LO STUDIO

Digital transformation, team legali centrali per i business model data-driven

La ricerca di Osborne-Clarke ed Ecla: solo il 36% delle aziende ha messo a punto piani sull’utilizzo e l’analisi dei dati. E il contributo degli esperti in regolamentazione è fondamentale per elaborare le strategie migliori

17 Giu 2022
Shot of Corridor in Working Data Center Full of Rack Servers and Supercomputers with Blue Neon Visualization Projection of Data Transmission Through High Speed Internet.
Shot of Corridor in Working Data Center Full of Rack Servers and Supercomputers with Blue Neon Visualization Projection of Data Transmission Through High Speed Internet.

Il contributo dei team legali interni alle aziende è sempre più centrale nel processo di definizione delle data-strategy aziendali. E’ questa la conclusione a cui giunge lo studio ai “Data-driven business models: The role of legal teams in delivering success”, realizzato dalla low firm internazionale Osborne Clarke insieme ad Ecla, l’organizzazione non governativa che riunisce associazioni di avvocati d’impresa e consulenti legali. Lo studio è stato realizzato interpellando sul tema più di 400 general counsel in tutta Europa, prendendo in considerazione aziende differenziate per dimensioni e settori verticali.

Dalla ricerca, in sintesi, emerge che se da un lato l’innovazione digitale – e con essa il crescente utilizzo dei dati – sta radicalmente cambiando il modo di fare impresa, dall’altro l’Unione europea è fortemente impegnata nello stabilire i principi guida per la regolamentazione dei modelli emergenti, contribuendo attivamente a plasmare lo sviluppo dell’ecosistema europeo dei dati. Un esempio tangibile è i questo senso il Data Act, una delle numerose normative in discussione che produrrà sostanziali modifiche nell’accesso e nell’utilizzo dei dati e con cui le aziende dovranno misurarsi.

Quasi due terzi delle aziende europee, secondo i risultati della survey, offre prodotti o servizi data-driven, mentre il 26% pianifica di farlo prossimamente e solo il 36% dispone di una strategia sui dati. Questi ultimi derivano per l’82% da dataset forniti dai clienti e nel 64% dei casi sono dati già presenti in un database interno trattati per nuove finalità. Inoltre, il 42,5% delle aziende sta sviluppando o pianificando prodotti o servizi data-driven in collaborazione con terze parti commerciali. In questo contesto, secondo i due terzi del campione, il quadro giuridico e normativo sui dati è il principale ostacolo all’implementazione di modelli di business data-driven, il 63% afferma che è poco chiaro e solo l’11% che è ben strutturato.

Queste evidenze rendono chiaro il fatto che le aziende si trovino nella necessità di porsi interrogativi sul modello di business adottato, sulle opportunità che potrebbero emergere da un utilizzo più strategico dei dati e sulla funzione dei team legali interni, il cui contributo appare sempre più centrale nel processo di definizione della data-strategy.

Nello specifico, dallo studio emerge che tra le principali difficoltà per implementare un business model data-driven gli intervistati evidenziano nel 67% dei casi le implicazioni legali e normative, nel 3%% l’accesso a dati esterni, nel 38% la cybersecurity, nel 32% un basso grado di interazione di strutture e processi interni all’azienda e nel 36% la mancanza di esperienza e competenza.

Quanto all’adozione di una data strategy, come dicevamo, il 36% del campione ne ha già messa a punto una, il 47% considera prioritariamente gli aspetti etici  reputazionali dell’utilizzo dei dati e il 40% utilizza modelli contrattuali che vanno oltre la compliance in materia di protezione dei dati.

Se si considera poi l’origine dei dati, il 70% del campione li raccoglie nel corso delle proprie attività per finalità predefinite, il 32% acquisisce dataset da terzi, il 64% di basa su dati già presenti in un database interno, trattandoli per nuove finalità, il 32% utilizza dati derivanti da vincoli contrattuali o normative, l’82% usa dati forniti dai clienti e il 19% si serve di dati raccolti tramite social media o Api. Inoltre il 36% usa dati provenienti da fonti pubblicamente disponibili e il 16% da attività di web-scraping.

Ma per quali finalità vengono raccolte queste informazioni? Nel 60% dei casi,m secondo la ricerca, per estendere o migliorare i propri prodotti o servizi, nel 77% dei casi per migliorare le attività e i processi, nel35% per offrire nuovi prodotti o servizi, nel 33% per adottare processi decisionali basati sui dati.

Alla luce di questi risultati lo studio evidenzia i quattro modi principali in cui i team legali possono contribuire al successo dei modelli di business data-driven: nella fase di definizione della data strategy e governance, sin dalla fase di progettazione del modello di business, pro-attivamente attraverso un utilizzo strategico della compliance o infine pro-attivamente, identificando nuove opportunità legate agli sviluppi normativi.

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