PMII ICT, con il 67,9% di tutte le società ICT costituite negli ultimi 5 anni (ovvero due su tre) costituita da una S&PMII ICT. Seguono Valle d’Aosta (64%) e Basilicata (62,6%), Trentino-Alto Adige (60,1%) e Friuli-Venezia Giulia (59,1%). Molto meno diffusa la presenza di S&PMII tra le nuove aziende ICT in Umbria e Veneto (44,5%) e Sicilia 23,3%. Rimane preoccupante la carenza di S&PMII ICT al sud.

Il ruolo di Blockchain e cybersecurity

Le componenti più innovative dell’intero mercato digitale, o Digital Enabler, hanno confermato il loro ruolo trainante dell’intero mercato anche nel 2021 e continueranno a crescere a un tasso annuo medio del 22% nel triennio 2022-2024. Dall’analisi dei filoni di attività indicati dalle imprese sulle vetrine della piattaforma #ItalyFrontiers, i Digital Enabler sui quali si concentrano le S&Pmii Ict a inizio aprile 2022 sono stati principalmente sulle soluzioni digitali con 764 imprese e intelligenza artificiale e machine learning con 757 imprese, seguite dalle imprese che realizzano soluzioni di IoT con 721 imprese e Mobile app con 569 imprese.

Rispetto alla crescita complessiva del 23% delle registrazioni ICT, i filoni con aumenti più sostenuti sono blockchain (+52,0%), cybersecurity e cripto (+35,1%), soluzioni digitali (+34,3%), Artificial Intelligence e Machine Learning (+26,4%), e-commerce (+29,1%), mobile app (+24,5%) .  Leggermente inferiori alla media complessiva, ma sempre con tassi a doppia cifra, le dinamiche delle registrazioni delle imprese attive in ambito automation (+20,8%), cloud (+20,4%), big data e data science (+16,9%) e social science (+14,5%).

Pochi brevetti, in calo il personale altamente qualificato

A caratterizzare il settore c’è inoltre una bassa presenza di attività brevettuale malgrado i progressi negli ultimi anni nella regolamentazione e nell’erogazione di maggiori incentivi. Sono 1.328 le S&Pmii Ict registrate a inizio aprile 2022 che sono depositarie o licenziatarie di privativa industriale o titolari di software registrato per una crescita del 21,6% rispetto alle 1320 di inizio marzo 2021. Rappresentano una quota del 16,3% del totale S&PMII ICT, ovvero la stessa quota dello scorso anno.  In 2.046 casi (25,0% delle S&PMII ICT registrate) si rileva la presenza di un team composto da personale altamente qualificato, in calo rispetto al passato dove a inizio marzo 2021 era il 26,6%. L’attività brevettuale si concentra ulteriormente nel nord-ovest con una quota del 36,75% delle imprese (35,85% a marzo 2021), a spese principalmente del nord-est la cui quota scende al 22,44% (era 24,06% un anno fa). Anche se in miglioramento resta ancora troppo poco diffusa l’attività brevettuale tra le aziende del centro e del sud & isole.

Cresce la spesa in ricerca e sviluppo

Sono 6.063 ovvero il 74% del loro totale, le S&PMII ICT con un livello significativo di intensità di spesa R&S. Sono 4 volte e mezzo di più delle S&PMII ICT con brevetti e quasi 3 volte di più delle S&PMII ICT con una quota rilevante di forza lavoro con titoli.  La diffusione elevata è anche dovuta alla definizione di spesa R&S intesa in un’accezione più estesa rispetto al R&S in senso stretto. Anche qui quasi speculare la distribuzione territoriale: si rileva una maggiore presenza al centro e al sud&isole rispetto al nord-est, ma la concentrazione maggiore resta nel nord-ovest. Cambiano le dinamiche evidenziate dal confronto temporale, con una sostanziale stabilità della concentrazione a nord-ovest (da 37,18% a 37,04%), un calo della quota di S&PMII ICT con R&S a nord est da 17,71% a 16,69% e invece un aumento da 22,18 a 22,96% al centro e da 22,92% a 23,31% nel sud e isole. Resta invece sostanzialmente stabile la presenza per fascia dimensionale.

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